In un momento complicato che ha enfatizzato l’importanza di Internet nel farsi media privilegiato della cultura, Cristina Morozzi, con Patrizia Scarzella e Virginio Briatore, esprime il suo pensiero sul MuDeFri che con i suoi percorsi espositivi online dedicati al design friulano ha saputo intrecciare storia, territorio e digitale in una sola realtà. Virtuale

In Italia, come nel resto del mondo, si assiste a un proliferare di spazi espositivi on line, mostre e tour virtuali che danno a tutti la possibilità di fruire di iniziative culturali che, solo fino a qualche mese fa, nessuno avrebbe mai pensato di poter visitare dal divano di casa.

Raccogliere e divulgare, selezionare  conservare e narrare. Mai come oggi comprendiamo – e apprezziamo – il ruolo di Internet nel farsi media privilegiato del bisogno di cultura declinata nei suoi diversi ambiti. E se ora è diventata una pratica comune, diffusa tra numerose realtà, il MuDeFri - Museo Virtuale del Design del Friuli Venezia Giulia, con il suo sistema di mostre ideato ah hoc e ed esclusivamente per il web, è stato anticipatore di questa tendenza, dando voce – una ‘voce digitale’ – a un design radicato nel territorio e nella storia, osservato con la lente di una curatela sapiente e scrupolosa.

La cultura e le informazioni sono valori che né gli anni né le epidemie logorano e che nel tempo accrescono la loro importanza” racconta Cristina Morozzi, una delle penne più sofisticate e appassionate del design internazionale. “Come l’albero che vive e cresce se ha radici sane in un buon terreno, anche il design si evolve, cresce e si diffonde se ha cura della sua memoria che lo sostanzia”.

“Nel periodo di lockdown trascorso in casa, l'attenzione di tutti si è concentrata sui dettagli degli oggetti, utili o inutili, che popolano il nostro spazio abitativo; su quelli che funzionano e su quelli, tanti, che invece non vanno bene” spiega Patrizia Scarzella, architetto, docente, scrittrice e curatrice. “Occorre portare la cultura della bellezza nella quotidianità, far conoscere la qualità del progetto alla base dei prodotti che migliorano la nostra vita. E così realtà come il MuDeFri, diffondendo pillole di conoscenza, contribuiscono a rendere le persone più consapevoli nell’apprezzamento del bello”.

Il design si evolve, cresce e si diffonde se ha cura della sua memoria che lo sostanzia"
Occorre portare la cultura della bellezza nella quotidianità"

“Grazie alla ‘tragica novità’ del 2020 abbiamo capito alcune cose” racconta Virginio Briatore, critico, filosofo e scrittore raffinato “Ad esempio quanto sia bello poter accedere alle opere d’arte di importanti musei senza uscire dalla propria abitazione. Momenti di conoscenza e consolazione nell’angustia dello spazio e nell’incertezza del domani. Nell’arco delle 24 ore, delle settimane e dei mesi sono però altri strumenti a darci la forza e la gioia del vivere. Sono il cucchiaio e la caffettiera, la poltrona confortevole per leggere, l’abat jour che fa luce e compagnia, quella sedia comoda sia per sedersi alla tavola sia per stare davanti al computer. Mai amato così tanto il divano, luogo del giorno e di certe notti, anfiteatro di musica e cinema. Senza dimenticare la forbice, il cacciavite e quella vecchia paletta scacciamosche. Ancora più utili ci sono parsi, ora che finalmente abbiamo trovato il tempo di osservarli, la dove dormivano da anni, l’inutile vaso di Murano con i suoi riflessi di luce, l’inutile piatto di ceramica decorato con cervi e pavoni, l’inutile orologio da tavolo in legno e quel portacenere di latta sottratto in gioventù a un dehors parigino.

“Di questo si occupa il MuDeFri” conclude Briatore “una piccola realtà museale, che unisce la storia e il digitale, il territorio e l’antropologia. Il Museo del Design del Friuli Venezia Giulia è l’affresco degli oggetti quotidiani, il ritratto di una società nello spazio e nel tempo, il romanzo di innumerevoli vite passate, presenti e future”.

Il MuDeFri è il romanzo di innumerevoli vite passate, presenti e future"