Ceramica, texture, arte – e persino film – per il nuovo spazio, colto, sofisticato e multifunzionale, dell'azienda modenese in Brera. Progettato da Studio Urquiola come fosse un'abitazione. Materica, accogliente e ‘tattile’

Un modo inedito di guardare alla ceramica: non come un semplice rivestimento ma come un vero e proprio progetto d'interior design. Non come rimando ad (altri) effetti materici, ma nella sua pura essenza.

Mutina si distingue per l'artigianalità della lavorazione ma anche per la sperimentazione continua, oltre che per le prestigiose collaborazioni con designer internazionali. Nascono così collezioni ispirate e inaspettate, colte e poetiche – impregnate d'arte , pensate non solo per rivestire ma anche per arredare gli spazi.

Non poteva quindi che essere uno luogo inusuale il suo primo spazio espositivo esterno alla sede modenese. Situata in Brera, in via Cernaia 1A, Casa Mutina Milano è molto più (personale) di uno showroom: prenderà vita attraverso un programma di incontri, eventi speciali e talk per coinvolgere in modo diretto, informale e continuativo i professionisti e gli appassionati di design. Come a casa, appunto.

Lo spazio è stato progettato dallo Studio Urquiola, a cui l'azienda è legata da affinità e profonda amicizia, che ha dato vita a una vera e propria abitazione, intima, accogliente e familiare, in cui la ceramica diventa protagonista.

L’intervento architettonico è caratterizzato dalla boiserie che ridisegna le diverse funzionalità degli ambienti domestici tipici di un appartamento: ingresso, studio, bagno, cucina e sala. Le piastrelle che rivestono il pavimento e le pareti (fino a 240 cm) vengono enfatizzate da un armonico contrasto visivo e tattile con il soffitto.

A terra, una passerella lignea guida il visitatore nei diversi ambienti che si susseguono uno dopo l’altro. Ogni stanza è definita da una texture che delimita e definisce la funzione dell’ambiente.

Il pavimento flottante e la boiserie si distaccano dalla struttura esistente enfatizzando la pulizia formale, la chiarezza compositiva, l'ordine e il rigore che determinano il fil rouge stilistico dell’appartamento. A caratterizzare il progetto di interior, i pavimenti staccati’ dal muro, come fossero tappeti, e le pareti sopra la boiserie lasciate grezze, in un tonalità rosata.

“È un bel viaggio, quello con Mutina. Empatico ed evolutivo” racconta Patricia Urquiola. “Quello che non è cambiato è che continuiamo a divertirci e preoccuparci come il primo giorno. Continuiamo a farci molte domande, che partono e arrivano sempre più da lontano. Ci mettiamo in discussione e non ci accontentiamo”.

Casa Mutina è uno spazio che contiene. Le opere d'arte esposte si confrontano con l'idea di spazio, lo racchiudono e allo stesso tempo lo aprono a spazi altri’ dell’immaginazione.

Artwork di Fischli/Weiss,  Hiroshi Sugimoto,  Franco Vimercati e Francesco Gennari decorano e dialogano con i diversi ambienti. La fotografia di una carta da regalo con le stelle di Luigi Ghirri, che ha sempre indagato il paesaggio, reale ma anche astratto, concettuale, esistenziale, riporta’ a Modena, terra dell'artista e terra di Mutina. Ma anche altrove.

Infine, con A visit to Casa Mutina e Casa Tomada Reloaded, lo scrittore e curatore Gianluigi Ricuperati racconta il nuovo spazio sviluppando una narrazione suddivisa in due momenti: un docufilm in cui la sede milanese viene presentata attraverso un’intervista a Patricia Urquiola e a Massimo Orsini, Ceo di Mutina, e un film fiction dove i tempi si dilatano, gli interpreti spariscono e le voci sono fuoricampo.

Casa Mutina viene così rivelata attraverso un atto di poesia. Concepito e completato in un periodo unico nella storia, difficile e doloroso, in particolar modo, lo spazio invita alla riflessione e a riprendere coscienza del proprio tempo. In un luogo speciale.