La dimora di Emilia Petruccelli, nel Quartiere Coppedè di Roma, riflette il lavoro della padrona di casa, fondatrice della fiera Edit a Napoli. Tra balaustre di Maarten Baas e omaggi al neon a Maradona

All’inizio è una vite americana, poi diventa moltissime altre cose: la creatività audace di un architetto visionario dei primi del Novecento, la dedizione artigiana che dà forme a pensiline e grate di metallo, lo spirito di una casa di campagna siciliana e l’atmosfera di vacanza perenne. Con il design d’autore a scandire ritmicamente lo spazio e i tempi delle giornate. 

È il punto d’incontro di suggestioni lontane, la casa romana di Emilia Petruccelli. La gallerista e fondatrice di Edit Napoli, la fiera del design editoriale che a ottobre aprirà i battenti per la terza edizione, ha fatto della sua dimora nel Quartiere Coppedè della Capitale il luogo dove il meglio della scena internazionale del design s’incontra per definire uno spazio d’autore. Qui, in uno stabile dei primi del Novecento nel quartiere in cui l’architetto Gino Coppedè ha modellato le sue visioni eclettiche fondendo Art Nouveau e Medioevo, Barocco e Grecia Antica, Petruccelli ha portato la sua sensibilità di gallerista.

La casa è un mix di pezzi di design su misura creati e assemblati in collaborazione con creativi internazionali e mossi dalla passione di Emilia per l’artigianato e la ricerca. Dalla porta d’ingresso, che si apre sul soggiorno principale, passando per la balaustra su misura progettata da Maarten Baas, fino al piano di sotto con la sala da pranzo e il giardino, la dimora vuole essere ed è “un luogo caldo, vissuto con stratificazione di cose che mi piacciono e mi appassionano, con pezzi iconici e pezzi del cuore”, racconta la proprietaria. 

Facile dire che nella sua dimora Petruccelli ha portato le logiche di una galleria. E anche corretto, ma a condizione di non considerare Petruccelli una gallerista in senso stretto: “Mia, il mio spazio espositivo a Roma, non è una vera galleria: quella definizione deriva dalla sua architettura. Mia è in realtà una boutique con una selezione accurata di pezzi di design contemporanei che spaziano dall’industriale all’editoriale, più pochi pezzi vintage italiani e accessibili. La loro ricercatezza fa pensare alle limited edition, ma così non è. Anzi, è proprio dal bisogno di trovare i pezzi per Mia che è nata Edit Napoli”. 

Lo scouting della padrona di casa trova sbocco in questo spazio su due livelli arredato e impreziosito da opere di Dirk Van Der Kooij, Reinaldo Sanguino, Andrea Anastasio e Coralla Maiuri. Ecco il tavolino da caffè di Hagit Pincovici, il cubo di luce scultoreo di Mieke Meijer, la sedia di Ana Kraš e opere d'arte italiane contemporanee, incluse incursioni che celebrano Napoli, città d’origine di Petruccelli, e la napoletanità, come a luce al neon dedicata a Maradona, regalo di compleanno per il marito. 

Design, certo, ma anche tradizione e memoria, con le graniglie di marmo della pavimentazione che evocano le case di campagna del sud Italia con cui la dimora condivide la distribuzione su due livelli con la cucina al piano inferiore per avere accesso diretto al giardino e la zona di rappresentanza separata, al piano superiore. La stanza dove Petruccelli trascorre la maggior parte del tempo? “La sala da pranzo e la cucina, dove i bambini fanno i compiti e io lavoro. Ma il mio posto preferito è il giardino, dove posso sedere sulla mia Butterfly blu a leggere un buon libro con il mio cane Libero ai piedi”.