Una villa cittadina ritorna alle sue origini di architettura eclettico/liberty per ritrovare una forte connotazione di sapore internazionale nella modernità delle scelte progettuali

È un piacere incontrare Ezio Riva, architetto con un côte fashion coltivato in importanti lavori per brand del lusso e una grande maestria nel realizzare progetti di cura sartoriale traslati anche in ambito residenziale. Come questo, realizzato a Milano per una famiglia cinese che ha un legame di lavoro e di vita ancora forte con l’Estremo Oriente, in particolare con Shanghai. Si tratta di un palazzetto fine Ottocento nato come villa unifamiliare, situato appena all’esterno delle Mura Spagnole. “I committenti vi hanno individuato il contenitore ideale per accogliere la loro sofisticata collezione di arredi, pezzi d’arte e accessori antichi, manufatti che hanno un filo diretto con radici e passioni, insieme a un design made in Italy di eccelsa manifattura”, racconta l’architetto Riva. “È un’architettura di stile eclettico/liberty, fatta di mattoni a vista, cementi decorativi, logge e torrette, heritage del piano Beruto (1884-1889), che aveva tracciato il progetto di ampliamento di Milano e, in prossimità della Piazza d’Armi, aveva definito una zona di salvaguardia anche nell’ornato delle aree giunte pressoché intonse fino ai nostri tempi”.

ll privilegio di interpretare e coniugare queste differenti anime, esplorando la complessità spaziale di una tipologia codificata, si è tradotto in una scomposizione della stessa con un’accentuazione espressionistica di forme e volumi orientata a configurare un’abitabilità moderna di sapore internazionale, non scevra da esigenze di rappresentanza e ricevimento. “Sostanzialmente ho cercato di riportare la distribuzione degli spazi più vicina a quella originale, che un progetto a metà degli anni Ottanta aveva ampiamente rimaneggiato anche nello sviluppo delle solette e della verticalità dell’impianto. In particolare, ho ricollocato il corpo scale interno dov’era in principio e ho ripensato le finiture e la destinazione degli ambienti”, ricorda.

Il progetto illuminotecnico ha avuto un ruolo decisivo nella ridefinizione dei rapporti tra le zone del paesaggio domestico, che è connotato da importanti opere d’arte, oltreché da antichi pezzi di cultura orientale chiamati a dialogare con sofisticati mobili e accessori di design moderno di squisita produzione italiana."

“Negli esterni, ben conservati, l’intervento ha interessato soltanto le facciate, con la sostituzione delle finestre che erano state applicate sulle logge e sul coronamento della torretta, chiudendole”. Nuovi serramenti in ferro, con sezioni ridotte in modo da scomparire dietro alle colonnine liberty, caratterizzano ora l’affaccio di questi spazi verso la città, ricreando nell’apparenza le aperture originarie. Negli interni, invece, il punto di equilibrio e transizione è stato raggiunto accorpando, aprendo e rendendo comunicanti i locali, nella percezione di una fluidità spaziale ininterrotta, e mantenendo alcuni elementi verticali che sposano necessità strutturali con segni ancora visibili dell’originale distribuzione.

Ciò si rende evidente soprattutto nel soggiorno al piano terreno, ridisegnato come un unicum generoso e stilisticamente coerente nei percorsi delle varie isole e ambienti formali e informali che gravitano intorno alla scala elicoidale di collegamento tra i cinque livelli della casa. È diventata questa l’elemento forte della narrazione, un oggetto scultoreo e grezzo, di grande protagonismo: la struttura verticale e i parapetti in corten, i gradini in legno di iroko, che costituiscono una sorta di ‘passatoia’ in apparente continuità con i pavimenti di parquet scuro, in parte già esistenti, ricalibrati e riposati a giunti allineati sui diversi piani.

È un’architettura di stile eclettico/liberty, fatta di mattoni a vista, cementi decorativi, logge e torrette, heritage del piano Beruto (1884-1889), che aveva tracciato il progetto di ampliamento di Milano e, in prossimità della Piazza d’Armi, aveva definito una zona di salvaguardia anche nell’ornato delle aree giunte pressoché intonse fino ai nostri tempi."

“In realtà, poi, questo corpo assume un’immagine catalizzante soprattutto nell’elemento centrale intorno a cui si snoda, il pilastro ellittico in corten caratterizzato da asole tagliate al laser che lasciano vedere la parte interna e le cuffie in lamiera dorata che accolgono il sistema di illuminazione verticale”, spiega Ezio Riva. Il progetto illuminotecnico ha avuto infatti un ruolo decisivo nella ridefinizione dei rapporti tra le zone del paesaggio domestico, che è connotato da importanti opere d’arte, oltreché da antichi pezzi di cultura orientale chiamati a dialogare con sofisticati mobili e accessori di design moderno di squisita produzione italiana. Bisognava utilizzare le luci per far risaltare in modo preciso quadri e segni artistici, ma anche nasconderle nei nuovi soffitti galleggianti in gesso che coronano ora gli spazi principali costruendo atmosfere morbide e vellutate, secondo mood classici ma anche contemporanei.

Per il resto, ovunque il timbro e il ritmo del progetto si sono affidati a una miscellanea di accostamenti virtuosi, con una raffinatissima palette materico-cromatica, declinata tra sete e velluti, lacche rosse e ottoni bronzati, marmi, legni e intarsi, come una matrice sottotraccia De Stijl interpretata creativamente. In questo senso l’elemento che più restituisce sul piano simbolico questo savoir-faire è rappresentato dalle porte in legno laccato avorio con inserimenti in ottone, specchio e vetro satinato, opera dello stesso artigiano che le aveva realizzate durante la precedente ristrutturazione degli anni Ottanta. Ha potuto rifarle ex novo secondo il modello originale, laddove non è stato possibile recuperarle e restaurarle; ma in questo intervento si è occupato anche della fornitura dell’arredo custom made. Il valore di altri fili che si riannodano nel tempo e nella storia di un luogo, tutto da rispettare, custodire e tramandare.

Progetto architettonico e d’interni di Ezio Riva Milano - Team di progetto Francesco Tagliero, Marco Venegoni - Opere strutturali Elena Formenti - Foto di Filippo Bamberghi