Presso lo spazio espositivo L’Église (via Lagrange 13) viene presentato un progetto acura diSilvia Ariemma eFederica Martinetto. Wabi Sabi è un espressione giapponese che costituisce una visione estetica fondata sull'accoglimento della transitorietà delle cose. Difficilmente traducibile, descrive la bellezza e l’armonia degli oggetti, naturali o artificiali, imperfetti ma che incarnano l’ideale di perfezione. Andrew Juniper afferma che "se un oggetto o un'espressione può provocare dentro noi stessi una sensazione di serena malinconia e un ardore spirituale, allora si può dire che quell'oggetto è wabi-sabi". Richard R. Powell riassume dicendo "(il wabi-sabi) nutre tutto ciò che è autentico accettando tre semplici verità: nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto". La Mostra Wabi Sabi, Italian Slow Design è un’indagine nel campo del design contemporaneo nella accezione di ‘design artigianale’.Wabi Sabiper allontanarsi non solo dalle tecniche industriali ma anche da una sorta di serialità estetica che accumunerebbe qualunque buona idea. Wabi Sabiinteso come mezzo per sperimentare, per oltrepassare i limiti e scoprire nuove frontiere e come ritorno alla tradizione e come riscoperta del “lavoro artigianale” contemporaneo da sempre custode di un sapere manuale e di tradizioni che oggi dovremmo salvaguardare, rivalutare e continuare a fare vivere. Dodici designeritaliani (Analogia Project, Antonio Aricò, Giorgio Biscaro, Matteo Casalegno, Paolo Canalis, Carlo Contin, Cristina Celestino, Enzo Mastrangelo, Paolo Polloniato, Alessandra Roveda, Segno Italiano, Giorgia Zanellato) esporranno un ‘oggetto’ pensato per questa mostra, quindi doverosamente fatto a mano, mescolando le virtù della tecnologia e dell’artigianato, lasciando ‘intravedere’ il confine dove uno aiuta l’altro, dove il lavoro dell’uno lascia il passo al lavoro dell’altro.