Il set design e le ambientazioni di Griselda hanno molto a che fare con la narrazione della fortunata serie tv. Per meglio capire come e perché le case hanno giocato un ruolo centrale, abbiamo intervistato il team di progettisti di scena

Tra le serie TV più seguite del primo trimestre 2024, Griselda ha sollecitato numerose curiosità relative alla storia vera della protagonista Griselda Blanco, 'madrina' del narcotraffico Anni '70-'80 tra la Colombia e Miami.

Proposta da Netflix in formato mini-serie (sono solo 6, infatti, gli episodi), Griselda è interpretata da una brillante Sofía Vergara che apre la puntata pilota immersa in un ambiente domestico in notturna, già apertamente espressivo dell'intero mood della sceneggiatura.

Gli interni tipicamente anni '70 di una dimora colombiana, fanno da traccia alle ambientazioni delle successive due proprietà in cui la protagonista si trova a vivere e condurre la vicenda. Carta da parati a pattern geometrici, motivi floreali e imbottiti coordinati. Da Medellìn, infatti, Griselda scappa con i tre figli a Miami, dove abiterà due nuove dimore direttamente proporzionali al successo del suo traffico.

Il set design della serie Netflix è frutto di un'accurata ricerca condotta dal team di professionisti, che hanno lavorato per far sì che si intrecciasse al meglio con la trama, contribuendo a delinearne la narrazione.

In un'intervista esclusiva, Kim Leonard - set decorator di Griselda, Gary McMonnies - art director di Griselda e Stephanie Eventov - founder di Society of Wonderland e designer della carta da parati Uptown utilizzata per allestire alcune scene, hanno spiegato a INTERNI come lo hanno fatto in modo vincente.

Come avete lavorato all'ambientazione di Griselda in termini di interiors?

Kim Leonard: "Non c'erano riferimenti sulle vere case in cui Griselda Blanco ha vissuto. Quindi l’abbiamo creato studiando gli anni '70/'80 e conoscendo ciò che stava accadendo politicamente e culturalmente nel mondo, il continuo afflusso di diverse culture in America e la loro prospettiva sulla cultura americana, e di conseguenza l'impatto sulla cucina, l'arte, il design, ecc. Questo dà automaticamente input su quale dovrebbe essere il tono dei set. Si costruisce partendo proprio da lì: non si tratta dunque di una imitazione, ma di un'interpretazione e una creazione. La maggior parte di questi set è stata girata in location reali, quindi l'architettura è realmente esistente. Abbiamo allestito gli ambienti con i mobili, i lampadari, le piante, l'arte, gli oggetti d'arte, il colore, il tono, tra gli altri".

Gary McMonnies: "Come Kim ha menzionato, non vi era un riferimento specifico per Griselda. Abbiamo condotto molte ricerche sulle case e gli edifici dell'epoca e volevamo trasmettere un’idea di come poteva essere a quei tempi, oltre a evidenziare la narrazione attraverso il design. Abbiamo quindi guardato diverse immagini molto glamour e altre poco attraenti dell'epoca e abbiamo cercato di procedere con ciò che sembrava più adatto alla narrazione".

Griselda cambia diverse case durante lo svolgimento della serie TV, come le avete progettate?

Kim Leonard: "Abbiamo dovuto trasmettere una progressione di ricchezza negli spazi di Griselda durante la sua ascesa. Quando arriva per la prima volta a Miami, lei e i suoi figli stanno da un’amica in una camera da letto, e col passare del tempo, ha molte case sempre più grandi e sontuose. Questo riflette la sua ascesa al potere. Con ogni spazio si percepisce che i colori diventano più vivaci, le fantasie e i tessuti si allineano (un fatto indicativo della sua organizzazione che diventa più forte e strutturata), e nella villa ripresa nel finale della serie, che è dei primi anni '80, l'oro, le sete, le importazioni asiatiche - sono il risultato che "è arrivata" - Griselda può avere tutto ciò che vuole e tutto ciò che ha sognato. È al massimo del potere".

Gary McMonnies: "L'obiettivo era sempre quello di spostare i paletti sempre più in avanti in base a come progredisce il suo stile. Ogni casa, ogni dimora doveva essere più grande e migliore della precedente, per evidenziare la sua ascesa al potere. Filmare è sempre un'esperienza collaborativa, non c'è una voce unica. Una collaborazione tra regista, operatore, direzione artistica, costruzione, decorazione del set, sceneggiatura, ecc. Volevamo tutti mostrare il suo percorso in un mondo sempre più elaborato".

Quali sono stati gli elementi cardine attorno ai quali avete ragionato?

