A Shanghai, il nuovo spazio di lavoro di Attila&Co: un edificio del 1923 che riscopre tutto il fascino della sua storia, contribuendo alla costruzione dell'identità ibrida della città contemporanea

I sapori della Shanghai più autentica sono quelli ancora oggi racchiusi nella preziosa trama dei lilong, gli stretti vicoli della città storica, in gran parte scomparsi, che hanno resistito ai grandi cambiamenti dello sviluppo urbano senza cedere all’avanzamento dei grattacieli e delle cattedrali dello shopping di lusso. Questi sapori si colgono appieno nella nuova sede dell'agenzia internazionale di comunicazione Attila&Co, che si è ritagliata il suo spazio all'interno di una tipica casa a corte radicata nella tradizione architettonica e urbana cinese, nell'area storica più estesa e panoramica di Hengfu.

Tra art decò e moderne contaminazioni

La costruzione, composta da due edifici accorpati, è stata realizzata nel 1923 durante il periodo della Concessione Francese e, nel corso di quasi un secolo, ha mantenuto la sua posizione e l'identità originali, accogliendo elementi art déco e contaminazioni più contemporanee. “È curioso scoprire dalle mappe satellitari dal 1948 fino a oggi, come molti fabbricati vicini siano stati demoliti, modificati, ricostruiti, ma non House of Attila”, spiega Andreina Longhi, fondatrice e ceo dell'agenzia di comunicazione di base a Milano dal 1981.

Bellezza e autenticità

“Chissà, forse è stato merito dell'intolleranza dell'ex proprietario o dell'attitudine protettiva dei residenti del quartiere. A noi piace interpretare questa immutabile persistenza come un rifugio per la bellezza e l’autenticità: un destino per il nostro incontro. Chi ha conosciuto, visitato e amato il nostro primo ufficio-showroom in Yongnian Road ritrova infatti in questo luogo la medesima passione per la Cina vera. Quella delle persone semplici, della vita che scorre in ogni vicolo, dove, dietro ad ogni porta, si intravedono giovani e anziani sempre indaffarati e con grandi sorrisi che riempiono il cuore”.

Fascino senza tempo

Denso di storie vissute e ancora da scrivere, lo spazio di Attila si sviluppa per circa 438 metri quadrati su due livelli intorno alla classica corte-giardino di tradizione orientale, ed è stato ristrutturato con sensibilità e rispetto fin nel più piccolo dettaglio da Nathan Hou/Nothing Studio. “Abbiamo voluto tutelare il fascino senza tempo dello Shanghai Shikumen style in un edificio che ha quasi 100 anni, impiegando materiali di recupero e tecniche moderne volte a coniugare passato e presente, le esigenze funzionali di un luogo deputato al lavoro nell'epoca di Internet con i valori di una cultura differente”, spiega il progettista.

Relazioni complesse

E il riuscito dialogo fra linguaggi e tradizioni invita subito il visitatore a cogliere tutte le sfumature, le stratificazioni e le complesse relazioni tra le parti. Oltrepassato il portone dalla cornice marmorea ritagliato in un muro perimetrale di mattoni dai toni grigi alternati al rosso che sottolinea, secondo lo stile d'antan cinese, la soglia tra sfera pubblica e privata, chi entra si trova infatti immerso in un introverso giardino-cortile circondato da piante con solide radici e foglie di verde vivido esaltato dal motivo figurativo in bianco e nero della pavimentazione in mosaico.

Forme e simmetrie

A questo asse di riferimento del percorso narrativo si rapportano i prospetti di entrambi i fabbricati disposti in modo simmetrico rispetto alla facciata centrale con l'ingresso, caratterizzati da grandi finestre e porte-finestre quadrettate in legno massello recuperato da altri edifici dismessi e dalle decorazioni marcapiano di legno scuro, intenso, continue su tutti i lati, espressioni di eccelsa fattura artigianale proprie dell’architettura d’oriente. Sono le corrispondenze tra forme e simmetrie che diventano declinazioni costanti e altresì mutevoli nello spazio interno. Gli uffici ricavati nelle due ali laterali dell'edificio al piano terra, sebbene separati dall’area welcome centrale, comunicano di fatto tra loro grazie alle interpareti vetrate e bianche che richiamano, in chiave moderna, il reticolo geometrico della facciata esterna.

Luce naturale

Quello che cambia è il registro percettivo degli ambienti, dominato dal bianco puro delle pareti e dal legno chiaro degli arredi che incontra le nuance dorate del parquet di recupero riposato a spina di pesce. È il deciso contraltare alla palette materico-cromatica polifonica degli esterni a favore di un effetto di contratta fluidità valorizzato dalla luce naturale che penetra dalle vetrate interne e perimetrali, queste ultime riaggiornate con doppi vetri custom per migliorare l'efficientamento energetico degli ambienti dotati di impianti di climatizzazione.

Dilatazione spaziale

Il mood varia nuovamente al primo livello, dove l'apertura delle pareti su entrambi i lati del corridoio produce un effetto di dilatazione spaziale subito percepibile una volta lasciatosi alle spalle il parapetto in vetro della scala di collegamento interna. In quello che è diventato un unico open space smaterializzato di forte impatto visivo, oltre alla luce, l'altro protagonista del racconto è ancora il legno che scandisce con una griglia di alti pilastri raw il ritmo di una superficie di circa 150 metri quadrati dedicata alle attività relazionali e agli eventi. L'ultimo livello, discreto e defilato, quasi segreto, circondato dalle tegole di copertura e segnato all’esterno da un piccolo balcone in stile classico, si è conquistato il prestigioso ruolo della lounge: lo spazio più privato ricco di dettagli retrò e di elementi decorativi che omaggiano l'italianità della casa madre.

Decorazioni luminose

Come il meraviglioso chandelier in vetro soffiato proveniente dall’headquarter milanese dell’agenzia che stabilisce un nuovo dialogo con l'orditura in legno massiccio delle travi originali recuperate del controsoffitto a cui si relaziona. Ma l'ospite più gradita anche qui resta la luce del sole. “Quella che, ad ogni ora del giorno, entra silenziosamente, a tratti maliziosa, attraverso il pattern quadrato delle finestre in legno scuro”, riconosce Andreina Longhi, “producendo decorazioni naturali che incantano i visitatori e accompagnano le giornate di chi lavora”.

Progetto Nathan Hou / Nothing Studio - Foto courtesy Bono Yan