Nella tradizione dell’architettura organica il nuovo building di Massimo Iosa Ghini a Miami. Sessantasei piani nel segno del lusso accessibile e della qualità italiana

Flatiron Brickell, progettato da Iosa Ghini Associati si trova in una delle zone più interessanti della città di Miami. Ci vuoi raccontare il senso di questo tuo importante progetto?

Brickell è il distretto finanziario della città che negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento grazie a un nuovo mall, il Brickell City Centre, molto frequentato (progettato da Arquitectonica ndr), e a un Metromover che collega il quartiere al resto della città e che denota una nuova attenzione, anche in USA, verso le infrastrutture pubbliche. La torre, che è tra le più alte a Miami, nasce con una funzione simbolica, un elemento verticale attrattivo e polarizzante, con una destinazione di tipo residenziale in un quartiere che accoglie prevalentemente uffici.


Massimo Iosa Ghini
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Iosa Ghini Associati ha sedi a Bologna e a Milano, dove lavorano architetti, ingegneri e designer di varie nazionalità. Fondata nel 1990, ha acquisito competenza nello sviluppo di progetti per grandi gruppi e developer che operano internazionalmente. L’evoluzione professionale della società matura nella progettazione di spazi architettonici commerciali e museali, progettazioni di aree e strutture dedicate al trasporto pubblico, nonché nel design di catene di negozi realizzate in tutto il mondo.

Flatiron esprime un preciso riferimento al grattacielo realizzato da Daniel Burnham nel 1902 a New York?

Certamente l’idea era che dopo un Flatiron New York sorgesse un Flatiron anche a Miami. Frontalmente il progetto si presenta come una prua, ma la sua forma triangolare ben visibile da altri punti di vista è un chiaro omaggio allo storico edificio di New York.

Quando descrivi la torre di Brickell parli di lusso raggiungibile. Cosa intendi esattamente?

L’edificio propone diverse soluzioni residenziali: dai 60/70 metri quadrati dei piani inferiori ai 700 e oltre delle penthouse. In tutto il progetto – grazie alla sua forma organica – gli spazi sono pienamente vivibili. Secondo me, oggi, lusso significa avere aria e spazio negli ambienti dove viviamo: un lusso raggiungibile anche in scale tipologiche differenti.

Come è strutturato il progetto?

Sessantasei piani (due di questi per impianti tecnici), con i primi 18 adibiti a parcheggio (con 800 posti macchina) e gli altri per uso residenziale: unità di diversi tagli e metrature con penthouse su tre livelli dotate, nella parte più alta del building, di piscina privata. Al quattordicesimo piano, abbiamo previsto la zona community da utilizzare per feste familiari, riunioni di condominio e spazi dedicati ai più piccoli. 

Organicità e fluidità sono un po’ i tuoi mantra, non è così?

Sono temi che ho a cuore e che mi contraddistinguono. Si contrappongono al geometrismo forzato. Noi viviamo in ambienti tendenzialmente costrittivi, i miei progetti vanno invece nella direzione di liberare gli spazi dal rigore dei principi geometrici, si ispirano all’opera di grandi maestri come Frank Gehry. Dal punto di vista realizzativo questo genera un tocco differente. Costa forse anche un po’ di più. La fluidità va dosata...

Trovo interessanti tutti i piani (il progetto, lo confesso, mi soddisfa nella sua interezza), ma se vogliamo giocare sulla meraviglia, certamente consiglio una visita ‘on the top’, all’ultimo piano. Da lì si gode una vista magnifica: da un lato la baia di Biscayne e dall’altra una infinita selva di torri che connotano la città."

Entriamo nel complesso, raccontaci...

Se dovessi idealmente guidarvi, suggerirei di soffermarvi nella hall, che ha un carattere imponente, con materiali pregiati e opere d’arte scelte insieme all’amico artista Julian Schnabel, con cui abbiamo immaginato una grande galleria d’arte. E questo dà alle abitazioni un valore aggiunto sia per i residenti che per gli ospiti, che entrano in questo spazio meraviglioso. Trovo interessanti tutti i piani (il progetto, lo confesso, mi soddisfa nella sua interezza), ma se vogliamo giocare sulla meraviglia, certamente consiglio una visita ‘on the top’, all’ultimo piano. Da lì si gode una vista magnifica: da un lato la baia di Biscayne e dall’altra una infinita selva di torri che connotano la città. L’area fitness è notevole, sia la parte outdoor con la piscina e l’area green, che quella indoor, con un’attrezzatissima area fitness ariosa e piena di luce, grazie anche alla scelta del rovere sbiancato che la caratterizza.

Parli di utilizzo di materiali classici. Cosa rappresenta per te la classicità: ha un’accezione positiva?

Io sono anche legato ai materiali del mio territorio, la ceramica innanzitutto, che è un materiale tutto sommato povero. Quando però lavori in Usa ti devi confrontare con una cultura diversa dalla nostra. Gli americani sono sempre alla ricerca di materiali importanti. Spesso scelgono le pietre, e l’Italia ha una tradizione storica millenaria nell’utilizzo del marmo e della pietra. Ho privilegiato rivestimenti lapidei di qualità provenienti da cave italiane utilizzate dagli artisti del Rinascimento. Poi ho usato metalli chiari, bronzi e legni, con un tocco leggero, quasi aereo. Li ho accompagnati a luci basse e a consumo sostenibile, per creare un’atmosfera raccolta e per mettere in risalto le opere di Schnabel della collezione Colombo.

L’idea era che dopo un Flatiron New York sorgesse un Flatiron anche a Miami. Frontalmente il progetto si presenta come una prua, ma la sua forma triangolare ben visibile da altri punti di vista è un chiaro omaggio allo storico edificio di New York."

Spesso parli di socializzazione, qualcosa che appartiene intimamente ai tuoi luoghi, all’Emilia, terra di grandi connessioni, crocevia strategico per l’Italia...

L’Emilia Romagna è terra di transito, e di accoglienza. La socializzazione per noi è molto importante. Inoltre io vengo dalla scuola di Ettore Sottsass e condivido una sua idea di fondo: un progetto non deve avere solo una resa economica ma anche un valore sociale. Nel Brickell Flatiron esprimiamo sì bellezza e qualità, ma poniamo grande attenzione anche alla socializzazione e allo stare bene insieme e speriamo che lo si possa presto riprendere.

Progetto Iosa Ghini Associati - Team di progetto Massimo Iosa Ghini, Silvia Polenta
Foto di Zachary Balber /courtesy Iosa Ghini Associati