A Mosca, l'abitazione di Timati, noto rapper e produttore discografico russo, è un palcoscenico che esalta il dialogo tra una selezionata antologia di arredi di design made in Italy e una vivace collezione d’arte contemporanea

È sempre stato un rapporto molto intenso e trasversale quello che lungo i secoli lega l’Italia alla Russia. E dai contributi di massimo splendore lasciati dagli architetti e artisti italiani nel Settecento a Mosca e a San Pietroburgo a oggi il passo è breve. Porta la firma di RPBW per la V-A-C Foundation, per esempio, il progetto di GES-2 House of Culture, la recente riconversione in una prospettiva mix use di una centrale elettrica dismessa costruita nel 1907 a Mosca, riformulata come nuovo catalizzatore di esperienze culturali in chiave di dialogo e confronto. Nella fattispecie, invece, porta la firma delle major italiane l'arredo che popola gli ambienti del palcoscenico privato di Timati, pseudonimo di Timur Il'darovic Junusov, rapper e produttore discografico russo, classe 1983, un profilo Instagram che annovera oltre 17 milioni di follower - un re della comunicazione social.

Negli anni, Timati ha sviluppato un'autentica passione per i mobili di alta gamma disegnati e prodotti in Italia. Quella che i nostri influencer più acclamati – da Chiara Ferragni-Fedez, di casa a Milano nella nuovissima CityLife, a Paolo Stella, che abita in un palazzo 'vetrina' fine di Ottocento reinterpretato con l'aiuto degli architetti Ludovica Serafini e Roberto Palomba – conoscono da vicino.

Timati possiede anche una delle più vaste e polifoniche collezioni di arte contemporanea di Mosca, che spazia dai toys pop della Kaws Collection di Brian Donnelly o della Bearbrick Collection a pezzi di Alec Monopoly, Takashi Murakami, Retna, Harif Guzman. Una miscellanea impegnativa da collocare in un'abitazione che, seppur molto estesa, non è una galleria museale. Si tratta infatti di due piani di un moderno complesso residenziale nel cuore di Mosca, tra un parco e uno specchio d'acqua lacustre, “ideali per vivere lontano dai rumori del centro”, spiega Artur Sharf, alla guida dello studio russo Yodezeen che ha curato il progetto d'interni.

“Il cantiere ha richiesto tre anni di messe a punto progressive per raggiungere i desiderata del committente: una casa ultramoderna, funzionale e ben congegnata, priva di soluzioni standard, che fosse anche specchio del suo temperamento e fonte d'ispirazione personale”, continua. “In uno dei nostri confronti periodici, per esempio, Timur mi ha parlato del marchio belga Maarten De Ceulaer e delle Mutation Club Chairs a forma di bolle. Le aveva viste in Italia a una mostra di mobili di design, dove erano esposte in un vivido colore blu elettrico. Ne era rimasto affascinato. Queste poltrone, che poi acquistò, hanno dato l'impulso al concept dell'abitazione, declinato con sfavillanti macchie di colore, una tavolozza in grado di incontrare per assonanze o contrappunti una dimensione fluida ed evocativa”.

Il linguaggio di stimolazione sensoriale e catalizzatore di suggestioni anche sociologiche e di costume, sperimentato dall'architetto con accenti ironici, talvolta spiazzanti, e frammenti narrativi di sapore neopop, ha interessato due appartamenti distribuiti su due livelli, per 575 metri quadri complessivi. Il primo (195 metri quadri) accoglie un ampio soggiorno, due camere per i bambini, una stanza per gli ospiti, una cucina-pranzo, il guardaroba e i locali tecnici; il secondo, sui restanti 380 metri quadri, è invece interamente destinato alla zona padronale, tra la master suite con sala da bagno dotata di vasca a sfioro, quattro stanze-guardaroba, una camera per gli ospiti. Nel layout, lo spazio riservato allo studio funge da baricentro, fulcro visivo e raccordo ideale tra le due unità abitative racchiuse in una planimetria vincolante di stampo ortogonale.

“È stato necessario individuare delle figure dinamiche che si adattassero alla composizione delle singole zone, ricercando, tra dilatazioni e contrazioni spaziali, continuità e discontinuità, volumi e linee spezzate, chiusure e aperture, assialità e simmetrie, un riuscito flusso”, ricorda il progettista.

L'involucro, che integra, occultando alla vista, tutti gli impianti tecnici di ultima generazione, è stato valorizzato dal rigore impresso con una palette materica neutra – declinata tra acciaio inox, cemento, legno, marmo – e con le raffinate nuance di grigi e azzurri polvere che caratterizzano i rivestimenti. Un'illuminazione decorativa e tecnica studiata ad hoc per ogni zona accende poi i riflettori sui veri protagonisti della scena, le presenze di arte e design, mettendo in risalto la temperatura del loro dialogo.

Progetto Yodezeen Studio - Foto courtesy Yodezeen Studio