I prodotti iGuzzini illuminano Villa Borromeo D’Adda ad Arcore, su progetto dello studio Atelier(s) Alfonso Femia

Villa Borromeo D'Adda è un importante complesso monumentale situato ad Arcore, la cui struttura originale risale agli inizi del XVIII secolo. A partire dalla seconda metà del ‘700, la villa e il parco che la circonda sono stati oggetto di varie modifiche.

Il recente progetto di riqualificazione architettonica e trasformazione della villa in hub culturale è stato affidato, dopo un concorso indetto dal Comune, allo studio Atelier(s) Alfonso Femia.

Alfonso Femia ha realizzato un restauro conservativo, rinnovando e valorizzando gli ambienti disegnati nell’Ottocento da Emilio AlemagnaIl cuore dell'intervento è lo speciale legame tra la villa e il parco, connotato da rimandi visivi e suggestive percezioni.

Essendo un edificio vincolato, di cui bisognava mantenere intatto il valore storico, il progetto si è rivelato non semplice in tutti i suoi aspetti, compreso quello dello sviluppo di un nuovo sistema di illuminazione.

L’intervento illuminotecnico ha interessato gli ambienti esterni, lo scalone monumentale e le zone comuni, inserendo forme contemporanee che giocano sul contrasto con gli elementi preesistenti nella villa.

Per rispettare i limiti imposti dal restauro conservativo che richiedeva apparecchi non invasivi, sono stati utilizzati prodotti iGuzzini, come Underscore In Out, un elemento lineare, completamente integrato nell'architettura e in grado di soddisfare i requisiti minimi illuminotecnici richiesti per la zona degli ingressi e dei porticati. Nella versione a sospensione sono presenti anche in alcune stanze della villa e illuminano gli ambienti interni in maniera omogenea e diffusa.

Per valorizzare lo scalone monumentale si è invece optato per una composizione di apparecchi a sospensione Drop by Drop, disegnati dallo stesso Alfonso Femia, che installati singoli, a coppie o a grappolo, conferiscono movimento allo spazio.

Per le zone comuni è stato invece progettato un apparecchio speciale, che ha consentito di ovviare ai vincoli strutturali che impedivano l’uso di luci soffitto. È nato così un modulo minimale che caratterizza gli spazi con la sua tridimensionalità, creata dalla differenza di colori delle singole parti che lo compongono.