Il colorato – e tribale – progetto fotografico di Bruno Cattani racconta una religione che si manifesta con rituali e danze. Una tradizione culturale legata alla memoria degli antenati e ricca di simbolismi, riti ancestrali e significati nascosti. Sfatando la credenza che si tratti di magia nera

In Togo Benin, in Africa occidentale, la religione più diffusa è il voodoo. Tramandata di generazione in generazione dagli antenati è parte integrante della cultura tradizionale della popolazione. Non ha niente a che vedere con la magia nera, come erroneamente si potrebbe pensare. Con i suoi simboli e segreti ancestrali, il voodoo assume forme diverse da regione a regione, manifestandosi con rituali e danze che non hanno mai un fine malevolo, al contrario possono avere scopi educativi e promuovere atteggiamenti morali.

 

Nel progetto fotografico – in divenire – realizzato da Buono Cattani, i colori accesi si fondono in una vivace coreografia, pregna di significati profondi e nascosti.

Ogni immagine mostra l’anima del soggetto ed è come se ne custodisse la preghiera. Alcuni ritratti sono incorniciati con tessuti locali in un rimando di forme e colori, enfatizzandone il legame con la memoria delle origini. Maschere colorate ed elaborati travestimenti si mischiano così a scene di vita quotidiana, intensi ritratti si alternano a bancarelle colme di teste di animali, pietre, corna e radici. 

Nell’immaginario occidentale il Voodoo evoca una fascinazione tribale dai riti ancestrali che intriga e spaventa al contempo” racconta il fotografo Bruno CattaniLa ricerca di un’Africa autentica e densa ancora delle sue origini primordiali mi ha portato a ricercare le tracce della religione più antica della Terra, in Togo e Benin, due stati poco conosciuti dal turismo paesaggistico e naturalistico ma ricchi di gruppi tribali che conservano ancora l’eredità dei loro antenati.

Secondo i togolesi il Voodoo ha origine insieme alla Creazione e accompagna l’evoluzione dell’uomo sin dalle sue origini. Per l’esattezza si sviluppa lungo il fiume Mono, il confine naturale tra Togo e Benin, e si basa sulla venerazione della natura e degli antenati credendo fermamente nella coesistenza tra i vivi e i morti. Il mondo dei morti è sovrapposto a quello dei vivi ed è possibile accedervi per mezzo di spiriti, maschere, feticci, rituali e intermediari di vario tipo che costituiscono il legame con la divinità. Il Voodoo può quindi essere condensato in un messaggero dell’invisibile per mezzo del quale l’uomo può mettersi in contatto con Dio, Mahou, e le sue innumerevoli divinità, o voodoos quali la terra, l’acqua, la giustizia, la guarigione e molti altri.

I voodoos sono spiriti creati da Dio con il compito di prendersi cura delle vicissitudini degli esseri umani, ognuno interviene per una particolare sfera dell’esperienza umana grazie all’intercessione dei sacerdoti accompagnati dai loro specifici rituali collettivi” prosegue Cattani. La vita quotidiana di queste popolazioni è profondamente intrisa di gesti, amuleti, azioni, danze, sacrifici e rituali che richiamano il loro legame con il voodoo. La loro pelle è segnata dall’appartenenza tribale, i loro indumenti raffigurano simboli e codici religiosi, le loro case sono protette da statue e feticci, la loro vita comunitaria ruota attorno ai rituali, la loro salute fisica dipende dai rimedi che i sacerdoti gli indicano e il timore verso ciò che è giusto o sbagliato guida le loro azioni. Alcuni individui hanno il dono della trance attraverso la quale gli spiriti possono rivelarsi ed esprimersi e sono capaci di predire il futuro. Molti stati di trance o molte maschere, come le Ghelede, hanno funzioni educative e promuovono atteggiamenti morali. Così come alcuni feticci sono in grado di trasferire dolorose punizioni a chi si è comportato male o ha agito scorrettamente.

Non dimenticherò mai l’emozione che ho provato la prima volta che ho visto una maschera Egun. Eravamo in un piccolo villaggio nel cuore del Benin, il caldo umido era asfissiante, l’eccitazione e la curiosità mi avevano creato una certa ansia, ad un tratto una figura colorata e scintillante è apparsa illuminata da una luce potente come solo il sole africano sa essere. È stato veramente difficile concentrarmi e cominciare a scattare, tanto era il fascino che ho subito da queste maschere rituali.

Secondo la credenza voodoo queste maschere sono animate dagli spiriti degli antenati che grazie a questi corpi transitori possono comunicare con le loro famiglie dispensando consigli e guida. Io da buon fotografo, maniaco dell’estetica, mi sono avvicinato per sistemare un lembo del vestito e mi è stato gentilmente ricordato che gli spiriti non si toccano, può essere fatale!

Questo legame con la memoria degli antenati ha suscitato in me il desiderio di immergermi in questo mondo e mi ha permesso di aggiungere una tappa al mio lungo percorso artistico. Per questo ho deciso di accompagnare i ritratti fotografici ai tessuti locali, così ricchi di forme e colori simbolici che rafforzano una storia che ha origine con la genesi del mondo” conclude Bruno Cattani.

In questo video Bruno Cattani racconta il suo progetto fotografico. Ma non solo.