Parla Giovanni Atena, direttore dell'Ufficio ICE per il Messico, Costa Rica e Repubblica Dominicana: il settore contract rappresenta un'opportunità per i progettisti e i marchi italiani. Ecco in che termini

Alberghiero, residenziale, turistico, centri commerciali, infrastrutture… Sono questi i settori in cui si focalizzano le grandi opere contract a livello internazionale. Ma con differenziali, spesso dovuti al particolare momento storico che stiamo vivendo. “In Messico, Costa Rica e Repubblica Dominicana”, spiega Giovanni Atena, direttore dell'Ufficio ICE di questi Paesi, “i settori alberghiero, residenziale e commerciale sono quelli di maggiore interesse per le aziende italiane oggi. Perché nonostante siano previsti importanti investimenti infrastrutturali in porti, aeroporti e linee ferroviarie metropolitane, il settore sta risentendo della diminuzione degli investimenti pubblici”.

Iniziamo dalla Cosa Rica. Qual è la situazione nella consegna di opere chiavi in mano’ tra pubblico e privato?

Partiamo dai dati. Da gennaio 2017, il comparto della costruzione mostra un andamento altalenante con una diminuzione del PIL settoriale fino a giugno 2018. Nel trimestre giugno-settembre 2018 c’è stato un breve e marcato aumento del 10% seguito però da un nuovo rallentamento nella dinamica di crescita da settembre 2018 ad oggi. Questi dati sono, soprattutto, la conseguenza della diminuzione degli investimenti sia privati che pubblici.

Come sono cambiate le richieste della committenza riguardo le commesse negli ultimi mesi?

Si può già stimare che le aree comuni passeranno in secondo piano e gli spazi privati assumeranno un’importanza maggiore sia nei nuovi progetti che in quelli esistenti. Con una costante: il disegno dovrà adattarsi a una nuova normalità in cui sia garantita la sicurezza del singolo. Una delle principali alternative possibili diventa quella di adattare gli spazi preesistenti, ma non va sottovalutato l’impatto che gli stessi potranno avere nell'adeguamento all’era post Covid-19.

Secondo l’architetto Diaz di Ferretería EPA, la tendenza attuale è quella di ricercare idee per ottimizzare spazi e renderli più efficienti e centrati sul bisogno dell'individuo, lasciando da parte le aree comuni. Tornare al naturale, alle cose semplici, alla depurazione essenziale degli spazi, quindi. Secondo Diaz, questo cambiamento si deve probabilmente all’emergere del bisogno di ritornare ai fondamentali, eliminando bagagli extra o non necessari che ci si portava dietro e che si riflettevano negli spazi personali.

Oltre a Diaz, ci sono altri progettisti attivi e interessanti, anche italiani?

La storiografia costaricana ha assegnato agli architetti e artigiani italiani il ruolo di contrattisti e importatori di materiale per la costruzione, oltre che quello di esperti nel lavorare con tecniche tradizionali materie come la pietra e il marmo, anche in chiave ornamentale. Di loro parlano opere di grande importanza quali il Teatro Nazionale. Invece ce ne sono altre a cui gli architetti e artigiani italiani hanno partecipato che sono oggi a rischio come, per esempio, la cappella dell’Asilo Chapuí a San José, oltre al Tajamar di Puerto Limón, insieme a manufatti architettonici e ingegneristici realizzati nel XX secolo.

D'accordo, questa è la storia. Guardando avanti, invece, qual è la situazione? Ci sono opere degne di nota e situazioni in cui i nostri progettisti e marchi possono trovare interessanti nicchie di mercato?

Senza dubbio un fiore all'occhiello resta il Ruta Barranca - Limonal: il progetto finanziato dalla Banca Interamericana di Sviluppo che prevede la costruzione di opere infrastrutturali di collegamento denominate Cuatro Cruces, Monteverde, Judas de Chomes, GuacimalPozo Azul e La Irma, oltre alla modernizzazione dei ponti sul fiume San Miguel, Naranjo, Ciruelas, Seco, Aranjuez, Sardinal, Guacimal, Lagarto, Cañamazo, Congo e Abangares.  E include infine la costruzione di un lungomare pedonale e ciclabile.

