Paola Di Bello alla Galleria Bianconi di Milano in via Lecco 20
Fino al 19 dicembre 2020

Con la mostra Citizens (1988 - 2006 ), dedicata all'artista Paola Di Bello e curata da Francesco Zanot, la Galleria Bianconi apre la stagione 2020/2021 con una esposizione che ha il sapore di una antologica, ma che, riletta in maniera critica, è un primo resoconto di una carriera iniziata trent'anni fa e sviluppatasi attraverso una visione progettuale sempre più profonda e concentrata su temi urbani, sensoriali e sociali.

La mostra è incentrata sul tema della comunità, o meglio, come dice il titolo stesso, dei cittadini cioè di “una comunità avanzata definita da reciproci rapporti di diritti e doveri all’interno di una società organizzata”.

Città, cittadini, civiltà sono temi non solo necessari rispetto alla drammaticità dei tempi, ma aspetti fondanti la ricerca dell'artista. Tematiche che, radicandosi nelle esperienze del concettuale e delle scienze sociali diventano specchio del suo impegno.

Le fotografie e i video di Paola Di Bello sono duri e brutali, cinici, quasi freddi, scientifici. Ma proprio come la scienza portano con sé una logica e un metodo. “The beauty of a living thing is not the atoms that go into it, but way those are put together”, questa nota affermazione dello scrittore e astrofisico Carl Sagan ritrae il fascino e l’essenza delle opere in mostra.

Gli otto cicli di lavori selezionati, molti dei quali costituiti da esemplari unici o da stampe vintage irripetibili nelle loro caratteristiche tecnico-fisiche, danno vita a un percorso espositivo che si divide in due vie: la prima quella delle serie realizzate attraverso un processo di partecipazione dei soggetti/cittadini, la seconda quella delle opere generate dalla pura osservazione dei soggetti stessi. Osservazione e partecipazione costituiscono il metodo scientifico dell'artista. Gli esiti sono in mostra.

Dei progetti esposti notiamo i cicli come Lucciole (1988-1991) in cui Paola Di Bello si è in parte affidata al caso, prescrivendosi il limite di documentare e osservare i comportamenti di una famiglia d’insetti sulla pellicola; La Disparition (1995) che rappresenta la metropolitana di Parigi attraverso il rapporto tra i viaggiatori e la sua mappa; cicli come Bildung (1995-2003) e Framing the Community (2006-14) in cui l’artista raccoglie informazioni su distinti gruppi sociali (rispettivamente studenti e abitanti metropolitani) con il rigore di un entomologo: una zona di Milano in via di cambiamento e gruppi ben definiti che la abitano, rappresentano un periodo determinato e preciso di trasformazioni urbane e sociali, ben riconoscibile storicamente.

Nelle serie invece quali Rischiano pene molto severe (1998) e Video-Stadio (1997), Di Bello si è impegnata a documentare e trasformare la realtà con semplici gesti: nel primo caso, ha rimesso in piedi i senzatetto sdraiati sui marciapiedi ruotando in verticale i loro ritratti, rendendoli esteticamente opere pittoriche secentesche; nel secondo, ha sfruttato il movimento dei tifosi per simulare l’ipnotica rotazione di una delle torri di San Siro. Sempre alla seconda via appartengono opere come Sao Paulo (2002 ), video realizzato con Armin Linke, un lento pellegrinaggio nell’intrico delle favelas brasiliane. Mirafiori (2002) rappresenta un’esplorazione dell’omonimo quartiere torinese, colto nel momento del cambiamento, attraverso una serie di eccentriche categorie di oggetti: una analisi urbana post-litteram alla quale urbanisti e studenti dovrebbero tutti ispirarsi.

Il risultato nel suo complesso è una investigazione profonda e articolata dei processi che governano la città: gruppi e comunità che si muovono in spazi determinati, secondo norme ben precise, pratiche e regole. Una mostra più che attuale, da vedere. (Carlo Biasia)