Il graphic designer, creatore di I Love NY si è spento lo scorso venerdì nella sua Manhattan all'età di 91 anni. Interni – per cui ha anche progettato una copertina nel 1995 – lo ricorda attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto

I love New York è il logo che racconta New York nel mondo. Un cuore e tre lettere: simboli che varcano i confini di lingua, genere, popolo e religione. Un messaggio universale d’amore verso una città che ha cambiato il nostro modo di promuovere, raccontare e vivere le metropoli in tutto il mondo.

Milton Glaser è l'artista che lo ha creato, pro-bono e su richiesta del Dipartimento dello Stato di New York, abbozzandolo durante un viaggio in taxi nel 1977. Nemmeno Woody Allen avrebbe potuto inventarsi una storia più newyorkese di questa. Perché dietro I love NY c’è prima di tutto la generosità di un uomo che vuole sostenere la sua città in un momento di grande difficoltà (siamo nell’era della criminalità e della recessione economica per New York). E che decide di farlo parlando con il cuore. Nessuna riunione strategica, nessun brief condiviso, nessuna presentazione ai piani alti. Solo un messaggio chiaro, emozionale, sincero, raccontato con un linguaggio che mescola il rigore della grafica con l’emozione del disegno: e che per questo diventa universale ed eterno. (L’amore di Milton Glaser per New York è stato recentemente riconfermato da un cortometraggio realizzato a marzo e presentato al Tribeca Film Festival in cui il Maestro racconta la capacità di New York di sopravvivere e trasformarsi in tutte le sue fasi, inclusa quella che stiamo vivendo).

Ma la carriera di Milton Glaser non va valutata solo per questo gesto, per potente che sia. Il suo grande contributo alla storia della grafica, infatti, è stata la creazione di una perfetta contaminazione tra cultura pittorica e tipografica. In un’era in cui la grafica era caratterizzata dal “fronte svizzero” post Bauhaus – tutto razionalità e rigore –  Glaser ha inventato e diffuso nel mondo un linguaggio nuovo, ancora attuale.

Diceva, per esempio di dovere molto a Giorgio Morandi, che conobbe in Italia da giovane. Da lui, Glaser imparò a trasformare in modo semplice quello che gli stava intorno e ogni gesto o oggetto in un’esperienza.

E dall’arte italiana in generale – soprattutto dal Rinascimento – il desiderio di rappresentare un soggetto componendo, sovrapponendo, intersecando luci e ombre fino a farlo diventare iconico (è Piero della Francesca l’artista di riferimento per la composizione del manifesto della Valentine di Ettore Sottsass per Olivetti, 1970). Nell’arte Glaser si muove con agilità, passando dai classici ai contemporanei e attingendo da tutti un’essenza di pensiero che poi trasforma in grafiche contemporanee: la Silhouette di Bob Dylan del 1966, per esempio, è un chiaro richiamo all’autoritratto di Duchamp.

Questo quindi il suo contributo storico. Ma per capire chi era Milton Glaser dietro le migliaia di parole scritte in questi giorni – molte delle quali standardizzate – abbiamo deciso di far parlare chi lo conosceva. Ecco quello che ci hanno raccontato.

Judi Harvest, artista newyorkese e amica di Glaser e della moglie Shirley, intervistata la scorsa settimana per Interni.

“C'è così tanto che potrei dire di Milton e del suo cuore gentile e generoso e del suo voluttuoso senso del tempo. È stato un grande insegnante e io ho studiato con lui. Abbiamo perso un tesoro internazionale, non solo un designer o un artista, una persona che ha cambiato il modo in cui vediamo il mondo e lo ha decisamente migliorato. Ovunque guardi, c'è qualcosa che ha toccato. Stasera a New York, dopo aver passato la serata con sua moglie Shirley, ho visto il teatro SVA che lui stesso ha progettato, ho visto gente che beveva birra Brooklyn Brewery (un logo che aveva creato) in un bar all'aperto. Dai poster di Bob Dylan ai piatti per Windows on the World al World Trade Center, al Museo Rubin, al recinto di un parco giochi scolastico, a New York abbiamo il privilegio di vedere e goderci ogni giorno il suo lavoro che ci espone a un'estetica intelligente e di qualità superiore”.

Armando Milani, graphic designer milanese formatosi a New York con Massimo Vignelli.

“Milton è stato un grandissimo designer e illustratore dotato di grande umanità e sense of humor. Il poster per Bob Dylan è un autentico capolavoro. Il simbolo “I love New York” è stato diffuso e copiato in tutto il mondo. Dice che se l’avesse registrato, ora sarebbe miliardario. Una sera, a una sua mostra personale, un uomo gli si avvicinò dicendogli che non gli piacevano i suoi poster. La sua pronta risposta fu: “E allora? Io detesto la sua cravatta!”.

Fulvio Caldarelli, designer, presidente del centro interdisciplinare di ricerca sul paesaggio contemporaneo e co-curatore dell'ultima Freedom Manifesto

Milton Glaser è stato il testimone dei cambiamenti politici, sociali ed economici del suo tempo, riuscendo a narrare con una nuova poetica tutto ciò che doveva essere percepito come cambiamento. Con il suo lavoro è riuscito a interpretare i cambiamenti della città di New York e questa scoperta è riuscito a metterla in pratica attraverso l'Arte, intesa come mestiere. Il Design si nutre d'Arte e lo mette in pratica attraverso un linguaggio originale. Milton è riuscito ad esprimere tutto ciò con un linguaggio originale e lo ha fatto attraverso il Poster, il paradigma di comunicazione per l'espressione di un rinnovamento. Glaser è stato l'antesignano della grafica libera da schemi, andando oltre un certo tipo di grafica “svizzera”. Glaser è riuscito a porsi in maniera nuova rispetto al “progetto degli affari” ossia il progetto economico, mettendo a disposizione la sua visione a servizio dell'Industria Editoriale, sempre tenendo fermo il concetto del diritto alla libertà di espressione.

L'immagine nel suo lavoro è sempre una magnifica sorpresa. I suoi aquiloni sono il simbolo del più alto concetto di libertà. In un parallelo con un altro pilastro della grafica, Massimo Vignelli, possiamo dire che è riuscito a liberare la tipografia attraverso gli strumenti del disegno e dell'arte, che lo ha sempre nutrito. Ha fatto suo il motto baudleriano dell'arte come domenica della vita

Mauro Porcini, Chief Designer Officer e SVP di Pepsico.

Milton Glaser è uno di quei designer che nell’arco della propria vita sono riusciti a sdoganare la grafica più raffinata ed innovativa rendendola accessibile alle masse, generando idee e immagini che hanno fatto la storia della pop culture americana e non solo”.