Focus Venezia. In attesa della 17ma Mostra Internazionale di Architettura della Biennale, posticipata al 2021 e in progress, riprendiamo che cosa ci aveva detto, in esclusiva, il suo curatore Hashim Sarkis sul tema oggi più che mai attuale del come vivremo insieme?

Ci aveva raccontato la sua idea di Biennale di Architettura 2020 lo scorso febbraio in una conferenza stampa già a porte chiuse, ma prima che si conclamasse la pandemia. Ora che la 17ma edizione è stata ufficialmente rinviata al 2021 (dal 22 maggio al 21 novembre), anche se non siamo riusciti a raggiungere il suo curatore, Hashim Sarkis, architetto e ricercatore di origine libanese, preside della School of Architecture and Planning al Massachusetts Institute of Technology (MIT), le risposte a un'intervista che lui ci aveva dato allora, in esclusiva, restano illuminanti per comprendere la rotta e a che cosa servirà questo ulteriore anno di preparazione e riflessione. Anche se non sappiamo se cambierà qualcosa nell'impostazione e nel concept espositivo della mostra, una cosa è certa: How will we live together?, il suo titolo che è volutamente una domanda aperta, è diventato una cassa di risonanza planetaria con la pandemia correlata al Covid-19, acquisendo un valore sociale, politico e spaziale ancora più imprescindibile.

“Non tutte le 'città' incoraggiano forme ideali di vita collettiva, e non possiamo accontentarci di un modello o di un contratto desueto per progettare spazi che accolgano la domanda sempre più pressante di convivenza”, ci aveva detto Sarkis. “La città non è un singolare. C'è una scala across border, 'oltre i confini', così l'abbiamo denominata, che la città stessa ha creato. Ho letto da qualche parte che un antropologo storico aveva scoperto, analizzando epoche antiche di vita dell'umanità, molti esempi di clusters riconducibili a grandi gruppi di case ad alta densità, ma non li ha mai considerati aderenti a un'idea di città, fino a quando queste case non hanno iniziato a condividere i muri. Trovo che questa sia una delle definizioni più belle e accurate di città. Non è sufficiente vivere uno accanto all'altro. Dobbiamo condividere. Non credo che la realtà digitale sostituirà quella analogica. Ceci ne tuera pas cela! (Questo non lo ucciderà!)”, continuava.

“La dimensione smaterializzata espanderà le possibilità di quella fisica, la renderà più preziosa e completa. Certo, l'architettura è chiamata a fornire soluzioni migliorative e bellezza con gli strumenti del proprio tempo. È la sua vocazione. Ma ci aiuta anche a immaginare ciò che non è ancora possibile. Il possibile e l'impossibile: è questo il mix che la rende così unica come forma di espressione. Come curatore”, concludeva, “non mi interessa imporre il mio punto di vista o uno specifico, ma aspiro a creare dialoghi, contradditori e dibattito tra i differenti messaggi. In questo senso, conto molto sulla credibilità di un'istituzione così antica, consolidata e autorevole sul palcoscenico della cultura internazionale come la Biennale di Venezia, per poter esplorare un approccio proattivo alla pratica dell'architettura. Vogliamo raggiungere il pubblico più ampio e interagire con una comunità formata da individui diventati più consapevoli di quello che sta succedendo intorno a noi”.

Già. Oggi la domanda di condivisione, inclusione, integrazione, uguaglianza, sostenibilità e di sicurezza sanitaria, nel modo di vivere le nostre case e città, lavorare, relazionarci e viaggiare, è diventata ancora più urgente. Quel quesito antico e recente, al quale da Aristotele in poi ogni generazione ha cercato risposte differenti, impegnerà ancora più a fondo gli architetti del nostro tempo tecnologico, provenienti da tutto il mondo, a trovare soluzioni adeguate in tema di spazi nei quali vivere generosamente insieme. D'altronde è risaputo che esistono molti tipi di città, geografie climatiche e ambientali e scale territoriali, macro e micro, metropoli e borghi, con cui si relazionano esseri umani, single e nuove famiglie, la comunità nella sua accezione più ampia. Sono moltitudini. Non tutte coltivano pratiche virtuose di resilienza, di rigenerazione e di superamento di fratture interne. In molte aree del mondo sono in corso fenomeni di grande cambiamento che necessitano di radicali revisioni delle condizioni abitative, per correggere storture e valorizzare risorse. Una macchina da resettare, da cima a fondo, insomma.

Quali sono gli strumenti che possono offrire una messa a punto per una 'rinascita' e una 'ripartenza' senza altri dolorosi strappi in questo complesso quadro? La lente della mostra che si svolgerà l'anno prossimo, già nel suo manifesto programmatico, era puntata verso un vasto impegno transdisciplinare, che è anche culturale e politico e che coinvolge, oltre agli architetti (“affabili convener e custodi del contratto spaziale”), altri gruppi di lavoro (artisti, costruttori, artigiani, ma anche politici, giornalisti, sociologi e cittadini comuni). Senza dimenticare le università, che rappresentano le fondamentali stazioni di servizio, nella ricerca di nuove modalità del vivere insieme. La convergenza di ruoli, in questi tempi nebulosi, può incentivare con maggiore forza la proposta di alternative contro un immobilismo che deriva dall'insicurezza del chiedersi “Che cosa succederebbe se..?”. Infatti, che cosa succederebbe se ci fosse un altro spietato messaggero come è stato il Coronavirus di uno stato d'emergenza e fragilità perenni? Ci troverebbe pronti? Il punto è proprio questo. La città tra utopie e realtà.

L'isolamento e il distanziamento sociale a cui siamo stati costretti durante la fase dell'emergenza hanno modificato la percezione degli spazi (pubblici e privati) e la loro relazione, anche psicologica, con chi li utilizza. Considerato che una civiltà ha una sua identità in rapporto ai progetti che riesce a elaborare e che viviamo in un'epoca di sfide ambientali, ci auguriamo che la Biennale di Sarkis possa essere ancora di più una chiamata alla consapevolezza, nella ricerca di risposte circolari e modalità differenti di relazione, tra proposte concrete, connessioni e riflessioni. Buon lavoro!