Spostiamoci invece nella Repubblica Dominicana. Qual è la situazione nella consegna di opere chiavi in mano tra pubblico e privato?

Qui partiamo da un dato incoraggiante. Dopo anni di lavoro e di attesa possiamo segnalare l’approvazione della nuova legge n. 47/20 che regola tutto il processo di alleanze pubblico-privato, puntando a facilitare lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi di interesse sociale nel Paese. La legge recentemente approvata determinerà auspicabilmente un aumento degli investimenti infrastrutturali e ha la peculiarità di regolare tutto il processo delle opere che verranno appaltate dalla progettazione alla consegna dei lavori.

È chiaro che, all’interno di questo nuovo quadro, si aprono possibilità per i designer italiani che potranno ricercare alleanze con i gruppi privati che parteciperanno allo sviluppo del nuovo piano infrastrutturale. Considerato poi che le opere dovranno risultare congrue a diversi parametri economici, sociali e ambientali, gli architetti italiani possono sicuramente apportare un valore aggiunto.

In che ambiti si declina in modo più significativo il contract delle grandi forniture?

I settori d’interesse degli ultimi anni sono legati soprattutto allo sviluppo turistico alberghiero, lungo la costa e nella capitale del Paese. Negli ultimi anni diversi gruppi internazionali sono entrati nel settore alberghiero (Sheraton, Ramada, Radisson, Gansevoort) e dati pre-Covid stimavano la realizzazione di 5 mila nuove unità abitative l’anno con l'obiettivo di arrivare ad averne 45 mila entro il 2025 per accogliere i 10 milioni di turisti previsti in quella data. Le leggi n. 158/01 e  n. 195/13 offrono notevoli vantaggi fiscali alle iniziative del settore. Va segnalato anche che il comparto dell’edilizia residenziale e commerciale sta vivendo un vero e proprio boom in diverse aree del Paese.

Come sono cambiate le richieste della committenza negli ultimi mesi?

La costruzione di uffici e torri residenziali, dopo uno stop di qualche mese nel primo periodo della pandemia, mostra nuovamente un buon dinamismo.

Quali sono i progettisti più attivi e interessanti in quest’ambito? Ci sono molti italiani? 

L’influenza del design e dell’architettura italiana in Repubblica Dominicana sono noti. Basti pensare che il Palacio Nacional è stato progettato dall’architetto italiano Guido D'Alessandro Lombardi o che uno dei decani dell’architettura nazionale, Rafael Calventi, studia e si forma a Roma come alunno di Pier Luigi Nervi e, una volta tornato nel Paese caraibico, definisce una tendenza architettonica nota come ‘Eje Italia’ (Asse Italia) insieme agli altrettanto celebri architetti dominicani Victor Bisonó e Manuel Salvador Doi Guatier, integrando il concetto di storia e umanesimo nella visione del progetto. Per tornare ai nostri giorni, va ricordata la prima Design Week RD organizzata nel 2019 che ha visto l’Italia come invitato d’onore e la presenza di diversi architetti italiani come relatori in varie conferenze.

Senza dubbio c'è la possibilità di trovare buoni ambiti di espansione nel design e nell'arredamento di hotel, centri commerciali, uffici e opere residenziali. Per quanto riguarda invece le opere infrastrutturali non dimentichiamo che importanti aziende italiane, come Impregilo e Acea, sono già presenti nel Paese e che buone opportunità potrebbero sorgere da alleanze o commesse dei grandi gruppi del settore. Non da ultimo, tra i progetti attualmente in fieri, c'è la costruzione e la modernizzazione della rete ferroviaria metropolitana con la conseguente edificazione o ristrutturazione delle sue stazioni.