Nel cuore dell'incantevole Ragusa Ibla, il nobile Palazzo Arezzo di Donnafugata rinasce come intimo boutique hotel dotato di dieci – curatissime – stanze, una diversa dall'altra, tutte incorniciate da affreschi e impreziosite da opere d'arte contemporanea

Prima di arrivare alla maestosa Piazza del Duomo, Ragusa Ibla si presenta come un dedalo di viuzze strette, dove i palazzi raccontano di un passato nobile e glorioso, ma allo stesso tempo comunicano una sensazione crepuscolare, tipica di certe zone della Sicilia. Ed è proprio qui, nel cuore della Val di Noto, che sorge a.d. 1768, un ricercato – lussuoso quanto discreto  boutique hotel dotato di dieci camere, una diversa dall'altra, ognuna con un nome speciale.

 

Il progetto, firmato dallo studio Vemworks – composto dagli architetti Marco Dellatorre, Emanuele Corte e Vittoria Fiorito  insieme alla proprietaria dell’hotel Giuseppina Donato e realizzato sotto la supervisione della Soprintendenza di Ragusa, ha riguardato il sapiente restauro conservativo e il consolidamento di uno degli edifici nobiliari meglio conservati della città, il Palazzo Arezzo di Donnafugata, che sorge all’incrocio tra la Piazza del Duomo e via Conte Cabrera.

L'antica dimora patrizia, le cui origini risalgono al 1768, è rimasta disabitata per circa 10 anni, fino a quando l’intervento della società Cabrera ha promosso la sua riconversione in struttura ricettiva di lusso. Il progetto ne ha riportato in vita l’antica essenza, depurandola dai rimaneggiamenti di circa 250 anni di storia. “Ora più che mai è possibile apprezzarne l’architettura nelle sue forme originarie. Ed è proprio l’architettura, con il suo stilema compositivo, ad avere il ruolo di assoluta protagonista” riferiscono gli architetti dello studio di progettazione attivo tra Milano, Torino e New York.

Con la sua sontuosa facciata in muratura in pietra calcarea intonacata, l'edificio si distingue per le linee raffinate che rimandano allo stile neoclassico ma rivisitato in chiave eclettica. Il portone d’ingresso di via Conte Cabrera è incorniciato da un trilite di colonne con capitello composito in stile ionico, impreziosito da ghirlande e fregi ai piedi dell’architrave. Il portale, le mensole dei ballatoi e il cornicione con i cantonali, insieme al portico e alla scala del cortile, appartengono ai primi rimaneggiamenti dell’edificazione originaria databili intorno al 1800, mentre i sopra porta e le ringhiere di via Cabrera e piazza Duomo sono di successiva fattura.

Oltrepassato il maestoso portone si passa attraverso un avvolgente e accogliente cortile interno la cui pavimentazione è realizzata in pietra pece e calcare con intarsi. L’androne principale, sul lato nord, conduce all’antica Carretteria e ai vecchi magazzini, ora convertiti in cucina, sala di ricevimento, zona colazioni e area lounge. Frontalmente una scalinata a tenaglia in pietra pece con corrimano neoclassico, al centro della quale si staglia un portale ad arco con lo stemma nobiliare, conduce al loggiato del piano nobile, prospiciente piazza Duomo.

Al primo piano tra otto camere si alternano diversi ambienti di condivisione, come la sala ricevimento e gli spazi di disimpegno. “Tutte le stanze hanno il nome di persone a me care”, spiega Giusy Donato, proprietaria dell’hotel, “diventano pertanto un omaggio alle persone che hanno avuto un’influenza nella mia vita e che ho sentito la necessità di rappresentare’ con precise scelte di arredo, colori, arte e finiture”. In ogni camera, inoltre, è esposta un’opera realizzata appositamente da Max Ferrigno. Nell'interpretazione dei diversi protagonisti, infatti, l’artista sì è ispirato agli oggetti che ne hanno connotato la vita: dal gelato di Donna Agnese al fucile di Don Nino, fino agli occhiali di Don Marco.

Dal corridoio del piano primo una scala interna sapientemente restaurata, sulle cui pareti incombono tre minacciose garguglie siciliane come a controllare gli accessi degli avventori, conduce al livello superiore dove sono state ricavate due suite, una con terrazzo panoramico, entrambe con una vista privilegiata su piazza Duomo. L'attico è circondato da una lunga inferriata che si distingue per un discreto motivo a colonnine appena percepibile.

Le camere di A.D. 1768 sono state pensate una ad una, con una cura intima e minuziosa, così da esprimere al meglio una precisa personalità. Ove possibile sono state mantenute le pavimentazioni originarie; le vecchie lastre in pietra pece non recuperabili di alcune camere e delle parti comuni sono state invece sostituite con cementine siciliane di nuova fattura che donano colore e dinamismo agli ambienti. Gli arredi, in contrasto al contesto storico, alternano linee contemporanee, minimali ma briose, a selezionati pezzi vintage, così da enfatizzare l'architettura nella sua purezza, i soffitti affrescati e tutte le decorazioni originarie restaurate.

L'alternanza di ambienti ricercati in ogni dettaglio uno diverso uno dall'altro, i contrasti audaci tra antico e moderno, il mix tra cementine siciliane e pavimenti originali dalle geometrie attualissime, l'intreccio tra arredi di design, pezzi di antiquariato e opere d’arte contemporanea: tutto concorre a creare un'esperienza di ospitalità senza tempo ma dotata di ogni comfort, esclusiva e al contempo domestica, lussuosa ma intima e accogliente. Un'ospitalità siciliana.