Nasce a Milano Defhouse, la prima concept house dove gli abitanti, giovani influencer, vengono stimolati a coltivare il proprio talento. Un vero e proprio hub di formazione per i TikTokkers, tra design anni Ottanta, grafiche di ispirazione Memphis, rimandi pop, neon, colori saturi e fluo – instafriendly

Il concetto di Collab Houses, ambientate in ville miliardarie con piscine mozzafiato e gruppi di TikTokers come unici protagonisti, cambia totalmente. E in positivo. Non più luoghi-palcoscenico dove l’unico scopo è quello di dare spettacolo e creare engagement: è arrivato il momento di dare sostanza, creando cultura (e un certo spessore), sensibilizzando gli abitanti della casa verso temi rilevanti, in modo che il talento dei residenti venga stimolato e coltivato, per non diventare delle meteore che si esauriscono in un lampo tra un selfie e un passo di danza. Per questo è nata Defhouse, un progetto firmato dalla digital company WSC - Web Stars Channel, la prima content house in Italia e al mondo che non è solo una location ma un vero e proprio canale di comunicazione. Un hub di formazione per i giovani.

Una casa dove i protagonisti non sono gli abitanti ma il suo stile, il suo modo di comunicare, i suoi ambienti e la sua voglia di educare e sensibilizzare i ragazzi verso temi rilevanti: la Defhouse parla infatti direttamente alla GenZ diventando un’accademia del talento’ attraverso i suoi profili Instagram e TikTok e sul suo canale YouTube.

“I ragazzi all’interno della Defhouse non sono più intelligenti di altri ma sono consapevoli di quanto sia importante lavorare sulla propria crescita personale”, spiega Luca Casadei, ceo e founder di WSC. “I giovani di questa generazione hanno una bassa soglia di attenzione, non sanno molto al di fuori dal social e vogliono diventare famosi: ingredienti perfetti per raggiungere un successo che si volatilizzerà in un lampo senza lasciare alcun segno. Le prime due regole non scritte che hanno accettato i ragazzi per entrare nella Defhouse sono: nutrirsi di sapere per imparare a scegliere in che futuro vogliono vivere e lasciare da parte la superbia per poter dare valore a ogni bella cosa che gli capiterà”.

Racconta Giuseppe Greco, socio e direttore creativo di WSC: “Il gruppo dei ragazzi che vive nella casa è frutto di un’attenta e laboriosa ricerca durata diversi mesi. Li abbiamo scelti dopo aver esaminato centinaia di profili social per le loro qualità artistiche e complementari tra di loro. C'è chi è portato per il ballo, chi per il canto, altri per la recitazione e così via. La scelta è stata fatta non in base alla loro popolarità o al numero di follower sui social, ma perché abbiamo intravisto in loro un talento da coltivare e la capacità di funzionare come gruppo, per contaminarsi a vicenda e dare un valore più alto al progetto Defhouse”.

La Defhouse comunica attraverso Defne, un’entità indefinita che parla agli utenti e ai ragazzi e si identifica grazie a un’estetica decisa, in bilico tra il luxury e il pop.

All'ingresso si apre il living illuminato da ampie vetrate, dove a spiccare sono i colori del divano e delle poltrone di Seletti, delle pareti e degli accessori. Il soffitto caratterizzato è da nuvole’ di Magis illuminate da neon: sorgenti di luce versatili e di grande fascino, protagoniste negli anni Ottanta, che diventano il fil rouge in tutta la casa, trasformandosi in scritte artistiche sulle pareti o nei curiosi emoticon che identificano i ragazzi della casa. “Siamo a Milano, culla dei movimenti che hanno cambiato il modo di intendere il design: parliamo di Alchimia e Memphis che negli anni Ottanta hanno trasformato l’approccio del design”, racconta l’art director John Pentassuglia.

Colori saturi e fluo, instafriendly, riprendono sotto una nuova luce l’anima più accesa del filone postmoderno attraverso oggetti e arredi dal forte impatto visivo, utilizzati per catturare la fuggevole attenzione dei social (leggi qui). “La casa è un grande set di oltre 500 mq disposto su due livelli, dove ogni angolo è caratterizzato da texture decise, mai banali: come il corridoio animato dalle scritte fosforescenti di Luca Barcellona, riferimento nella calligrafia moderna e autore della cover di Interni Novembre (guarda qui), che riesce a far convivere la manualità di un’arte antica con il linguaggio e gli strumenti dell’era digitale”, spiega l’John Pentassuglia.

Non mancano ambienti luxury, come la veranda allestita con una vasca idromassaggio e una sauna Jacuzzi che diventa un angolo rilassante ispirato alle atmosfere orientali. Scendendo verso le camere, le pareti si accendono di grafiche ispirate a Memphis, celebre gruppo creativo creato da Ettore Sottsass che negli anni Ottanta ha sovvertito il rigore del razionalismo con le sue geometrie eccentriche e i colori vividi. La parte più intima e privata, quella delle camere dei ragazzi, è introdotta da un corridoio che scandisce il passaggio con effetti luminosi, quasi onirici. Le stanze sono ritagliate sulla personalità dei residenti e, ognuna, viene definita da un colore portante: blu, grigio, rosa o rosso.

Iperconnessa, la Defhouse si presta, in ogni suo angolo, elemento e dettaglio, a diventare il set ideale per produrre contenuti’. Ma non si tratta di un reality: i ragazzi sono liberi di uscire e svolgere le attività quotidiane, sono tenuti soltanto a rispettare le regole di buona condotta e seguire gli studi con profitto, così da tenere e trasmettere comportamenti eticamente corretti, per diventare un modello per la loro generazione.

Non solo, i ragazzi all’interno della casa vengono coinvolti senza soluzione di continuità in corsi di formazione riguardanti ambiti artistici, come la recitazione e la dizione, su temi di stretta attualità, come l’ecologia e la sostenibilità, ma anche sui mestieri contemporanei. Gli ospiti stessi saranno così stimolati a creare a loro volta dei contenuti, in modo che la generazione GenZ a cui si rivolgono possa vedere in loro degli esempi, un incentivo a coltivare le proprie passioni e ampliare il proprio punto di vista. Perché, come diceva il grande compositore statunitense Roger Miller “Una cosa è avere talento. È un’altra cosa scoprire come usarlo.