Nelle Twin Houses a Ekali in Grecia, il disegno prende forma attraverso la materia e la superficie, la contemporaneità si esprime attraverso la geometria e l’equilibrio proporzionale, il progetto racconta un modo di pensare, ma anche di vivere, in altezza

Le Twin Houses realizzate da Issaias Papaioannou a Ekali, in Grecia, nascono come intervento di riconversione di una grande casa suburbana degli anni 80 senza particolare pregio architettonico, anzi con alcuni richiami all’estetica postmoderna che non giustificavano una coerenza formale degna di nota.

L’intervento ha lavorato su alcuni fronti diversi ma integrati. Dal punto di vista strutturale, l’adeguamento del complesso alle normative antisismiche vigenti ha reso necessaria la costruzione di una nuova facciata in cemento armato autoportante, che avvolge e diventa tutt’uno con l’involucro esistente per fornire rigidità al sistema.

Dal punto di vista planimetrico-distributivo invece, le due residenze sono organizzate su tre livelli principali con un volume complessivo diviso di fatto in due parti uguali lungo l'asse nord-sud. Un diaframma evidente identificato da un setto rivestito in legno che penetra profondamente la composizione dall’esterno all’interno della stessa.

L’espressività formale è data dai dettagli, dalla matericità delle superfici, dai materiali utilizzati. Cemento, legno, vetro e metallo si esprimono per quello che sono senza mimetismi, ma al contrario lasciano che sia la loro essenza a diventare decoro per l’immagine delle residenze. I tagli e le prospettive generati dalle aperture nette e precise permettono la vista sul monte Parnitha, mentre le grandi aperture facilitano la continuità tra interno ed esterno, tra gli ambienti delle case, i terrazzi e i giardini pensili.

La composizione dei prospetti viene definita dai segni del calcestruzzo a vista, dalle venature uniche del legno, dalle linee parallele e ortogonali dei parapetti essenziali e delle finestre (serramenti OS265 zincato verniciato di Secco Sistemi) dalla tridimensionalità generata dai volumi in aggetto, dai riflessi generati dalle superfici vetrate che portano il paesaggio naturale nella descrizione dell’elemento artificiale. La linea obliqua della falda del tetto rompe l'ortogonalità e diventa tratto distintivo del progetto.