Un libro, a cura di Emanuela Frattini Magnusson, racconta il lavoro di Gianfranco Frattini: un designer che progettò con amore e attenzione (dai caschi gialli per i cantieri ai divani)

L’attenzione determina gesti d’amore. Che possono avere tante forme, incluse quelle dell’architettura e del design, misure e creazioni pensate per la vita degli altri. Della propria attenzione fa una vera e propria arte Gianfranco Frattini, architetto e designer di Padova ma di casa a Milano sin dai tempi del Politecnico, dove si laurea nel 1953.

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E ora, a vent’anni dalla sua scomparsa, Silvana Editoriale pubblica un volume che raccoglie una storia d’amore. O forse, di attenzione.

Non importa distinguere causa ed effetto perché i suoi disegni sono generativi di oggetti amorevoli, a cominciare dal casco giallo di protezione per i lavoratori dei cantieri fino agli imbottiti Sesann, divani e poltrone rigonfie di coccole per chi vorrà accomodarvisi.

Con molta ironia: Sesann sta per 'sei anni' in dialetto milanese, pari al tempo trascorso tra questa serie e la precedente collaborazione con Cassina.

Un gioco che però sottolinea anche i grandi cambiamenti che quei sei anni hanno rappresentato nella sua concezione degli spazi e della vita domestica, passando da poltrone rigide a una visione informale del soggiorno.

Del resto, a giocare aveva imparato molto presto, quando venne accolto nello studio di Gio Ponti, suo maestro e mentore anche di una filosofia dell’architettura, per diventare un giocoliere della lingua della progettazione, senza mai smettere di stupire il pubblico.

E se di Ponti riprende l’idea che l’oggetto e lo spazio siano due realtà indissolubilmente legate in una relazione specifica, Frattini ci mette la sua personale interpretazione del mondo, dando vita a un universo fatto di materiali, colori, forme costruite con attenzione.

Lo dimostrano alcune abitazioni progettate in ogni loro parte da Frattini, dove i colori, dal pavimento al soffitto, dovevano fare da ritornello a quelli degli arredi e dei tessuti scelti, progetti come boalum, quello straordinario serpentone luminoso prodotto da Artemide, ma anche il materiale d’archivio, ora conservato allo CSAC di Parma e utilizzato come linea guida per questa pubblicazione (che è stata successiva a un’esposizione).

Un esempio?

Il lavoro per le posate Ricci del 1972. Emerge il metodo Frattini: un numero imprecisato di disegni di forchette, coltelli e cucchiai è accompagnato dalla loro visione in sezione per poi giungere a osservare il loro comportamento nell’utilizzo: il cucchiaio appoggiato sul tavolo, accoppiato, sollevato…

La questione dell’uso dell’oggetto cattura l’attenzione di Frattini che, come racconta la figlia Emanuela, passava dal disegno a prove e prototipi.

Questo aspetto della produzione ha sicuramente avvicinato moltissimo Frattini all’artigianato di cui era grande estimatore. Il rapporto con l’ebanista Pier Luigi Ghianda, poi grande amico, così come quello con Cesare Cassina saranno forieri di grandi scoperte e invenzioni.

Senza dimenticare i tessuti. Il primo incontro è con Jole Gandolini, creatrice di tessuti e tessitrice lei stessa, presto grande amica e sodale creativa di Frattini per tutta la vita. Disegni geometrici, scacchi spesso, in attesa di usare un figurativo, determina gli spazi e disegna gli interni delle sue creazioni, incluse le sue famosissime porte a soffietto.

Così amate da non passare inosservate nemmeno oltre confine e diventare fonte di ispirazione per designer olandesi che hanno raggiunto fama mondiale.

Ma tutto questo non è che un dettaglio. Perché il volume Gianfranco Frattini. Design 1955/2023 curato da Emanuela Frattini Magnusson (con i testi di Massimo de Conti, Alessia Interlandi, Massimo Belotti, Ryan Turf, Maria Chiara Manfredi)  è un catalogo di gesti d’amore che, proprio in quanto tali, hanno influenzato e continueranno a influenzare i nuovi designer dell’attenzione.