L'architetto Patricia Viel e il direttore artistico degli Hotel & Resort di Bulgari, Silvio Ursini, raccontano la nascita di un albergo che fonde l’energia della dolce vita italiana e le atmosfere glamour della Ville Lumière

Il primo Bulgari Hotel è stato a Milano nel 2004. L’hotel pilota. Poi le sinergie creative tra la Maison romana del Serpente e lo studio milanese Antonio Citterio Patricia Viel hanno incontrato altre destinazioni: Bali (2006), Londra (2012), Pechino e Dubai (2017), Shanghai (2018).

Parigi, l’ultimo nato, è stato inaugurato lo scorso dicembre. Ce lo raccontano Silvio Ursini, vicepresidente esecutivo del Gruppo Bulgari, responsabile del progetto Bulgari Hotels & Resorts, e Antonio Citterio Patricia Viel, progettisti di tutti gli hotel del Gruppo nel mondo. Nella fattispecie, la ristrutturazione-riconversione dell’edificio è stata curata con lo studio francese Valode&Pistre.

Dai rispettivi punti di vista, qual è la prospettiva che avete voluto focalizzare con questa nuova proposta di hotellerie nella Ville Lumière?

Silvio Ursini: Abbiamo voluto creare un’esperienza parigina diversa dal cliché abituale, giocando la chiave della contemporaneità e dell’intimità.

Patricia Viel: Coniugare la dolce vita italiana con lo stile parigino. La romanità del brand è restituita nei toni caldi dell’hotel dalla cui sommità si gode di una ineguagliabile vista a 360 gradi su Parigi, che diventa il tratto distintivo del progetto. Abbiamo enfatizzato il relax e la gioia di vivere, privilegiando spazi raccolti, quasi da hotel particulier o da boudoir, con soffitti ribassati e atmosfere intime. E la piena dimostrazione dell’interpretazione del lusso Bulgari si compie nella penthouse: 400 metri quadrati coperti e 600 di esterni situati su due livelli, che regalano una vista inedita sulla città.

Quale caratteristica del sito d'intervento ha stimolato le scelte dell’investimento?

S.U.: L’indirizzo al 30 di Avenue George V è quanto di meglio si possa pretendere sul mercato parigino. Il doppio affaccio dell’edificio, da un lato sull’Avenue, dall’altro sul piccolo cortile privato, ha consentito due tipologie di suite, una con ampie finestre cielo terra sul viale e l’altra con grandi logge che danno sul cortile, un’esperienza senza pari a Parigi.

Quali sono state invece le fonti ispirazionali del contesto sul piano progettuale?

P.V.: La posizione nel Triangolo d’oro, dove si respira la geometria della Parigi di Haussmann con i suoi Grands Boulevards, l’ossessivo ordine monocromo della pietra, i filari ordinati di alberi e l’estensione della città con i suoi grandi alberghi; mentre verso la Senna si aprono le prospettive art déco del Trocadéro. È da questa dualità tra eleganza borghese e invenzione bohémien che il Bulgari Hotel Parigi prende forma, nelle sue linee esterne ridotte all’essenziale per esprimere l’energia dinamica della sua verticalità.

Al netto delle qualità ambientali del luogo, come si è declinato il rapporto con il preesistente?

S.U.: Il preesistente palazzo per uffici, che non abbiamo potuto demolire, ci ha lasciato un magnifico affaccio d’angolo e le ampie finestre, che ben compensano i soffitti non particolarmente alti. Ai piani interrati abbiamo potuto ridurre i parcheggi a favore di una Spa molto grande (1300 metri quadrati) con piscina di 25 metri.

P.V.: Inizierei dicendo che abbiamo ridisegnato (insieme allo studio francese Valode & Pistre) la facciata, originaria degli anni Settanta - che era del tutto incongruente con il tessuto haussmaniano di Parigi - ispirandoci al déco parigino degli anni Trenta-Quaranta degli edifici intorno alla torre Eiffel poco lontana: molta pietra calcarea dorata e serramenti in bronzo. Quanto agli spazi interni - il bar, il ristorante di Niko Romito, la sala fitness, la Vitality Pool, le nove sale per i trattamenti spa e la Spa Suite di 65 metri quadrati, la lounge, le 76 stanze, di cui 57 suite, con alte finestre, terrazze o affacci esterni - sono tutti arredati con attenzione ai dettagli, grazie al prezioso contributo del nostro project director Roberto Mariani: il frigo bar, per esempio, dissimulato in un grande baule di viaggi d’altri tempi, la Nespresso foderata in pelle, le ceramiche originali di Gio Ponti per Richard Ginori adottate come ponderate punteggiature. Citazione di antica romanità è poi la grande spa rivestita in mosaico che accentua lo scintillio dell’acqua con il misurato uso di tessere oro, mentre la seconda piscina, con cascata che sgorga dal logo Bulgari, ha gli stessi decori a ventaglio delle Terme di Caracalla.

Ci sono state concessioni a istanze di design locale o ad altre ispirazioni?

S.U.: Rimanendo nel filone del design curato da Antonio Citterio e Patricia Viel, la scelta più importante è stata quella di unire agli arredi italiani, che caratterizzano tutti i Bulgari Hotel, anche delle finiture di alto artigianato parigino, quali la lacca craquelé, la marqueterie de paille e la pergamena. La presenza artistica è concentrata nella splendida opera Monica Vitti di Yan Pei Ming, tratta da una fotografia di Ugo Mulas del 1960, e nelle foto di Irene Kung che ritraggono alcuni monumenti parigini. Abbiamo potuto inoltre utilizzare non solo le canoniche immagini di gioielli e pezzi celebri dei nostri archivi, ma anche una selezione specifica di rappresentazioni che testimoniano il legame tra Bulgari e Parigi da oltre cent’anni.

P.V.: L’equilibrio della facciata ha una chiara somiglianza con i Bulgari Hotel di Londra, Milano e Pechino ma, come altrove, Bulgari ha voluto sottolineare l’identità locale. A Parigi, questo significa il bugnato, tipico della maggior parte dei monumenti di alto profilo della capitale, dal Louvre al Petit Palais e al Trocadéro. La scelta di utilizzare il rivestimento in pietra permette all’edificio di integrarsi elegantemente nel continuum stilistico del Triangolo d’Oro, e, allo stesso tempo, di affermare la propria riconoscibilità. Il caratteristico motivo Parentesi ispirato alle pietre che pavimentano le strade di Roma, utilizzate nell’omonima collezione di gioielli Bulgari, corre infatti come un tappeto di pietra lungo la facciata per creare un primo invito a vivere questa nuova esperienza nel punto in cui il glamour di Roma incontra la raffinatezza parigina. Sebbene si possa accedere all’hotel attraverso l’ingresso privato dal garage, gli ospiti che entrano dal viale saranno poi accolti dalle due stelle a otto punte incastonate nel pavimento, che si ispirano al celebre fulcro di piazza del Campidoglio, replicato nel negozio Bulgari Roma in via Condotti. Queste stelle sono di granito dello Zimbabwe e il marmo della Breccia Medicea, il prediletto della più famosa famiglia fiorentina.

Progetto di ACPV Antonio Citterio Patricia Viel, Studio Valode&Pistre - Project director Roberto Mariani - Foto courtesy Bulgari