Una speciale tenda in metallo armonizza il valore simbolico legato all’oggetto, leggero e temporaneo, con la robustezza e la fissità del materiale con cui è realizzata. La sua struttura doppia, con il grande traliccio ligneo esterno (realizzazione MR), rimanda a un gioco metaforico.

Con una definizione di Andrea Branzi, Italo Rota spiega che quando si entra in una doppia capanna – una capanna interna a un’altra – siamo come in una scatola diagnostica, in un laboratorio psicanalitico che ognuno elabora in maniera personale e unica. La natura archetipica dell’installazione non è il solo elemento evocativo del progetto.

La tenda (parte della collezione permanente della Triennale di Milano) presenta la superficie lucida e specchiante all’esterno e opaca all’interno, e disegni di alberi incisi a laser, che rimandano al trattato settecentesco dell’abate Marc-Antoine Laugier (1753) sull’origine dell’architettura dalla natura.

È la capanna arborea, primo rifugio dell’uomo, i cui tronchi d’albero sono radice figurativa degli ordini architettonici. Infine, l’effetto di impuntura sull’acciaio richiama l’arte del tessile che, come l’architettura, è uno dei mezzi dell’uomo per costruire il suo habitat.

La matericità dell’opera ci racconta dunque l’arcaico e inconscio rapporto tra uomo e spazio abitabile.

Realizzazione: MR

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Italo Rota (Ph. Massimo Sestini) - Milano, 1° summit #1, numeri uno d'italia, "Hangar Bicocca Italia, produciamo il futuro", Italo Rota 2016-02-08 © Massimo Sestini