Un’architettura neutra e silenziosa enfatizza prestigiosi pezzi d'arte e design in una miscelanza multiculturale e funzionale. E lo skyline lussureggiante di San Paolo del Brasile entra dalle enormi vetrate restituendo un senso di accoglienza colta e pacata

Il silenzio e la calma sono le prime sensazioni suggerite da Casa Pelusi, un’abitazione ariosa e luminosa, lussureggiante e concettuale nonostante si trovi nel centro della città più grande dell’America Latina. Varcata la soglia, attraversando ampi spazi open space dalle tonalità neutre e naturali che restituiscono un'eleganza colta e misurata, lo sguardo del visitatore è portato altrove, verso l’orizzonte orlato da un tappeto verde di alberi tropicali.

Siamo a San Paolo, in Brasile, nella casa di una coppia di stranieri, italiana lei e portoricano-americano lui, entrambi collezionisti di arte e arredi latino americani. Qui, Carolina Maluhy, architetto brasiliano con base a Londra, ha curato l'interior design focalizzandosi su forme pure e armonia delle proporzioni, avvalendosi di materiali naturali e lavorazioni artigianali. Un progetto sapiente che, con cura minuziosa in sottrazione intreccia i tratti caratteristici dell'architettura moderna brasiliana con elementi dal sapore multiculturale ad enfatizzare le opere d'arte e i pezzi cult di design che costellano gli ambienti.

La prestigiosa collezione di arte concettuale brasiliana e latino-americana e gli arredi brasiliani degli anni Cinquanta e Sessanta sono il frutto di una continua – appassionata ricerca condotta dai due proprietari alla scoperta del Brasile, della sua storia, delle sue tradizioni e delle sue peculiarità. Le opere, i mobili e gli oggetti possono essere osservati da più punti dell'abitazione, enfatizzati dall'architettonica lineare e silenziosa. Nella casa, disegnata in percorsi fluidi che attraversano ambienti aperti, coerenti e luminosi, nulla spicca, nulla attira su di sé l’attenzione: tutto è permeato da una placida armonia. Per godere appieno di ogni opera, materiale o dettaglio.

La difficoltà del progetto è stato orchestrare entrambe le collezioni – arte e arredi – nel contesto di una casa funzionale, accogliente e vivibile, senza la necessità di innesti aggiuntivi all’architettura, concependo quindi lo spazio come un contenitore neutro, così come quando si dà la prima mano di vernice bianca per preparare la tela. Ma Carolina Maluhy è andata ben oltre, distaccandosi dall’idea di disegnare un cubo bianco. Lavorando con pochi materiali e senza usare il colore si è concentrata sulle proporzioni, sull’impatto della luce naturale e sulle superfici, dando ritmo alla configurazione degli spazi.

Il più grande cambiamento strutturale è quello fatto nella penthouse del secondo piano che in origine era una grande terrazza all’aperto. Il dialogo con l'esterno è stato valorizzato con la creazione di una cupola quadrata con un frangisole che regola l’effetto della luce naturale durante il giorno e incornicia il cielo stellato durante la notte, quasi fosse un tempio. Non ci sono colori sulle pareti e nemmeno sui mobili realizzati su misura: nessun elemento ruba la scena. L'armonia con la città che vibra in lontananza è assoluta.

Il legno è il materiale protagonista, dagli arredi vintage ai pezzi artigianali realizzati a mano. A spiccare è il Jacarandá da Bahia, un pregiato palissandro brasiliano dalla profonda tonalità cioccolato venata da sinuose striature, utilizzato da Jorge Zalszupin per realizzare i suoi tavoli massicci e scultorei. La collezione di arredi della coppia raccoglie una serie di nomi noti e suggestioni progettuali che vanno dall’ortogonalità di Joaquim Tenreiro alle curve di Giuseppe Scapinelli, dal razionalismo di Geraldo de Barros alla creatività di Lina Bo Bardi che con il tubolare di metallo, materiale percepito come povero, ha realizzato un'iconica sedia a dondolo.

Da ogni prospettiva dall'abitazione, le zone living sono viste nella loro interezza, in un concetto moderno di open space che racconta l’architettura brasiliana dagli anni Quaranta; originariamente, infatti, il palazzo ospitava il Ministero della Salute e dell’Educazione del Brasile, progettato da Le Corbusier, Lucio Costa e Oscar Niemeyer. La mancanza di elementi che suddividono gli ambienti ha permesso di poter utilizzare un unico materiale per il pavimento, il marmo travertino. L'assenza di distrazioni formali’ ne evidenzia la porosità, le sgranature casuali sulla superficie, le variazioni di colore, ma soprattutto l'intensa bellezza dei segni lasciati dal tempo che passa.

Anche gli elementi in legno realizzati su misura restituiscono suggestioni multisensoriali. Come il sideboard, punteggiato da opere di Fernanda Gomes nate dalla trasformazione di elementi di scarto, che corre su tutta la lunghezza del muro: appare e scompare a seconda dell’angolo visivo da cui lo si osserva e degli effetti della luce sulla superficie venata.

Ampia ma selezionata con accuratezza, varia nelle epoche e nello stile ma coerente, la collezione di opere d'arte della coppia comprende la miriade di lavori sui media dell’artista italo-brasiliana Ana Maria Maiolino installata vicino la porta d'ingresso, lavori di Renata Lucas e Rivane Neuenschwander, oltre allo xilofono dell’artista messicano Pedro Reyes, parte di una serie di strumenti realizzati con armi, ideati per una campagna sul disarmo in Culiacan.

Tra le opere di artisti latino-americani anche le bottiglie di Coca-Cola di Cildo Meireles, considerate tra i pezzi più importanti dell’arte concettuale della seconda metà del 20° secolo, e una scritta al neon dell’artista cileno Alfredo Jaar che riporta i versi M'illumino d’immenso del poeta italiano Giuseppe Ungaretti.

Per Casa Pelusi, Carolina Maluhy ha sviluppato un progetto di interior design che contamina la vita di tutti i giorni con la fruizione formale e intellettuale dell’arte. Un invito a fermarsi e riflettere presente ovunque, grazie alla purezza al silenzio delle forme, alla luce copiosa e al verde rigoglioso: al senso di pace che pervade gli spazi.