Interni ricorda il fotografo Alberto Ferrero, collaboratore di lunga data, mancato improvvisamente

Alberto Ferrero, prezioso collaboratore fotografico di Interni da lunga data nell'ambito dei reportage di architettura, ci ha lasciato, senza preavviso, nella serata dello scorso 26 giugno. Siamo sgomenti. Un infarto fulminante, quando stavamo programmando sino al giorno prima, con entusiasmo reciproco, dei servizi in case glamour a Milano e un'ulteriore puntata dedicata alla Sicilia. L'ultima di un viaggio già percorso in tre precedenti monografie, uscite nel luglio/agosto 2017, 2018 e 2019.

Le nostre strade si sono incrociate trent'anni fa, quando iniziava a muovere i primi passi come fotografo. Appassionato e sempre disponibile, spesso, arrivava in redazione, anche all'antivigilia di Natale o di Pasqua, e con l'occasione di un saluto inatteso, ci aggiornava su tutto quello che il suo occhio rigoroso, attento e architettonico aveva fissato con instancabile curiosità in giro per l'Italia e nel mondo: luoghi, piazze e spazi urbani, edifici, interni, uffici, case e negozi. La sua capacità di documentazione fotografica era infatti pari al piacere della scoperta. Ma la sua attività spaziava anche nella ricerca di nuovi concept espressivi: appunti di sopralluoghi e intuizioni, da condividere. “Se vi possono interessare questi temi e anche questi nuovi progettisti, imprenditori e personaggi ritorno e documento tutto per bene”, proponeva sottovoce, con quell'aria flemmatica e molto riservata che non ha mai perso. Mentre il suo aplomb gli è stato utile per ricomporre qualche incomprensione talvolta nata in corso d'opera, senza mai lamentarsi troppo e guardando sempre oltre.

Perché Alberto amava la vita e il suo lavoro. E quando poteva, privilegiava ancora il camper-furgone attrezzato ad altri mezzi per viaggiare, macinando chilometri e scatti da spirito libero. Come agli esordi. Così abbiamo realizzato davvero tanti shooting insieme. In Sicilia sarebbe dovuto tornare il prossimo agosto. L'isola che l'aveva quasi adottato e in cui aveva creato una solida rete di conoscenze e amicizie, l'aspettava. Molti progetti erano pronti. Ciao Alberto, ci mancherai. Un grande abbraccio.

Gilda Bojardi e Antonella Boisi

Il ricordo di alcuni amici

 

Mi piace ricordare Alberto mentre siamo seduti in un piccolo forno a mangiare pane “cunsatu” nei dintorni di Noto in una pausa dei suoi reportage fotografici a cui ogni tanto mi chiamava a partecipare con mio grande entusiasmo. Mi piace ricordare i suoi discorsi sussurrati, le parole misurate ma sincere, i silenzi, il suo modo di essere gentile senza perdere mai la pazienza. Mi piace ricordare i nostri set, la rotazione millimetrica di una sedia, di un vaso, di un libro, l’attenzione a ogni riflesso, trasparenza, effetto della luce, la consapevolezza di un’assoluta padronanza dell’inquadratura scelta. Mi piace ricordarlo per quello che era, una persona speciale.

Paolo Gagliardi

 

Ho conosciuto Alberto venti anni fa. Fotografò un mio lavoro, e rimasi stupito dalle sue foto, dal suo sguardo così particolare, che sapeva mostrare al meglio gli spazi architettonici. Sapeva farteli vedere attraverso il filtro della sua passione per l’architettura. Trovava sempre un’angolazione, una luce particolare, e questo non solo sul lavoro. Era un grande amico e un grande professionista, di cui sentirò e sentiremo a lungo la mancanza.

Silvio Maglione

Io Alberto non lo conoscevo bene. Ci siamo incontrati nella tarda primavera del 2018 perché Gilda Bojardi gli aveva commissionato alcuni scatti per illustrare il progetto di Palazzo Butera che sarebbe poi apparso nel numero di Luglio-Agosto di Interni. Secondo i suoi programmi, sarebbe dovuto rimanere solo il tempo necessario per la realizzazione del reportage: ma non è stato così.

Durante i primi sopralluoghi nel Palazzo, accompagnato da me e da Massimo Valsecchi ho visto crescere in Alberto interesse e sorpresa sia per quello che vedeva sia anche – ma soprattutto – per quello che Massimo gli raccontava. Ha poi iniziato a realizzare gli scatti richiesti dalla rivista (ma in realtà anche molti altri, frutto solo della sua curiosità e della sua disponibilità a “guardare”). Sedute di ripresa rigorose, svolte con una tecnica precisa e meticolosa, fatta di continui aggiustamenti della macchina culminanti nella scelta dell’inquadratura “giusta” e nello scatto. È stato così che il suo soggiorno si è prolungato molto oltre le sue stesse previsioni, e si è concluso con la sua richiesta di poter tornare da noi, dopo aver realizzato altri servizi in giro per la Sicilia.

