Una dimora d’arte frutto di un progetto illuminato e appassionato. A Lecce Palazzo Luce, tra arte e design, storico e contemporaneo, si apre per ospitare chi sa apprezzare il lusso, quello colto, contaminato e trasversale

Un Salento per intenditori e/o cultori della bellezza, quella meno scontata.

Un Salento non solo di masserie, trulli, taralli e orecchiette, ma di arte e design d’autore intessuti in un progetto corale un’opera totale che cuce con maestria architettura barocca, opere moderne, fotografia, pezzi storici e contemporanei. Un Salento colto, magnetico, impregnato (e colorato) di stimoli.

È una bellezza luminosa, ça va sans dire, quella che irradia Palazzo Luce, un’antica dimora, ora dal chiaro rimando (e segno) pontiano contaminato da reinterpretazioni contemporanee, raccontata in ogni dettaglio, scelto, scovato, con cura maniacale, devota e commuovente, frutto di una passione, di una tenacia e di un gusto straordinari: letteralmente, fuori dall’ordinario, lontano da ogni cliché, stilistico e territoriale.

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Un lusso non esibito che nasce da una visione colta, totale

Affacciato sulla cavea del Teatro Romano, in una Lecce barocca plasmata dalla pietra locale che cambia tonalità di giallo con il trascorrere delle ore, da guscio duovo a paglierino fino a rosato per culminare nel dorato, Palazzo Luce è un progetto di ospitalità nell’arte.

La dimora di una collezionista si apre a chi ama il lusso: non quello esibito, sfarzoso e ridondante, ma quello che nasce da una visione colta, che attinge dai maestri ma sa ibridare capolavori, riconosciuti quanto quotidiani, con idee, geometrie e texture fresche e dinamiche ma al tempo stesso misurate, al millimetro. Suggestioni suggellate e scolpite da lamine di luce.

In Palazzo Luce ogni elemento, ogni finitura, ogni pattern, ogni tonalità, ogni dettaglio è calibrato per dialogare con le preesistenze fino a posizionarsi in unequilibrio perfetto di volumi, proporzioni e cromie. Un progetto culturale corale e illuminato, frutto di più mani creative, tutte eclettiche e riconoscibili, ma guidate da un’unica regia.

Il concetto di lusso nell’ hotel Ca’ di Dio, progettato da Patricia Urquiola a Venezia

La regia che ha guidato un progetto a più mani (creative)

Dal primo momento che lha visto, Anna Maria Enselmi ha capito che il trecentesco Palazzo dei Conti sarebbe stato la sede ideale per la sua incredibile collezione di pezzi storici di design (da Gio Ponti, la cui cifra stilistica è il fil rouge dellintero progetto dinterior, a Ettore Sottsass, da Franco Albini a Osvaldo Borsani fino a Luigi Caccia Dominioni).

Un luogo speciale, di una bellezza contaminata e contaminante radiosa che ha scelto di chiamare Palazzo Luce perché quello che l’aveva colpita di più era proprio la sua luminosità straordinaria.

Un luogo che sprigiona energia, pensato per custodire opere e oggetti, per ospitarli insieme alle persone. Un luogo frutto di una polifonia di voci a comporre un’unica partitura.

Un docufilm sul progetto in divenire

Comincia con il racconto della ricerca appassionata di Anna Maria Enselmi, il docufilm Palazzo Luce, scritto e diretto da Alessandra Galletta, presentato in occasione di Milano Design Film Festival 2022, che segue il progetto di ristrutturazione delledificio dal principio fino al suo compimento.

Un processo che nel tempo si arricchisce di opere di arte contemporanea (da Ettore Spalletti a Vanessa Beecroft, da Ugo Mulas a Joseph Kosuth fino a Marina Abramovic) e progetti site specific trasformando la dimora di Maria D’Enghien, regina consorte di Napoli dal 1407 al 1414, in un luogo magico, che impreziosisce la bellezza classica e sontuosa del palazzo con guizzi eclettici nati dallestro, intrecciato allo studio accurato, di noti designer e artisti internazionali, come Martino Gamper, Giuliano Andrea dellUva, Storage Associati, Antonio Marras e David Tremlett.

Un progetto di ospitalità nell’arte

Palazzo Luce è un progetto culturale ambizioso: uno spazio immaginifico, eppur domestico, in divenire. La dimora di una collezionista competente e intraprendente si apre al mondo di professionisti e appassionati, ma anche di semplici amanti della bellezza, quella delle piccole cose (poetiche e geniali), in cui i volumi monumentali del palazzo barocco, ricamato in ogni elemento, dialogano con le forme creative più attuali e sferzanti.

Il risultato è un percorso labirintico tra ambienti che intrecciano suggestioni e stili, epoche e decori a creare ununica, grande, wunderkammer, una camera delle meraviglie dalle diverse sfaccettature. Mescolando ottanio e ottone ossidato, bianco abbacinante e pietra leccese, colori squillanti e tonalità polverose, quella restituita è una tavolozza cromatica sgargiante ma ponderata, amplificata dalla luce che ne cristallizza le geometrie. Una composizione mutevole eppur sempre esatta. Un unicum che lascia incantati, stregati.