Kim Leonard: "Ogni luogo scelto aveva già un suo stile particolare - quindi già dotato di pezzi d’arredamento cardine. Prendiamo l'esempio della villa di Palm Beach, che era un po' malandata. volevamo rendere l'idea che si trattasse quasi di un rifugio, in più la casa era stata abbandonata. Quindi giocando su quella storia, nella mia mente avevo immaginato che i mobili si trovassero lì da tempo, forse lasciati da una vedova. Coperti, o semplicemente abbandonati. A Palm Beach, una città ben nota per la sua ricchezza, si trovano costosi mobili in rattan con tessuti personalizzati nella veranda e pezzi opulenti stile Luigi XVI nel salotto formale dove vengono ricevuti gli ospiti. Per la villa di Miami, il "grande passo" per l'acquisto di una casa, Griselda avrebbe sicuramente assunto un decoratore d'interni: qui, infatti, tutto è abbinato; il turchese viene introdotto per disegnare un ambiente elegante, e si inizia a vedere l'inserimento dell'oro. Nella dimora finale, un eccesso di dorature e oro, seta, arte e stili dall'influenza asiatica (molto popolare all'epoca), completato da moderni divani angolari in pelle.

Gary McMonnies: "Soldi e potere! Tutti sentivamo il desiderio di raccontare questa storia straordinaria sul denaro e il potere. Tenendo sempre presente la donna e madre che c'era dietro tutto ciò. Ogni decisione sulla location, il décor, la costruzione del set, la palette cromatica e tutto il resto sono stati scelti per dare voce a questa storia".

Quali sono gli elementi da tenere d'occhio mentre si guarda la serie tv?

Kim Leonard: "Come ho fatto io per ispirarmi, potete tenere d'occhio gli elementi tratti dai periodi citati. Per esempio in America, gli anni '70 hanno visto la nascita della disco, ma vi erano ancora molte lotte economiche. Gli anni '80 sono stati invece un periodo di eccessi, ma anche di cambiamenti culturali, combinati con innovazioni tecnologiche. Sono fattori ben osservabili nei set di Griselda, riflessi nella scelta degli arredi e accessori: dalle forme dei bicchieri alle fantasie, dai colori dei mobili che cambiano da marrone/oro ai colori e alle stampe più vivacio. Personalmente, mi sono ispirata a designer come Vera Neumann (degli anni '70) e al suo modo di valorizzare legno ed elementi riciclati; Tony Duquette e Steve Chase per le vibes anni '80 (il loro uso di metalli), ma anche Mario Bellini per le note in pelle moderne".

Gary McMonnies: "Penso che Kim abbia sintetizzato al meglio questo concetto. È il fattore trainante decisivo nello stile che vediamo nei set, poiché Kim e il suo incredibile team hanno portato così tante influenze e sfaccettature allo show, ogni giorno, su ogni singolo set!".

Qual è stato il ruolo della carta da parati? Come l'avete individuata?

Kim Leonard: "La carta da parati è stata un elemento chiave. Selezionata in accordo con i pezzi cardine dell’arredamento individuato per esprimere la narrazione visiva. Sicuramente l'abbiamo scelta per la fantasia, ma il ruolo protagonista era del colore: individuato sempre in modo personalizzato per evidenziare la trama e dialogare con l'arredo".

Gary McMonnies: "Ho selezionato il design della carta da parati (Society of Wonderland x Astek) insieme ad alcuni altri campioni, dopo una lunga e impegnativa ricerca. Necessitavamo di qualcosa di audace e grafico, perché non volevamo che si perdesse nel 'tutto' del set e nemmeno che facesse solo da sfondo. Si tratta di un elemento necessariamente cucito sulle esigenze dello spazio e della storia.

Quindi individuato ciò che più mi soddisfaceva e, dopo averlo mostrato al nostro Production Designer e a Kim, l'ho lavorato con Photoshop e ho traslato la versione originale in una nuova che mixa oro e bronzo che rendesse al meglio ciò che volevo. Sapevo che il produttore di carta da parati con cui abbiamo collaborato , ovvero Astek, avrebbe potuto adattarlo e personalizzarlo.

Alla fine è stata scelta proprio la versione oro e bronzo, poiché non volevamo creare troppo contrasto con i meravigliosi divani che Kim aveva disegnato per  lo spazio. Ero decisamente soddisfatto quando ho visto il prodotto finale e come appariva in camera".

Come è cambiato l'uso della carta da parati dagli anni 70 a oggi?

Stephanie Eventov: "Negli anni '70 l'uso di carta da parati e i colori forti erano molto comuni. Venivano usati quasi inconsciamente, come un modo per mostrarsi inclini all'estetica forte del tempo che pervadeva ogni spazio.

Essere eccentrici negli anni '70 era normale. Oggi è diversa proprio la funzione: la carta da parati e il colore vivace aiutano a affermare la propria cifra e a distinguersi dall'approccio minimalista tanto amati interni, ormai scontato e sicuro.

È anche un modo per mostrare la propria personalità ed evocare un'emozione. Con le mie collezioni per Society of Wonderland adoro creare dialoghi e intrecci tra riferimenti odierni e le decadi precedenti, in particolare gli Anni Settanta. Cerco di utilizzare sempre un approccio moderno che strizzi l’occhio a uno stile futurista.

In Uptown, la linea utilizzata per la serie, esploro l'idea di sovrapporre opacità e trasparenze per creare un effetto tridimensionale, con il risultato di un look audace ma elegante allo stesso tempo".

Foto di copertina: Credits: Netflix