L’artista Alice Pedroletti, a conclusione di una residenza artistica in Olanda, presenta un inedito progetto di ricerca che parte dalle Six memos for the next millennium (Lezioni Americane) di Italo Calvino come strumento di indagine per un possibile rapporto tra letteratura e arte.

La mostra Consistency, esposta presso l’artists run space XPO di Enschede, è organizzata da ARE Holland con il supporto, tra gli altri, dell’accademia di arte e design AKI.

 

Nel 1985 Calvino scomparve mentre stava preparando le Lezioni americane, un ciclo di sei lezioni che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nell’ambito delle Norton Lectures e che vennero poi pubblicate postume nel 1988.

Calvino identificò alcuni valori (e i loro opposti) da cui partì per scrivere cosa suggeriva di portare nel nuovo Millennio (quello che stiamo vivendo) in ambito letterario: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità. La sesta lezione, con l’ipotetico titolo di “coerenza”, non fu mai scritta, ma solo abbozzata in qualche appunto.

 

Nel progetto di ricerca Consistency, Alice Pedroletti considera il libro un oggetto che gradualmente viene smontato, analizzato e rappresentato attraverso delle “visioni” che trasformino il linguaggio delle parole in linguaggio delle immagini: nasce quindi una relazione diretta con la scrittura, che viene temporaneamente annullata dall’immagine. I valori che Calvino identifica diventano rebus con i quali costruire un immaginario.

 

Partendo dai canoni artistici della natura morta, comuni al linguaggio dell’arte, l’artista ricostruisce delle piccole narrazioni attraverso quei simboli apparentemente classici, ma che in realtà reinventano la propria funzione (storica e quotidiana) attraverso una finzione contemporanea.

La forma e la formalità degli oggetti è costantemente indagata, in un perenne tentativo di dialogo con il testo delle Lezioni Americane e con gli inifiniti riferimenti che ne derivano, intesi come esercizi, suggerimenti o appunti per una possibile relazione tra arte e letteratura.

 

 

L’archivio fotografico della ricerca è consultabile (e conservato) esclusivamente su Instagram tramite scansione di QR code, a sottolinerare la precarità e fragilità dell’arte in legame alla tecnologia.

 

Consistency è una ricerca aperta e in divenire di cui viene presentata la prima parte di lavoro.

 

 

 

“A book is also an object.

Made of paper, cardboard, ink, images, and words.

The words are made by letters and each of them has a shape that recalls many different and possible things. So, I could say, that a book is made of objects. 

Small symbols – merged together – that we use to communicate, express feelings or tell stories we want to share. Is there a relationship between the letters that compose the words and the objects that make up our lives? Beyond the specific form of both, which can easily mutate, the attempt is to investigate the use that the single letter assumes in relation to and united to the others, comparing them to the objects that each of us discards, forgets or does not consider important anymore.”

 

 

“Un libro è anche un oggetto.

Fatto di carta, cartone, inchiostro, immagini e parole.

Le parole sono fatte da lettere e ognuna di loro ha una forma che ricorda molte cose diverse e possibili. Potrei dire quindi che un libro è fatto da oggetti.  

Piccoli segni che uniti tra loro, usiamo per comunicare, esprimere sentimenti o raccontare storie che vogliamo condividere.

Esiste una relazione tra le lettere che compongono le parole e gli oggetti che compongono la nostra vita? Al di la della forma specifica di entrambi, che può facilmente variare, il tentativo è quello di indagare l’uso che la singola lettera assume in relazione e unita alle altre paragonandole agli oggetti che ognuno di noi scarta, dimentica o non considera importanti.”