Una casa d’arte che accoglie i suoi ospiti

Immaginato come una casa d’arte che accoglie i suoi ospiti, Palazzo Luce si svela in un dedalo di passaggi. Ogni spazio è abitato da opere d’arte e di design, e da interventi speciali pensati dagli artisti in una dimensione viva e luminosa.

Una successione fluida di ambienti invita alla scoperta e dona continue sorprese e meraviglie. Stanze, saloni, corridoi, volte, dal piano nobile fino alla grande terrazza, impreziosita dal giardino mediterraneo e dalla vista privilegiata sul Teatro Romano, non c’è una configurazione che non risponda a un preciso criterio concettuale ed estetico.

Tutto confluisce in un’eleganza dosata ma pregna, austera eppur guizzante, a restituire la sensazione di vivere fuori dal tempo, in una bolla di bellezza.

Una trasformazione nel segno di Gio Ponti

Il docufilm Palazzo Luce è un racconto corale, costruito grazie alle testimonianze delle esperte di design moderno e contemporaneo Rossella Colombari e Nina Yashar, che hanno aperto per Anna Maria Enselmi i loro preziosi archivi, dellarchitetto Giuliano Andrea dell'Uva, che ha curato il progetto di ristrutturazione e trasformazione delledificio nel segno dello stile inconfondibile di Gio Ponti, di artisti che si muovono sul confine tra arte e design, come Martino Gamper e Antonio Marras, che hanno realizzato per lo spazio opere in dialogo con i pezzi originali di Ponti.

Gli interventi e le collaborazioni in un dialogo personale con il palazzo

La testimonianza della gallerista Lia Rumma, che ha affiancato Anna Maria Enselmi nella scelta e nella collocazione di una serie di opere nelle stanze del palazzo, è accompagnata da quella di artisti del calibro di David Tremlett e Joseph Kosuth, che hanno ideato per il palazzo due interventi site specific.

Installazioni site specific le hanno realizzate anche Giuliano Dal Molin e Marzia Migliora, che si è ispirata al patrimonio letterario (libri sia di narrativa che fotografici, preziosi cataloghi di mostre e opere, collezioni di riviste di moda...) selezionato con competenza e passione per la biblioteca della dimora.

Accanto a loro, altri artisti di ultima generazione come Gian Maria Tosatti e Michele Guido che nel documentario parlano sia delle loro opere sia del loro dialogo personale con Palazzo Luce.

Pezzi originali, rimandi e citazioni pontiane

Palazzo Luce viene raccontato fino a quando ogni suo spazio, ogni stanza, ogni ambiente arriva a comporre un luogo in cui architettura, arte e design convivono, dialogano, si esaltano nella loro vicinanza, frutto di una giustapposizione armonica, a volte audace, sempre studiatissima.

I pezzi originali e le citazioni a Gio Ponti non si contano. Dalla celeberrima Superleggera alle maioliche, da arredi realizzati ad hoc, come una sorta di parete attrezzata in una delle suite, ai sanitari, strepitosi nelle loro forme e tonalità, fino ai disegni preparatori dei progetti, a cui si aggiungono sistemi ispirati al segno grafico pontiamo, come il mobile bar dalle geometrie colorate disegnato da Martino Gamper.

(Una selezione) degli artisti e dei designer che firmano le opere che allestiscono gli spazi

Nella collezione design di Anna Maria Enselmi sono presenti, tra le altre, anche opere di Franco Albini, Gae Aulenti, BBPR, Osvaldo Borsani, Luigi Caccia Dominioni, Carlo Mollino, Hans-Agne Jakobsson, Pier Giulio Magistretti, Ico e Luisa Parisi, Ettore Sottsass, Studio PFR, Seguso, Oscar Niemeyer, Audrey Large, Josè Zanine Caldas.

Quella di opere d’arte comprende capolavori di Ettore Spalletti, Vanessa Beecroft, Pietro Consagra, Alfredo Jaar, Mimmo e Francesco Jodice, William Kentridge, Luca Monterastelli, Ugo Mulas, Gilberto Zorio, Marina Abramovic, Joseph Kosuth, Marzia Migliora, Gian Maria Tosatti, Brigitte Niedermair, Andrés Reisinger, David Tremlett, Andrea Bowers, Nazgol Ansarinia, Giuliano Dal Molin e Thomas Ruff.

Una visione e una passione (e un gusto) fuori dall’ordinario

“Ho voluto definire questo progetto il mio testamento” spiega Anna Maria Enselmi. “Ti chiedi cosa posso lasciare di bello? Al di là di uno scritto in cui doni le cose a cui tieni di più ai tuoi cari, lasci ciò che sei e che la gente lo deve sapere, anche se sei una pazza visionaria, una persona che ha speso tutto quello che aveva per comprare oggetti… quindi mi sono detta: Palazzo Luce è il segno più puro che posso lasciare di me. C’è la mia folle visione, la mia passione per l’estetica, per l’arte, per il design, e questo io lo considero un testamento”.