Dai missili alle lampade, le invenzioni senza fine di Ernesto Gismondi, l’ingegnere-designer e fondatore e presidente di Artemide Group che ha trasformato la luce in un’esperienza

Il Pirellone in costruzione, i 26 piani della Torre Velasca appena eretti e una XII Triennale in preparazione (con Gae Aulenti, Ettore Sottsass, Luigi Caccia Dominioni, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers)… Nel 1959, il mondo del design milanese era così: sperimentale, intraprendente, indaffarato. Lontanissimo dal mainstream ma potenzialmente in grado di insinuarsi nel quotidiano. Una scommessa in sordina più che un modo per andare sul sicuro nell’imprenditoria.

È in questo mondo che si è tuffato Ernesto Gismondi, ingegnere aeronautico e missilistico allora 28enne, quando fonda Artemide Group insieme all’amico architetto Sergio Mazza. Erano sessantun’anni fa, lui in tasca aveva 437mila lire e in testa una convinzione: che il futuro del made in Italy si sarebbe giocato sull’innovazione, sull’export e sulla qualità del progetto.

È mancato ieri, Ernesto Gismondi, all’età di 89 anni (leggi qui). E fino alla fine non aveva mai smesso di inventare.

La voglia di fare qualcosa in proprio mi è venuta mentre ero ancora all’università, ricordava il presidente di Artemide nell’ultima intervista che abbiamo avuto il piacere di realizzare con lui, qualche mese fa, pubblicata sul numero di maggio di InterniLa mia prima idea è stata quella di produrre i pezzi di un missile” ci ha detto, ricordando che nel 1959, ancora giovanissimo, vantava già esperienze di lavoro alla Breda e all’estero, tra cui una collaborazione con la NASA.

I costi proibitivi del missile sono la ragione per cui il mondo dovrebbe ora essere grato: Costava troppo, così quando ho incontrato Sergio Mazza, architetto, che mi ha suggerito di fare lampade ho detto: perché no?, ricordava Gismondi. Era qualcosa che non richiedeva troppi investimenti, almeno per partire. Una settimana dopo eravamo dal notaio e nasceva Artemide.

Artemide: un nome greco, non solo perché l’ingegnere aveva orgogliosamente fatto il liceo classico ma anche perché – pragmaticamente – sapeva che c’era già un’azienda che si chiamava Azucena e volevamo arrivare prima di loro nell’elenco telefonico.

L’avvio di Artemide è stato artigianale. Il primo catalogo comprendeva solo sei lampade. Ma il passaggio alla dimensione industriale – sia per quanto riguarda il design che la produzione – è immediatoÈ da sempre mia convinzione», spiegava Ernesto Gismondi, che per rimanere competitivi sul mercato sia necessario un progetto autentico e di qualità e un prezzo giusto. E ciò è possibile solo lavorando sul processo produttivo internamente all’azienda. Un buon designer deve conoscere il valore del fare. Il fatto di pensare a realizzare uno specifico prodotto e al modo di produrlo è sempre strategico.

Artemide persegue entrambe le strategie da sempre.

Dal punto di vista del progetto, dopo i primi esperimenti Gismondi e Mazza reclutano i nomi più importanti dello scenario italiano: Gio Ponti, BBPR, Livio Castiglioni, Gianfranco Frattini... E arrivano subito i riconoscimenti, tra cui il primo Compasso d’Oro nel 1967 per l’Eclisse di Vico Magistretti. È sempre dei tardi 60 anche l’esplorazione del mondo dell’arredo in plastica (e, come ormai è ovvio per Artemide, l’innovazione, basti pensare che la Selene di Magistretti, del 1969, è stata la prima sedia stampata in un pezzo unico prodotta in Italia). Anche dal punto di vista della produzione industriale Gismondi non perde tempo e nel 1972, a Pregnana Milanese, crea uno stabilimento all’avanguardiaPerché noi le lampade le facciamo davvero, dice, ribadendo il differenziale di Ricerca e Sviluppo che da sempre rappresenta il punto di forza della sua azienda insieme al design (l’investimento in R&D è del 5% annuo).

La nostra è ricerca applicata, amava ripetere Ernesto Gismondi. I brevetti spaziano dalla meccanica all’optoelettronica. In Artemide abbiamo vissuto in prima persona tutti i grandi cambiamenti della tecnologia: siamo passati dal regno elettrico al campo dell’elettronica, le lampade sono diventate intelligenti e ora fanno tante cose, oltre a dare luce. La fotonica porta segnali, dati, crea sicurezza e un’azienda che si occupa di luce deve capire come mettere a frutto al meglio queste nuove opportunità.

Basti pensare che è dagli anni ’90 che Artemide, con il progetto Metamorfosi, lavora prima con la luce colorata e poi con le temperature di colore del bianco, studiandone l’impatto psicologico e fisiologico. Grazie ai led siamo oggi in grado di riprodurre tutti i colori dello spettro visibile e restituire la visione di tutte le lunghezze d’onda generate dalla luce naturale del sole. Ciò significa che chiunque è libero di modificare i propri scenari e creare la situazione ottimale per il proprio benessere.

È un approccio che da sempre mette la tecnologia e il design al servizio dell’uomo e che si ritrova anche nell’ultima creazione di Ernesto Gismondi, Discovery (Compasso d’Oro 2018 leggi qui), una lampada che è il perimetro di una forma geometrica primaria in metallo (cerchio, quadrato, rettangolo) ma che, quando è accesa, emette luce al suo interno (grazie alla presenza di fibre ottiche). Discovery è la perfetta sintesi dei valori, delle conoscenze, della ricerca innovativa e del saper fare di Artemide, diceva l’ingegnere. Perché è un progetto in linea con le necessità degli architetti (incornicia prospettive, modella gli spazi attraverso il gioco di vuoti e pieni, crea scenografie con le diverse opzioni cromatiche). Ma la luce che emana è puntuale, salutare e funzionale: la precisione dei comandi permette infatti un bilanciamento dei flussi rispetto alla superficie emittente che garantisce un perfetto comfort visivo, in linea con le norme UGR per gli ambienti di lavoro in qualsiasi posizione di installazione. Qualità della luce e una nuova relazione con l’oggetto che la diffonde, quindi. È questa la direzione che abbiamo preso e che ancora teniamo in Artemide, in linea con il nostro claim Human Light. Senza mai fermarci. Perché chi si ferma – chi smette di essere curioso e appassionato di ricerca e innovazione al punto di essere disposto a investirci costantemente – è perduto. Era vero nel 1959 e lo è ancora di più oggi.

Buon viaggio ingegnere.

 

 

In apertura: ritratto di Ernesto Gismondi e Carlotta de Bevilacqua, rispettivamente presidente e vicepresidente di Artemide. Ph. Pierpaolo Ferrari.