Che cosa significa progettare oggi una torre residenziale innovativa a Taichung, Taiwan, con relazioni, vedute, luci e oggetti che diventano soggetti dell'architettura e degli spazi interni? Secondo Antonio Citterio e Patricia Viel, vuol dire pensare non solo geometrie ma anche comportamenti

Già, il contesto è il medesimo, come lo sono la tipologia e il committente. Anche l’approccio è lo stesso, nel segno di quel total design (opera di sintesi, dall'architettura agli interior al prodotto) che lo studio Antonio Citterio Patricia Viel (ACPV) ha esportato nel mondo come emblema del più accurato, chiaro ed esatto made in Italy. Ma c'è un sostanziale quid che fa la differenza, azzerando il rischio della ripetizione, ne La Bella Vita. Così è stata battezzata dal cliente, in omaggio all'italianità, la più recente torre residenziale (o meglio un compound) progettata e realizzata dallo studio milanese a Taichung, sulla costa ovest dell'isola di Taiwan, nel 7° Distretto, a metà strada tra la City Hall e il nuovo National Taichung Theater di Toyo Ito, un cluster esclusivo e in forte sviluppo negli ultimi dieci anni, dove già dal 2018 svetta in altezza il Treasure Garden, precedente opera di ACPV. Ne parliamo con gli autori.


Antonio Citterio e Patricia Viel
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Antonio Citterio nel 1999 fonda con Patricia Viel “Antonio Citterio and Partners”. Lo studio opera a livello internazionale sviluppando programmi progettuali complessi, ad ogni scala ed in sinergia con un network qualificato di consulenze specialistiche. Antonio Citterio collabora attualmente, nel settore del disegno industriale, con aziende italiane e straniere quali Ansorg, Arclinea, Axor-Hansgrohe, B&B Italia, Flexform, Flos, Fusital, Hermès, Iittala, Kartell, Maxalto, Sanitec Group, Technogym e Vitra. Patricia Viel, francese, nata a Milano nel 1962, si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1987. Inizia la sua collaborazione con Antonio Citterio nel 1986. Dal 1999 è socia dello studio e responsabile dell’architettura. Partecipa come relatore a incontri di studio come esperta di una concezione di architettura ispirata a una forte integrazione tra progetto e paesaggio urbano. A settembre 2009 lo studio ha cambiato la propria denominazione sociale in“Antonio Citterio Patricia Viel and Partners”.

Che cosa crea innovazione nel disegno di una torre residenziale?

Antonio Citterio: L'innovazione parte dalla riflessione che nasce sempre prima del disegno esecutivo. La Bella Vita è un'opera interessante come tipologia sociale innanzitutto, perché si traduce nella proposta di una sorta di co-living all'interno di un compound, che rafforza il senso della condivisione e della comunità negli abitanti. La possibilità di avere nello stesso luogo dove c'è la tua abitazione degli spazi di grandissima qualità per lo sport e il wellness, per lo studio o per ricevere ospiti alla cena che viene preparata in cucine dedicate crea l'idea di piccolo villaggio, dove il senso di appartenenza e di identità diventa molto forte, soprattutto in chiave intergenerazionale. Per certi aspetti è la traslazione del valore dello spazio pubblico di un grande hotel all'interno di un building residenziale.

Quali sono le altre peculiarità distintive di La Bella Vita rispetto al grattacielo Treasure Garden da voi progettato e costruito nel 2018?

Patricia Viel: Sono differenti le domande alla base dei progetti e le problematiche, anche se gli edifici sono accostati nello spazio. Treasure Garden è una torre con un impianto relativamente classico declinato con un core centrale e due grandi unità abitative per piano. Un grattacielo di alto livello ma con una ratio di occupazione del suo lotto molto standard. La Bella Vita ha uno sviluppo dimensionale di 33 mila metri quadrati, molto più ampio, e insiste su un lotto leggermente arretrato rispetto alla via principale. La nostra invenzione è stata quella di scorporare, spaccare, disarticolare la massa complessiva in quattro torri che contengono le 168 unità abitative incolonnate una sopra l'altra intorno a un core centrale. Cercando un riferimento colto, il concept è quello esplorato da Le Corbusier nella Ville Verte (Città Verde), la sovrapposizione di volumi abitativi con tre lati esposti alla vista della natura e collegati da un cuore interno.

AC: La cosa estremamente significativa è che in questo caso il core, che è quasi sempre nascosto, è diventato l'elemento iconico, il landmark che segna l'edificio, dando un senso compiuto all'importanza riconosciuta agli spazi collettivi. Alto 128 metri si eleva rispetto alle quattro torri che collega, definendo nella sua pelle architettonica esagonale di color miele, ambrato con i riflessi della luce, una sorta di alveare che rafforza, esasperandola, la relazione con le fasce orizzontali di pietra che definiscono i terrazzi e la dimensione del verde in biofilia delle abitazioni.

