Rovere, marmo brasiliano e tessuti tridimensionali sono solo tre delle molteplici personalità materiche di questo appartamento in cui la fluidità regna sovrana

Basandosi sulla logica della flessibilità, un concetto con cui stiamo instaurando una relazione privilegiata da ormai qualche tempo, l'architetto Leandro Garcìa ha riprogettato gli spazi di un appartamento a Curitiba, in Brasile.

Cinza Apartment nasce con la necessità di rompere i cardini di un'abitazione statica, trasformandola in un insieme coeso di spazi fluidi, adattabili a vari utilizzi e momenti di vita. Un obiettivo che l'architetto ha perseguito avvalendosi di due linee guida soft, perché non rigorose, ma estremamente impattanti: la palette cromatica e una corposa varietà di textures.

In primis, Garcìa ha lavorato a una serie di aggiustamenti relativi alla configurazione degli ambienti: più, nello specifico di ogni micro-spazio a disposizione. Volumi e vuoti, proporzioni e allineamenti, simmetria. È stato centrale anche l'intervento dell'architetto sull'altezza del soffitto, che è stato ridotto in prima fase e in nome di una ritrovata fluidità.

In secondo luogo, sono stati posizionati tre volumi disegnati e realizzati in due varianti di marmo brasiliano - nero e grigio - attorno ai quali si organizza l’intero layout dell'appartamento, fungendo da punti di fuga figurativi e perni di aggancio per l'intero progetto cromatico: colori e materiali partono proprio da qui.

La committenza desiderava una palette cromatica sobria, valorizzata da un significativo mix di texture individuate minuziosamente per conferire a ogni angolo degli ambienti una precisa personalità.

È così che i toni neri e grigi del pavimento in resina, i volumi in marmo e la carpenteria in rovere ebanizzato stimano l'occhio a elementi leggeri e rilassati quali tappeti, mobili, tessuti.

L'intero schema cromatico appare come una sfumatura progressiva, che prende il via in cucina, ovvero il punto nel punto più scuro dell'intera abitazione, e si rilassa sempre più man mano che ci si avvicina alla zona notte, dove regna sovrano un luminoso total white.

Pezzi nazionali e internazionali, sia vintage che contemporanei, reclutati in tutto il mondo, contribuiscono a rendere l'arredo degli ambienti personale e strettamente legato alla storia della famiglia proprietaria.

Per la zona giorno l'architetto ha scelto il “Divano Ela” di Arthur Casas per Etel e due poltrone vintage, una in ferro e rattan e l'altra di José Zanine Caldas. Nello spazio sono presenti anche il "ZC2 Coffee Table" di José Zanine Caldas, il "Mocho Stool" di Sergio Rodrigues, e le luci vintage "Class" di Eurico Furio Dominici e "Akari 1A" di Isamu Noguchi.

Il "Tavolo Guarujá" del 1959 con piano impiallacciato in palissandro di Jorge Zalszupin, quattro sedie vintage in palissandro e rattan e la "Big Bossa Lampada a sospensione" di Fernando Prado per Lumini compongono la zona pranzo.

Nel corridoio che conduce alle suite, un tavolo orafo dei primi del '900 funge da consolle. Nelle suite, la selezione concisa dei pezzi mette in risalto i tappeti pakistani fatti a mano.

Nella prima suite, una coppia di tavolini vintage in palissandro. Nella seconda suite, una sedia vintage di Geraldo de Barros, una lampada "Kaiser Idell" di Christian Idell e oggetti in marmo della "Collezione Rituais" di Leandro Garcia costituiscono la zona studio e lavoro.