Identità ceramica. Superfici e progetto architettonico. Le riflessioni dell'architetto Cino Zucchi, al Café della Stampa alla Fiera di Bologna, sul valore progettuale e ambientale delle facciate e sulla loro interazione con lo spazio circostante

E' stato un momento interessante, ricco di spunti di riflessione, condotto con la consueta verve, a tratti anche polemica, condito da gag e aneddoti personali, il talk presentato da Interni al Café della Stampa di Cersaie 2019 che ha visto protagonista l'architetto Cino Zucchi. Founder dello studio CZA - Cino Zucchi Architetti, Zucchi ha sempre avuto tra le caratteristiche distintive del suo progetto il tema dell'involucro, è da sempre un cultore della teoria del rivestimento espresso in una presenza fortemente materica. Attento nel comporre motivi di facciata strettamente relazionati alla distribuzione interna degli edifici e alla strategia urbana o del paesaggio, infuenzati da forometrie ripetute e sfalsate tra loro, diverse e identiche, ognuna contraddistinta da un materiale distintivo.

"La facciata è l'interfaccia che media tra le persone e la città. E' oggi una pelle sofisticata. Dalle facciate del secolo scorso si è passati a involucri caratterizzati da una tecnologia all'avanguardia, dal loden a una giacca tecnica di Salewa, facendo un paragone nel settore dell'abbigliamento", ha spiegato Zucchi.

Ecco quindi nei suoi progetti (gli interventi a Venezia alla Giudecca, le case al Portello e Porta Nuova a Milano, gli uffici Salewa a Bolzano, l' Headquarters Lavazza e l'ampliamento del Museo dell'Automobile a Torino, la sede del Gruppo M ad Assago, la Pedrali Automated Warehouse a Mornico al Serio (Bg), per citare i più noti) mattoni di più colori, intonaci, piastrelle, pannellature metalliche e vetri smaltati: materiali che compongono intarsi a bassorilievo, motivi tessili. E poi terrazze appese, logge, telai metallici, aperture, disallineamenti: una sequenza di alternative che sembrano voler racchiudere tanti edifici in un solo edificio.

"Se il Novecento è stato caratterizzato dall'espansione della città, il Terzo Millennio deve occuparsi della sua metamorfosi e trasformazione. Le facciate degli edifici vanno ripensate e trattate nella loro complessità, non come elementi autonomi o esercizi formali, ma come quinte abitate, vissute in grado di plasmare lo spazio pubblico", ha aggiunto Zucchi.

Si può avere anche nelle nostre città una nuova qualità ambientale, partendo da progetti e architetture consapevoli. Già dalla attenta cura nella definizione delle facciate e nelle finiture dei manufatti.