Un solo elemento architettonico risolve le esigenze spaziali, organizzative e funzionali di un piccolo bilocale dallo spirito milanese. Austero ed evocativo, il progetto, che trova la sua cifra stilistica nella forma archetipa a cuspide e la sua ispirazione nel concetto di soglia, è stato sviluppato da AACM, giovane studio di architettura padovano

Un solo semplice volume, un semplice gesto progettuale. Il nuovo innestato nel vecchio: da elemento architettonico ad elemento contenitivo.

Da queste premesse – semplici ma ingegnose –, il giovane studio AACM – Atelier Architettura Chinello Morandi con sede a Padova ha curato la ristrutturazione di un piccolo appartamento milanese nella caratteristica zona dei Navigli. Contenuti i metri quadrati (solo 28) e contenuto il budget, gli architetti Nicolò Chinello e Rodolfo Morandi hanno sperimentato, ideando un un progetto tanto articolato quanto minimale.

Il bilocale, situato in un tipico palazzo di ringhiera milanese, è stato ripensato come rifugio intimo e accogliente, ottimizzandone gli spazi e quindi le funzionalità domestiche. Se Milano ha ispirato l’atmosfera, sobria, soffusa ma dalle forme nette, l'abitazione si distingue per la soluzione progettuale sviluppata.

I giovani progettisti hanno ideato un unico elemento che si inserisce nel corpo architettonico esistente, un unico volume che contiene gli spazi di servizio ed enfatizza le soglie che delimitano gli ambienti. Un unico elemento, protagonista degli spazi, che divide l'ingresso, il soggiorno, la camera da letto e il bagno, diventando un filtro tra pubblico e privato, tra la casa e la città.

La forma archetipica milanese a cuspide enfatizza ogni soglia, scandendo i passaggi tra gli ambienti. L’entrata, il disimpegno tra camera e soggiorno e l’antibagno diventano così momenti di transizione ma anche di contenimento, oltre che tracciare diversi gradi di separazione tra casa e città. Ne nasce un'abitazione rigorosa quanto ovattata, urbana quanto fuori dal tempo.

Come un mobile che scompare nelle pareti, l’arredo diventa architettura: un unico involucro materico rivestito di resina dalle tonalità di un nero cangiante rende gli ambienti rigorosi, raccolti e funzionali, restituendo leggeri ma vibranti riflessi, tra luce e ombra.

Il progetto si cala così nello spirito milanese, interpretandone l’austera visione formale e al contempo enfatizzandone i cambi di scala, in un passaggio dall'aura sacrale di intimità, tra interno ed esterno, tra personale e pubblico.