Nella città etnea un intervento radicale di ristrutturazione trasforma un appartamento storico in un attico ipercontemporaneo. Merito di una scelta progettuale audace, che punta su un’estetica industriale

Il centro di Catania è un luogo fuori dal comune. È famoso per il Barocco, che dopo il terremoto del 1693 ispira le opere di ricostruzione. Ma appena fuori dall’area storica le vie sono cadenzate da palazzi novecenteschi, che accompagnano la città nella modernità grazie a un’eleganza composta e discreta. È in un palazzo così che Emilio Randazzo è intervenuto con un progetto inaspettatamente audace. La tentazione di restaurare la planimetria originale della casa e rispettarne il dna formale è posta immediatamente in discussione dai grandi problemi strutturali.

I soffitti a volta, tipici degli interni con i tetti a falda, sono in condizioni precarie e la struttura va interamente rinforzata. L’idea è radicale: trasformare una pianta novecentesca in uno spazio contemporaneo, di ispirazione industriale. L’ingresso dell’appartamento, dove abita una coppia con tre bambini, offre una prospettiva insolita. Entrare nell’abitazione all’ultimo piano è tutt’uno con la sorpresa di un ampio spazio dalle altezze inattese, che concede una luminosità rara e una composizione perfettamente adeguata a un nucleo contemporaneo.

L’ingresso è caratterizzato dalla scala che porta al terrazzo di cinquanta metri quadri ricavato nel sottotetto a falda. Una scala che Emilio Randazzo ha voluto semplicissima e lineare per citare l’essenzialità delle scale tradizionali siciliane. In questo caso però si tratta di una manifattura complessa, che si misura con dettagli volti ad alleggerire l’insieme. Ogni tondino della ringhiera attraversa le pedate dei gradini in BauBuche, un microlamellare di faggio innovativo per leggerezza e prestazioni, che si ritrova anche nei solai.

L’insieme risulta ipercontemporaneo e ugualmente capace di suggerire un’architettura ispirata al territorio e alle radici semplici eppure raffinatissime della terra siciliana. Radici che riecheggiano anche in alcuni elementi, come la porta antica dell’ingresso, recuperata e ridipinta in colori vivaci e utilizzata per nascondere un piccolo spazio tecnico. In cima alla scala si apre un ampio terrazzo, che ha anche la funzione di isolare termicamente l’appartamento sottostante per mezzo di una pavimentazione galleggiante. Una scelta opportuna in un clima come quello dell'isola, che richiede un’attenzione costante e la possibilità di intervenire facilmente con piccoli escamotage per migliorare la qualità di vita senza pesare sull’ambiente.

A richiamare un’architettura tradizionale ed evocativa di atmosfere del passato sono anche le grandi piastrelle esagonali dei pavimenti. Le proporzioni oversize di queste cementine ispirate alle superfici di una volta contribuiscono alla costruzione di un pattern astratto e delicato. La planimetria della casa è razionale. La doppia altezza regala levità all’insieme e una luce zenitale di cui tutti gli spazi godono equamente, dando vita a prospettive nette in cui i tagli luminosi esaltano le scelte contemporanee.

Le capriate in acciaio, lasciate a vista, hanno ridato stabilità alle strutture, aumentato le altezze e caratterizzano visivamente le zone giorno. Lo sguardo si ferma sulla composizione slanciata che sorregge il soffitto. Non è più una volta, un elemento architettonico storico, ma un segno dichiaratamente moderno, che regala agli interni un’estetica completamente nuova. Lo racconta bene Emilio Randazzo: “Un ultimo piano un po’ buio e pericolante è diventato un attico pieno di luce”, una casa inaspettatamente ariosa e contemporanea. Le atmosfere industriali accolgono le scelte di interior e di furniture design. I caloriferi di diversi colori, rossi, verdi, gialli per le camere e i bagni, neri per la zona living, fanno da contrappunto alle pareti dalle tonalità intense.

Le lampade minimali di Exenia si armonizzano con le presenze iconiche di Flos. Le Eames Chair di Vitra citano involontariamente la struttura delle capriate e creano un piacevole rimando estetico con lo spazio circostante. Nell’insieme un progetto di grande audacia, sia nelle scelte strutturali sia in quelle molto scenografiche, che hanno sostituito le atmosfere affascinanti ma sorpassate del Novecento con l’amore per la luce e lo spazio dell’architettura contemporanea.

Progetto di Emilio Randazzo - Foto di Benedetto Tarantino