È una tipologia architettonica innovativa in questa parte dell'Oriente?

PV: Non è assolutamente comune come morfologia. Pensiamo solo allo sviluppo dell'involucro. Questa stele, una facciata tridimensionale che sale di 4/5 piani rispetto alle torri che va a collegare creando l'effetto di un segnale, una lanterna urbana, ha rappresentato un investimento molto forte per il progetto. Rientra nella logica della capitalizzazione sugli spazi comuni e sulla loro qualità da parte di un committente che ne comprende il valore, un developer simile per certi versi ai nostri milanesi illuminati, che fa sviluppo immobiliare ed è anche orgogliosamente costruttore.

È lo stesso cliente dell'altro progetto?

AC: Si certo, Continental Development Corporation. Lavora con architetti internazionali di altissimo livello come Richard Meier. Per questo cliente abbiamo realizzato Treasure Garden e La Bella Vita a Taichung e ora siamo al quarto progetto in costruzione, mentre altri sono in progress a Taipei.

Dietro ogni progetto c'è un grande lavoro in team, sono all’opera esperienze e competenze specifiche. Saperle gestire, quando il prodotto e la situazione sono complesse, fa la differenza nel risultato."

Siete diventati uno studio di riferimento per Taiwan...

AC: Assolutamente sì, perché le nostre cose funzionano! Dietro ogni progetto c'è un grande lavoro in team, sono all’opera esperienze e competenze specifiche. Saperle gestire, quando il prodotto e la situazione sono complesse, fa la differenza nel risultato.

E chi segue i cantieri?

PV: C'è la nostra Chung Yi-Yang, la progettista di origine taiwanese che è con noi in studio a Milano da anni. E poi spesso vado anch'io a supervisionare i lavori con lo strutturista, il facciatista, il light designer. Le aziende locali fanno molta prototipazione su tutto. Dalla facciata riprodotta in scala 1:1 e testata con gli idranti alle cabine ascensori, fino alle finiture delle parti comuni. Sono tutti molto attenti a seguire le intenzioni del progettista.

Quali cambiamenti avete registrato da quando avete iniziato a lavorare qui?

PV: Non dimentichiamoci che il mondo di Taiwan non è comparabile a quello delle costruzioni cinesi. L'isola è stata invasa in passato dai giapponesi e questo si sente molto nella disciplina del costruire e nell'attenzione alla qualità complessiva del manufatto. Nello sviluppo dell'edificio privato c'è un senso di responsabilità molto forte rispetto all'impatto che questo genera nella città. Negli ultimi anni abbiamo visto un rapidissimo acculturamento generale del mondo del progetto. I nostri architetti locali insegnano all'università, in particolare chi si occupa degli involucri ha ormai raggiunto un livello di sofisticazione molto vicino a quello dei colleghi europei, in termini di competenza tecnica. In più loro hanno le risorse ed effettivamente una strategia di investimento molto meno speculativa che nel nostro mondo per una ragione molto semplice: qui c'è un fattore di moltiplicazione dell'investimento immobiliare ancora molto alto.

AC: Taiwan ha una grande possibilità di nuovo costruito. È una nazione giovane, dove non si sente il peso di una storia così vincolante come in Europa. Quello che noi stiamo facendo, come i colleghi che operano in queste città, i grandi studi di architettura di tutto il mondo, è di costruire il centro, l'urbano, con una sensibilità, un know-how, una qualità autoriale. Ci sono molte persone interessate a investire in questo paese ad alta tecnologia e cultura scientifica che richiamano tutta una serie di capitali. Taiwan sta vivendo un periodo straordinario: l'epoca d'oro di una terra in espansione.

La Bella Vita è un'opera interessante come tipologia sociale innanzitutto, perché si traduce nella proposta di una sorta di co-living all'interno di un compound, che rafforza il senso della condivisione e della comunità negli abitanti."

Un'ultima cosa: il nome dell'opera, perché La Bella Vita?

PV: L'hanno scelto loro, a dimostrazione dell'attenzione alla comunicazione complessiva del prodotto. Cercavano qualcosa di italiano che restituisse il valore del made in Italy e del sistema design Italia. Noi avevamo proposto di chiamarlo La Dolce Vita, che ha un significato globale nell'immaginario, ma loro si sono preoccupati di utilizzare una locuzione che gli appartenesse.

AC: Sì, però adesso basta parlare così bene dei taiwanesi, perché rischiamo di generare un po' troppo interesse nei competitor...

Progetto Antonio Citterio Patricia Viel (ACPV) - ACPV team Antonio Citterio, Patricia Viel, Claudio Raviolo, Chung Yi-Yang, Paolo Aranci, Massimo Frigerio, Slavko Milanovic, Antonio Paciolla - Foto Yuchen Zao, Studio MillSpace