Daniel Libeskind presenta il Padiglione Vanke e Sculture Siemens

Appuntamento con Daniel Libeskind impegnato in due progetti per Expo: le sculture che segnano i quattro angoli di incrocio tra gli assi del cardo e decumano e, poco lontano, il padiglione corporate Vanke. Due micro occasioni di sperimentazione, per l’autore, tra gli altri, del Museo Ebraico di Berlino con correlata Torre dell’Olocausto che “ascolta le pietre, è ispirato dalla luce e dal suono”.

From the Shitang to the Wings, per l’appunto: perché l’intensità concettuale ed emozionale delle sue architetture si lega, nel caso del padiglione Vanke, scultoreo edificio senza fronti nè retri, al rito della mensa (shitang) per i cinesi molto importante in termini di condivisione simbolica del cibo; e, in quello delle Ali, al tema del progetto urbano: le quattro plastiche e dinamiche eliche, alte e larghe 10 metri, 14 tonnellate di peso, una pelle in alluminio spazzolato, sono infatti dei marcatori che definiscono i quattro vertici della piazza come luogo di incontro e di socializzazione.

Ad alto grado di effetti speciali, integrano migliaia di luci led e una sorta di interattività a livello sonoro. Il padiglione dalla forma a spirale per la titanica azienda immobiliare cinese Vanke, affacciato sul lago dell’expo, invece, concettualmente rimanda al valore sociale dello stare e mangiare insieme. Ma non solo.

La complessità delle curvature del suo paesaggio architettonico verticalizzato e pubblico che si può ascendere fino alla terrazza attrezzata, “come un seme che si sviluppa dalla terra verso l’alto” sottende l’idea di “una natura organica ispirata all’ alchimia dei dipinti, dei paesaggi, delle figure della mitologia cinese, quella natura racchiusa nelle loro innovative prospettive a volo d’uccello”.

E’ un edificio sofisticato ma realizzato in modo tradizionale perché “Il disegno si genera con la mente e non attraverso il computer, anche se ogni parte viene poi assemblata in modo complesso, con le tecnologie del XXI secolo”. Dentro, dunque, spazi espositivi in legno e bambù e schermi al plasma.

Fuori, una pelle di qualità espressiva e mutevole cromaticamente durante la giornata, fatta con una piastrella tridimensionale speciale contenente titanio: “l’ha sviluppata Casalgrande Padana, trasforma anidride carbonica in ossigeno, è autopulente. Ne sono state utilizzate oltre 4000 per rivestire in modo artigianale la struttura in metallo dell’edificio. Dopo expo saranno ridistribuite in Cina a titolo di omaggio”.

Nel day after “le quattro sculture ad ali saranno invece riposizionabili in altrettanti luoghi del mondo; uno quasi sicuramente Monaco di Baviera sede della Siemens, sponsor dell’installazione. La sostenibilità si misura anche in questo, nelle dimensioni degli interventi legati al tema proposto. L’expo non è più il delirio del secolo di cui parlava Gustave Flaubert nel suo dizionario dei luoghi comuni”.

(Antonella Boisi)

 

gallery gallery
ph. Efrem Raimondi
gallery gallery
ph. Efrem Raimondi
gallery gallery
ph. Efrem Raimondi
gallery gallery
ph. Efrem Raimondi
gallery gallery
ph. Efrem Raimondi
gallery gallery
Expo2015, shooting del l'11 marzo 2015
gallery gallery
Padiglione Vanke, ph. Matteo Cirenei
gallery gallery
Padiglione Vanke
gallery gallery
Padiglione Vanke
gallery gallery
Padiglione Vanke
gallery gallery
Sculture Siemens
gallery gallery
Sculture Siemens