Il lavoro artistico della fotografa Giorgia Bellotti, in arte Giorgibel, è incentrato sull’autoritratto che utilizza per vedersi, cercarsi e guarirsi, senza mai svelare il suo viso. E l’ambiente – quello esterno dell’Appennino bolognese e quello interno fatto di dettagli quotidiani – diventa coprotagonista della scena. In bilico tra nascondersi e fondersi

La fotografia come indagine personale – intima, profonda ed emozionale. La fotografia come cura.

Cresciuta in un piccolo paese sull'Appennino bolognese, Giorgia Bellotti, in arte Giorgibel, ha un profondo legame con la sua terra, con le montagne, i boschi e i campi che la circondano. Da sfondo, i luoghi naturali, a tratti onirici – persino fiabeschi – sempre silenziosi e sospesi nel tempo, diventano coprotagonisti dei suoi lavori.

Incentrato sull’autoritratto, il suo lavoro artistico indaga la sua sfera emotiva. Giorgibel utilizza i suoi scatti per vedersi, cercarsi e guarirsi: per conoscersi, davvero, senza mai svelare il suo volto. Le sue fotografie, che siano nella natura o in ambito domestico, sono spontanee: rivelano una bellezza lieve e delicata, non cercata, ma colta in luoghi e situazioni semplici ma che si rivelano inaspettate.

“La scelta di celare il mio viso racchiude un desiderio intrinseco di cercare, tra le atmosfere che mi sono familiari, la mia nuova identità e di dare voce al bisogno di capire me stessa facendo ripartire tutto dal principio”, spiega Giorgibel in un'intervista. “Il forte legame con i meravigliosi luoghi del mio Appennino è lo strumento per veicolare il mio stato d’animo e l’ispirazione per esprimere le mie emozioni profonde”.

Quello di Giorgibel è un viaggio per ritrovare se stessa, fondendosi con l'ambiente in cui è cresciuta e che abita. Un viaggio intimo che diventa un viaggio creativo.

Un viaggio a contatto con la natura, in un dialogo così profondo che il verde sembra nasconderla, proteggerla, quasi a scomparire, in realtà ne enfatizza la presenza, che risulta sempre lieve, discreta, poetica.

Un viaggio fatto di gesti quotidiani in angoli domestici all'apparenza anonimi, senza una connotazione temporale riconoscibile, di cui ne diviene parte, come in una mimesi avvolgente, intrigante ma anche profondamente rassicurante.

Le fotografie di Giorgibel nascono da un viaggio, nei boschi, negli dettagli abitativi, tra luci e ombre, tra le radici e una nuova consapevolezza, ma soprattutto nell'inconscio. Un viaggio in cerca di una rinnovata identità, affidato al caso, in cui è l'istinto a portare alla luce elementi apparentemente insignificanti e proprio per questo d'impatto, visivo ed emotivo.

“Ogni azione è una tappa del mio viaggio per ritornare dove tutto è cominciato o finito, nel punto preciso della mia stessa trasformazione”, conclude Giorgia Bellotti.