La lecture dell'architetto cinese Ma Yansong ha inaugurato la Milano Arch Week al Politecnico di Milano

Ma Yansong, grande protagonista del progetto contemporaneo internazionale, ha inaugurato la Milano Arch Week (21-26 maggio) ieri, 21 maggio, al Politecnico di Milano, con una lecture coinvolgente e molto partecipata, anche per affluenza del pubblico.

L'architetto cinese, fondatore dello studio MAD architects nel 2004, introdotto da Matteo Ruta e intervistato da Matteo Vercelloni per Interni, media-partner dell'iniziativa, ha declinato il tema guida della terza edizione di Milano Arch Week, Antropocene e Architettura, spiegando i suoi progetti in via di realizzazione e quelli già realizzati, molti dei quali pubblicati dalla rivista.

Proiettati su un grande schermo, i lavori di Ma Yansong hanno mostrato tutta la potenza narrativa di questo racconto, a prescindere dalla scala d’intervento. Dal piccolo Hutong Bubble del 2010 nel tessuto storico di Pechino al City Art Museum di Ordos del 2011, dalla grande Opera House di Harbin del 2015 allo Huangshang Mountain Village del 2017, dalle Absolute Towers del 2012 a Mississauga in Canada al futuro George Lucas Museum a Los Angeles adagiato in un parco pubblico, solo per citarne alcuni, la sua filosofia miscela infatti paesaggio e architettura, città e campagna, mutimedialità e arte, annullando confini disciplinari e tradizionali monotonie di facciate e coperture di stampo moderniste.

Lo studio MAD architects si esprime con composizioni di forme fluide, sospese, organiche che trovano talvolta una specifica ispirazione: l'antica pittura tradizionale cinese Shan Shui (di acqua e montagne), sinonimo di storia e antica civiltà della Cina, eletta a paradigma di riferimento per interpretare l'architettura come un'estensione o una metafora del contesto che l'accoglie.

“Non c'è separazione per me tra edificio e natura, perché l'uomo ha assolutamente bisogno di questa per potenziare la sua dimensione spirituale”, ha dichiarato Ma Yansong. Focus d'approfondimento, nella sezione Q&A curata da Matteo Vercelloni, sono così diventati gli aspetti correlati a questa ricerca: dalla fusione con luoghi e spazi che costruiscono nuovi skyline, paesaggi, colline di cemento e verde, sino a trasformasi in Land Architecture, alla rappresentazione della cultura della Cina del Duemila veicolata anche in lavori a scala minore.

Come nei progetti delle installazioni per Interni all’Università Statale di Milano (Invisible Border con Ferrarelle per Interni Open Borders, FuoriSalone 2016) e presso L’Arcivescovado di Corso Venezia (Fifth Ring con Audi per Interni House in Motion, FuoriSalone 2018). O, ancora, nei progetti di design (come le sedute per Sawaya & Moroni) degli ultimi due anni. Diversi punti di vista di radici culturali orientali integrate in sinergie proiettate verso l'accoglienza di valori universali.