“Amiamo le cose che hanno radici profonde e siamo convinti che, in un mondo ormai saturo di oggetti, il prodotto sia prima di tutto un servizio”. A parlare sono i due imprenditori Matteo De Ponti (per oltre dieci anni brand manager di Driade) e Laura Macagno (appassionata d’arte e design), a cui si deve la creazione di un nuovo marchio del design italiano che ha debuttato in occasione dello scorso Salone del Mobile: Colé, un nome legato a un ricordo comune e che arriva dall’Argentina, terra natale della Macagno. Proprio i ricordi e, per estensione, la memoria rappresentano la chiave di lettura utile a decifrare i primi elementi della collezione: sedute, tavoli, contenitori, e guardaroba che nascono da una riflessione sui mobili del passato, riletti nel segno di una sottile contaminazione (di segni, materiali e culture) che permette di attualizzare, con levità e ironia, forme ormai consolidate. Firmata dagli studi Lorenz/Kaz (Catharina Lorenz e Steffen Kaz) e Aksu/Suardi (Sezgin Aksu e Silvia Suardi), oltre che dal laboratorio di progettazione interno Colé Design Lab, la prima collezione del brand si distingue anche per un’idea di sostenibilità che coincide con il km zero e con la possibilità di realizzare ogni parte del prodotto in un unico distretto, così da valorizzare le lavorazioni artigianali e semindustriali radicate nel territorio: “Siamo partiti pensando alle cose belle e comode che hanno superato la prova del tempo” spiegano De Ponti e Macagno “e abbiamo subito capito che un’altra parola chiave del nostro progetto non poteva che essere artigianalità”. La medesima leggerezza che contraddistingue l’intera serie è stata riservata anche sulla corporate: curata da Francesca De Ponti e Filippo Donisi, si basa su un gioco di sottrazione in cui pochi segni grafici – estrapolati da un’originaria forma organica e riquadrati a definire una sorta di segnapagina – raccontano un mondo fatto di forme pure e colore, in cui riveste un ruolo essenziale la relazione tra il pieno e il vuoto. (Andrea Pirruccio)