Il numero di Interni di Gennaio/Febbraio è in edicola

Comunicare. Mai come oggi questa parola ha assunto un significato così denso. La pandemia e la distanza sociale ci hanno costretto a reinventare il modo di condividere pensieri e progetti, sperimentando tutte le possibilità della comunicazione digitale. Ma ci hanno anche fatto constatare quanto sia importante il contatto fisico, diretto, per trasferire l'enorme bagaglio valoriale da cui prendono forma i prodotti del design italiano.

Ci troviamo dunque a un importante punto di svolta, in cui è necessario ripensare l'essenza stessa dell'atto del comunicare, ovvero i suoi contenuti. Che quando hanno a che fare con il progetto devono sì emozionare, ma soprattutto raccontare una storia di identità, cultura e valori. Per questo motivo abbiamo voluto dedicare il numero di gennaio-febbraio al tema della comunicazione.

Lo abbiamo fatto interpellando tutti gli attori della filiera della creatività: alle aziende abbiamo chiesto in quale modo il mix digitale-reale ha cambiato il modo di rappresentarsi ai loro stakeholder; ai professionisti della comunicazione abbiamo chiesto un parere sulla trasformazione in atto. Il quadro che emerge dalla nostra inchiesta è denso e stimolante: siamo all'anno zero dell'era phygital, che, seppur con tutte le difficoltà di questo particolare momento, ci porterà a sperimentare, ad abbattere i confini, a creare nuovi modelli di racconto del nostro storico saper fare.

Ed è sempre l'idea di un progetto che comunica e interagisce a fare da trait d'union alle architetture presentate in questo numero. Trasversali per temi e approcci, hanno tutte il merito di far parlare i luoghi in cui si inseriscono e di creare inconsuete relazioni al loro interno. Che siano le piccole case costruite con gli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia nel Sudtirolo, il buen retiro in Sicilia che trascrive l'iconografia tradizionale in modo innovativo, la 'piazza privata'  di Milano che si proietta come una loggia verso la città, piuttosto che il resort che diventa il racconto delle manifatture di Creta, fino alla torre di Taichung che rafforza il senso di appartenenza e identità sociale dei residenti, il progetto è frutto di una visione che genera innanzitutto comportamenti, tra trasposizioni tecniche molto sofisticate e grande sapienza artigianale.