L’installazione è una esplorazione giocosa che fa riferimento, come nel linguaggio informatico, al progresso e all’evoluzione come necessaria risorsa per reinterpretare l’eredità storica dell’azienda.

Una libera interpretazione della monografia This Will Be The Place, curata da Felix Burrichter, editata da Rizzoli (disponibile in libreria dal 18 aprile) e presentata in questa occasione.

 

Cassina, da sempre anticipatrice e pionieristica, così afferma la sua forte volontà di mettere in relazione il proprio passato e presente tramite una visione proiettata al futuro.

 

Il progetto curato da Patricia Urquiola alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli consiste in un’installazione site-specific che dialoga con lo spazio rispettando l’architettura dell’edificio e le linee di ricerca della Fondazione dedicate alle trasformazioni degli spazi urbani e delle dimensioni di cittadinanza.

 

Il percorso inizia al primo piano dove lo spazio viene diviso da un gesto che riprende il taglio diagonale dell’edificio. È un disruption wall.

Nella prima parte dell’installazione, permeata dal colore rosa, è la realtà virtuale a innestarsi nella dimensione reale. All’interno di ambienti domestici riconoscibili, il visitatore si relaziona ai prodotti di Cassina tramite esperienze interattive inaspettate, coinvolgenti ed ironiche, che vanno mutando. La presenza di opere dell’Archivio di Cassina rafforza il concetto del passato come fondamento per costruire il futuro.

 

Il colore verde segna l’arrivo in un’altra realtà. In quest’area una riproduzione del grande divano-isola La Barca di Piero De Martini (1975) invita il visitatore alla condivisione. Si riprende così il concetto del Free Flow, uno spazio fluido senza limiti. Qui si attende l’ingresso alla chroma key room: attraverso questa tecnica, il visitatore viene trasferito in una dimensione virtuale, immergendosi nei collage disegnati per il libro dall’artista Martti Kalliala. Si entra così in una dimensione surreale, giocosa come un Playground.

 

Salendo verso la punta dell’edificio, si può visitare l’avveniristico Refuge Tonneau che svetta sopra la città come un faro. Cassina ha ricostruito fedelmente questo rifugio di montagna portatile, disegnato da Charlotte Perriand e Pierre Jeanneret nel 1938, per diffondere i valori culturali degli architetti del Moderno.