Una volta di nuovo a Palermo – ricordo, era l’anno di Manifesta 12 – Alberto si è totalmente calato nell’atmosfera vivace della città invasa dalle tribù dell’arte e nelle sale del Palazzo finalmente popolate di gente. Accadeva spesso che ci si vedesse verso sera nello studio del Palazzo, dove Alberto raccontava, con la pacatezza che lo caratterizzava (ricordo il timbro piano della sua voce), degli incontri avuti, delle impressioni ricevute e mostrava sullo schermo del pc le immagini realizzate nella giornata. Alberto è poi tornato ancora da noi nel 2019 per realizzare un altro servizio che documentasse l’avanzamento dei lavori e le nuove cose realizzate nel Palazzo… E noi speravamo venisse anche quest’anno, quasi a confermare una recente “tradizione”… purtroppo non è stato possibile e questo ci mancherà. Molto.

Giovanni Cappelletti

Alberto, ci siamo conosciuti per lavoro e siamo diventati amici. Ricordo il primo shooting nelle Marche. Ti allontanavi per controllare a computer se tutto era a posto e quando tornavi trovavi mio figlio Pietro arrampicato sulla sedia che guardava il mondo attraverso la tua amata macchina fotografica. Mai un rimprovero da parte tua, sempre positivo, discreto, curioso. Eri sorpreso, quello sì, probabilmente non eri abituato ma ti piaceva condividere la tua curiosità con quella di un bambino. Ti piaceva lavorare in silenzio, prendendoti il giusto tempo e godendoti quello che facevi. Mi divertiva farti da assistente durante lo shooting, mi piaceva vedere i miei progetti attraverso i tuoi occhi: sapevi cogliere i dettagli e la luce, la nostra comune passione. Ho imparato molto. Eri un amico silenzioso a cui piaceva parlare. Non dimenticherò le nostre cene in Sicilia sotto alle stelle con il profumo dei lentischi: con un bicchiere di buon vino Grillo riuscivi a mangiare anche quello che ti preparavo io. Era bello sentirti parlare di architettura, di cibo e dei tuoi viaggi. Il furgone era la tua seconda casa, ti piaceva scoprire sempre posti nuovi.

Buon viaggio amico mio.

Quando ci rivedremo avremo tante altre cose belle da raccontarci.

Ti abbraccio forte

Marco Merendi

Con Alberto ci eravamo sentiti durante il lockdown per scambiarci pensieri sullo strano silenzio del mondo. Quello strano silenzio ha preso uno di noi.

Conosciuto sul campo, un fotografo inviato dalla redazione per documentare il mio lavoro, un incontro come tanti altri; non così per la sua sensibilità, delicatezza, per l'attenzione con cui scrutava lo spazio da rappresentare con la sua macchina fotografica.
Ci siamo trovati a chiacchierare del nostro comune lavoro anche lui architetto, a parlare spesso della mia terra, la Sicilia, che lui amava tanto; talvolta si spingeva a pensare che Noto e Vendicari potessero diventare un buon posto per invecchiarci. Aveva scoperto ed assaggiato il mio pane di grano russello e il suo antico sapore lo accompagnava lungo le tappe risalendo l'Italia.


Caro Alberto mi mancherà il tuo filo di voce, il tuo pensiero sempre onesto senza comodo e calcolo, il tuo sguardo fragile, attento, curioso e mai severo.

Ciao Alberto e grazie di tutto


Corrado Papa 

Con grande improvviso dolore scopro (solo) oggi la notizia della partenza di Alberto. Infarto alla persona più tranquilla e pacifica che conoscessi mi lascia ancora più scioccato. Me lo fece incontrare Fabio Novembre 20 anni fa.

Filmaster Inferentia TAD, tanti progetti fotografati con Alberto.

Era super professionale, di tutti i bravi fotografi che ho conosciuto nel nostro mestiere certamente il più preciso, e molto abile nel valorizzare la luce, ma soprattutto una grande persona con cui ho condiviso anche riflessioni sul buddismo giapponese che anche lui praticava e i nostri viaggi in Giappone.

Sarà sicuramente e vittoriosamente già in un’altra vita con uno stato vitale ancora più alto nella progressione e nel cambiamento del karma che il suo impegno spirituale e il suo cammino umano gli hanno sicuramente riconosciuto.

Ferrero, il guerriero della luce


Giampiero Peia

 

 

Nella foto in apertura Alberto Ferrero ritratto da Paolo di Enna. Courtesy Alessandra Avallone. Nelle foto nel testo alcuni progetti architettonici fotografati da Alberto Ferrero per Interni: la villa progettata da Marco Merendi in Sicilia e l'abitazione di Enrica Massei a Milano ideata con Silvio Maglione, il progetto di restauro, curato da Francesca e Massimo Valsecchi con Giovanni Cappelletti, di Palazzo Butera a Palermola casa a Noto progettata da Corrado Papa.