Tra archi e morbidezze, curve e linee nette, il mix di forme a contrasto black and white con pochi - selezionati - colori ospiti è il fil rouge che guida lo sguardo in questo elegante appartamento napoletano, ispirato agli stilemi dell'architettura classica

80 metri quadrati situati in prossimità del tratto finale di corso Vittorio Emanuele, a Napoli, sono diventati custodi di un'astuta riflessione creativa e funzionale dell'architettonico di Antonio Di Maro.

Chiamato dalla committenza per ristrutturare il piccolo appartamento con l'obiettivo di vivere la città a stretto contatto con il mare, l'architetto ha reinterpretato il piccolo pied-à-terre, proprio ispirandosi alle logiche delle 'case sull'acqua'. Di Maro ha infatti ragionato applicando la prerogativa progettuale tipica delle imbarcazioni che si basa - sempre - sulla massima ottimizzazione degli spazi: centellinare e progettare in modo strategico.

Un approccio che in questo caso si è rivelato la chiave di svolta per donare un nuovo volto all'abitazione, ora frutto di una fusione calibrata e intrigante tra pezzi contemporanei e tracce di tradizione artistica napoletana.

Due delle scelte strategiche di Di Maro sono esplicitate dalla zona notte, sopraelevata, che copre solo metà della superficie dell’appartamento e si affaccia a tutt’altezza sul living per mezzo di pannelli in policarbonato complici di un intrigante gioco di chiari e di scuri, e l'ampia ma leggera scala che conduce al piano superiore e sembra liberarsi della gravità con l’ausilio di esili tubi metallici fissati al solaio a voltine.

Abbiamo intervistato l'architetto.

Qual era lo stato originale dell'appartamento?

Antonio Di Maro: "L’appartamento era figlio dei frazionamenti novecenteschi di cui sono stati vittima i palazzi della borghesia italiana, violentato in ogni sua forma e senza alcuna consapevolezza compositiva da scellerate soluzioni edilizie, conservava però i canoni architettonici del 'palazzo napoletano':
1) solaio a voltine tenute magistralmente
2) perfetta esposizione solare
3) affaccio sulla corte interna adibita a giardino.

Insomma, la logica compositivo-architettonica dell’edificio è riuscita a salvarsi: un ottimo punto di partenza per ridare dignità stilistica all’appartamento".

Quali stili ha scelto per la nuova anima del loft? Come dialogano fra loro?

Antonio Di Maro: "Sarò onesto, alla domanda “che stile ti piace o che stile hai usato”, rispondo sempre che in realtà io non ho uno stile e credo francamente che non esistano in architettura 'gli stili' intesi come segni impressi all’architettura, credo che esitano delle contaminazioni artistiche e culturali che ispirano le menti degli uomini.

Nel mio caso io mi lascio sempre guidare dalla storia di quel luogo o di quel edificio, limitandomi a rispolverare gli antichi canoni architettonici da cui è costituito, restituendo la dignità ed esaltando quelle che erano gli originali punti di forza.

Nella mia Napoli fatta di mirabili edifici il compito poi è assolutamente facile, basta conoscere o studiare la genomica del singolo luogo e dei grandi maestri del passato".

Quadri storici e pezzi di design, moderno e classico in un mix non fastidioso ma anzi vincente: a chi dispone di elementi d'antan chiusi negli armadi, come consiglia di muoversi?

Antonio Di Maro: "Questa domanda mi dà la possibilità di spiegare il modo con il quale io ed il mio team affrontiamo la realizzazione di uno spazio. Così come per la storia dell’architettura, noi cerchiamo esaltare anche il prodotto dei grandi maestri del passato, contrapponendo spesso elementi antichi come quadri del 600’ a prodotti senza tempo di produzione novecentesca.

Osare con consapevolezza, ma senza paura, il duro lavoro insiste proprio in questo, nella capacità di far comunicare in maniera armoniosa elementi così diversi per epoca e tipologia tra loro, come in una danza sinuosa tra grandi maestri con grande personalità.

Non so spiegare come, ma so che arriva un momento preciso nella mia mente nel quale comprendo che tutto, oggetti, architettura e materiali, danzano mirabilmente in sincrono, in quel momento la mia mente riposa soddisfatta.

Circa gli elementi chiusi in un armadio: è tempo di tirarli fuori, siamo italiani, siamo figli di una tradizione artistico-culturale unica al mondo, tutto quello che è stato prodotto nei secoli ha in se un grande valore artistico, spesso non ce ne rendiamo conto, ma da quanto il mio lavoro si è spostato anche all’estero, riesco a vedere con gli occhi degli altri come siamo percepiti sul piano artistico.

L’esempio emblematico è l’antico lenzuolo ricamato a mano di proprietà della famiglia che abbiamo pensato di riadattare a tende per le due finestre. Insomma del passato non si butta niente!".

Parliamo della cucina: come ha individuato un elemento dalla tale personalità?

Antonio Di Maro: "Il blocco cucina in foglia di laminato oro padroneggia l’ambiente rompendo ogni tipo di sillogismo cromatico: è il risultato delle sapienti ed esperte mani dell’artigianato italiano.

Come dicevo prima: "Osa, osa, osa", questo è quello che ripeto tutti i giorni al mio team, l’architettura, il prodotto, i materiali, noi cerchiamo di sperimentare e osare il più possibile, mettendo anche in contrapposizione materiali o colori difficilmente accostabili, forse è questo in realtà quello che mi affascina di più del mio lavoro.

Risulta evidente però che per osare, condizione necessaria è la conoscenza e lo studio profondo. Sintetizzando le parole chiave credo siano: studio del passato, ricerca, sperimentazione".

La scala fa da quinta al living: ci racconta come è nata l’idea e come è stata progettata?

Antonio Di Maro: "C’era bisogno di un connettivo verticale che collegasse sopra e sotto, c’era bisogno di una quinta di grande impatto che completasse il grande setto murario alto e bianco e c’era anche bisogno di una libreria.

Grazie alle sapienti mani degli artigiani italiani, ai quali ho chiesto un enorme sforzo nel realizzare una scala che lavorasse con “gravità al contrario”, infatti la scala monoitica si regge grazie ai tondini metallici che sono aggrappati al solaio".

Come ha ragionato per il soppalco?

Antonio Di Maro: "In uno spazio piccolo come quello, avevamo bisogno di una zona notte riservata, ma che facesse da 'torretta' di ispezione sulla casa. Utilizzando il policarbonato (materiale povero) che spesso usiamo come vetrata, abbiamo nascosto la camera da letto ed il secondo bagno sul soppalco facendo però trapelare la luce evitando di soffocare l’utente il quale ha una perenne sensazione di libertà visiva sul sottostante living. Questo è figlio degli studi che portiamo avanti dal 2013 sulla neuroarchitettura".

In conclusione, tra archi e morbidezze, curve e linee nette, il mix di forme a contrasto black and white è un po' il fil rouge che accompagna in ogni stanza dell'appartamento: un ulteriore elemento che conferisce personalità. È voluto?

Antonio Di Maro: "Anche in questo abbiamo utilizzato come maestro la storia, archi, forme organiche e cromie contrapposte noi italiani l’abbiamo ereditato i canoni classici della Grecia antica ai quali molto spesso faccio ricorso.

Molto spesso ci imputano di essere lenti nel concepimento di un progetto di interni, probabilmente questo dato è reale, ma il tempo per l’arte o per l’architettura è necessario per far si che ogni singolo tratto ideato prima su carta e poi sulla materia sia ragionato, immaginato e poi realizzato.

Credo che il tempo e la ricerca siano l’unica strada per una buona qualità del progetto di architettura".