Il brand ha aperto gli archivi e rieditato quattro pezzi storici. In attesa dell’evento al FuoriSalone, l’anteprima della collezione

Italian Echoes è la collezione di quattro pezzi d’archivio che iGuzzini presenterà durante il prossimo FuoriSalone nello showroom milanese di via Brera 5.

Il 26 maggio c’è stata un’anteprima durante la quale Domitilla Dardi ha spiegato il senso dell’operazione insieme al CEO Cristiano Venturini. Per farlo ha dovuto percorrere a ritroso la storia piuttosto incredibile di un’azienda familiare votata alla lavorazione del corno, che nel 1959 'scopre' la termoformatura e diventa, nel giro tutto sommato di poco, un leader mondiale della produzione di luce architetturale.

Un aggettivo che non piace ai puristi, ma molto calzante. Perché iGuzzini in effetti è un brand che produce luci, certo, ma soprattutto brevetti e innovazione in termini di ottica e di tecnologia della luce che migliorano in ogni senso le prestazioni dell’illuminazione artificiale urbana, museale, negli spazi pubblici e di lavoro.

Dal corno alla termoformatura

Il corno si lavora in modo simile alle materie plastiche: è un materiale che, una volta scaldato, si può piegare e modellare. Probabilmente ai fratelli Guzzini non sembra vero che lo stesso processo improvvisamente possa essere adattato a un materiale 'magico' (era il 1959) come la plastica.

L’intuizione, davvero fuori dal comune se si pensa alle Marche del Dopoguerra, è capire di aver bisogno di design. In azienda a metà degli anni Sessanta arriva Luigi Massoni, all’epoca ha poco più di trent’anni.

Per la famiglia Guzzini disegna di tutto: dal tableware alle vasche da bagno, passando ovviamente anche per le luci. La termoformatura è una tecnologia incredibile, scalabile dal micro al macro.

Luigi Massoni poi porta in azienda Gio Ponti: erano anni di entusiasmo e si condivideva volentieri. Dopo poco è la volta di Rodolfo Bonetto. E infine anche lo studio tecnico dell’azienda impara e disegna in modo autonomo.

Aria agli archivi

Non è mai chiaro se riaprire gli archivi è un gesto di ricerca o un atto di resa, per un brand di design. Tranne quando alla sensazione di nostalgia per i bei tempi andati si sostituisce la riscoperta di prodotti straordinari, che irrompono sulla scena come se fossero novità assolute. Con il carisma, è davvero il caso di dirlo, dell’autenticità e della libertà.

Italian Echoes è la lampada Zurigo di Luigi Massoni. La Polsino di Gio Ponti, un capolavoro di semplicità e funzionalità, in cui le componenti sono sempre al contempo decorative e iper razionali. La Nitia di Rodolfo Bonetto e la Sorella dello studio tecnico Guzzini.

Tutti pezzi che esprimono un valore assoluto, con semplicità e una sorta di “normalità” di un tempo in cui lo standard creativo è altissimo.

Il senso di Italian Echoes

Cristiano Venturini insiste nel sottolineare l’importanza del design per iGuzzini, che vivrebbe benissimo anche senza produrre lampade per uso domestico. E intende non il design della luce, ma il design storico italiano, quello di Gio Ponti.

C’è un senso di ritorno a casa, nelle sue parole. Come c’è nelle parole di Domitilla Dardi, che spiega la storia autentica di un’azienda che ha cominciato col corno e oggi è un brand quotato in borsa.

Come se non si potesse arrivare a A a B senza passare per il product design puro. Di certo la lezione è dirompente: rivedere i pezzi storici, rieditati e aggiornati dal punto di vista tecnico, significa rivedere la prospettiva critica da cui si osserva il design contemporaneo. E ripartire dal punto zero.

iGuzzini al FuoriSalone 2022

iGuzzini sarà con Italian Echoes al FuoriSalone 2022. Lo showroom di via Brera è ridisegnato da Scandurra, che ha realizzato un progetto in cui l’atmosfera retro si immerge in una superficie tagliata e decorata da luci tecniche iGuzzini.

Una nota destinata ai professionisti della luce: il piano inferiore dello showroom ospita una light experience, una performance di otto minuti in cui le luci tecniche del brand sono messe alla prova in modo spettacolare.