Volumnia - Stradone Farnese 33 - Piacenza - Fino al 6 gennaio 2021
Da martedì a domenica, dalle 15.00 alle 19.00 e su appuntamento
Ingresso libero

Volumnia, galleria d'arte e design che ha sede negli imponenti ambienti settecenteschi di una chiesa sconsacrata nel cuore di Piacenza, accoglie 120 opere di Giorgio Milani, tra quadri e sculture in gran parte inedite. La mostra, curata da Elena Pontiggia, è articolata in dieci sezioni che documentano i suoi cicli più importanti, dalle Torri di Gutenberg alle Babeli e ai Poetari Oriente Occidente, dalle Sublimazioni alle Sindoni di Gutenberg e ai Canti ad Ombre Rare.

La cifra espressiva dell’artista piacentino ruota attorno ad assemblaggi di caratteri mobili in legno per la stampa non più in uso che l’artista trova e raccoglie nei magazzini di vecchie tipografie e ricicla come materiali per l’arte. Sono caratteri che, idealmente, conservano la memoria di tutto quello che hanno stampato, la memoria di tutto il sapere umano.

Quei legni intagliati, diversi per forma e misura, e anche per materia ed epoca di produzione, vengono usati non più come strumenti per lasciare sulla pagina l’impronta di lettere o altri segni, ma per costruire dei lavori tridimensionali; sono opere che non presentano parole e immagini stampate, quanto parole e immagini fisicamente reali, da toccare, oltre che da vedere.

Come scrive Elena Pontiggia nell’introduzione al catalogo: “La scrittura di Milani, i suoi Poetari, non compongono un catalogo razionale o una schedatura scolastica, ma sono semmai il luogo dell'enigma, non perché svelano il mistero, ma perché rivelano che il mistero esiste. Lettere e segni sono raccolti in andamenti ortogonali, entro quadrati e rettangoli, in spazi ritmici e musicali, ma non si leggono ordinatamente e giudiziosamente. Provate a leggerli: non ci riuscirete, perché sono ermetici come le foglie della Sibilla. Sono un’enciclopedia di Babele, cioè dell’incomprensione”.

Accompagna la mostra un catalogo Gli Ori Editori Contemporanei, con testo di Elena Pontiggia e un’intervista di Matteo Galbiati a Giorgio Milani.

Photo Fausto Mazza