Tirare i remi in barca e aspettare che passi la tempesta funziona con le crisi finanziarie. Ma non con quella che ci aspetta, che è sistemica e mette in discussione il lato oscuro della globalizzazione. Per affrontarla, bisogna sapersi inventare il nuovo

* Luca Nichetto, industrial designer. Il suo studio ha sede a Stoccolma e a Venezia

Si parla molto delle grandi opportunità che avrà il design nel momento della post-pandemia perché è innegabile che molto dovrà essere riprogettato. Divisori, partizioni e tutte le modalità in cui avviene la nuova quotidianità andranno pensate da chi ha un occhio di riguardo non solo per la funzione ma soprattutto per l’esperienza emotiva delle persone. Nessuno vuole vivere in un mondo che ci fa sembrare prigionieri di un enorme ospedale.

Ripensare il modo di produrre e vendere il design

Ma la vera grande opportunità per il design non è questa ma quella, più profonda ma anche complessa, della trasformazione dell’intero sistema. Cioè la portata di innovazione che sarà necessaria per ripensare il modo di produrre e vendere il design.

Il punto di partenza è dobbiamo aspettarci una grande crisi. Abbiamo ancora tutti in mente quella iniziata nel 2008, ma ripensare a quello che è stato fatto non ci aiuterà. Quella, infatti, era una crisi di natura finanziaria mentre quella che stiamo vivendo è sistemica perché si inserisce in un’altra già in atto da tempo, quella climatica.

Nel 2008 l’unica opzione per salvarsi era tirare i remi in barca e aspettare che la tempesta passasse. Farlo oggi, però, sarebbe un atto suicida perché le problematiche relative al clima e le contraddizioni della globalizzazione (diventate drammaticamente evidenti durante la pandemia) non si risolveranno da sole.

Niente passerà senza il nostro contributo. È una considerazione che può spaventare oppure aprire un mondo perché essere radicali e affrontare le tematiche sul tavolo è oggi l’unica soluzione possibile per arrivare dall’altra parte sani e salvi. Che significa inventare il nuovo: un nuovo che sia rilevante e sostenibile nel lungo termine. Al contrario di quanto è accaduto nel 2008, sarà la capacità di innovare dal profondo che determinerà chi si salverà e chi no.

Avremo una crisi del low cost?

Credo per esempio che cambierà il modo di acquistare. I prodotti low cost potrebbero non esistere più perché chi li produce si basa su una catena produttiva globale fatta di piccoli fornitori che fanno piccoli pezzi. Durante la pandemia, la catena si è interrotta e tanti non sono sopravvissuti alla chiusura. Si potrà riattivare? Quando? E ne vale davvero la pena o è meglio, guardando al lungo termine e al tema della sostenibilità, usare l’opportunità per pensare a modi alternativi di produrre e vendere?

A questa potenziale crisi della produzione globale low cost si aggiungerà la nuova coscienza del valore delle nostre case. Passarci un’enorme quantità di tempo ci ha senz’altro fatto coglierne l'importanza ed ora il momento di insistere sul valore delle cose di qualità e sulla durabilità contro il low cost e usa-e-getta.

Slow vs fast, come è stato con il food?

La post-pandemia potrebbe quindi essere il momento della vittoria dello Slow contro il Fast. Così come l’abbuffata della cultura del fast food ci ha regalato slow food, così la pandemia unita alla crisi climatica potrebbe accelerare la nascita di un nuovo modello industriale. Perché dire Slow qui significa aspettarsi la fine del lato oscuro della globalizzazione: delle de-localizzazioni per abbattere i prezzi, dello sfruttamento del lavoro senza diritti, delle produzioni low cost da gettare dopo una stagione. E la ricerca di soluzioni per rendere economicamente sostenibili modelli virtuosi ma che finora facevano fatica a sopravvivere: quelli delle produzioni locali, votate alla qualità della manifattura e alla ricerca.

Partecipare a questa rivoluzione è la vera grande sfida per chi fa design oggi.

 

 

Le foto sono tratte dal libro ‘Materialising Colour. Journeys with Giulio Ridolfo’, edito da Phaidon lo scorso maggio: un affascinante viaggio nel mondo del colore e dei tessuti visto attraverso gli occhi di Giulio Ridolfo, colour master di Kvadrat. Photo Credit: Courtesy e Copyright Howard Sooley.