Cosa cerca il design? E soprattutto cosa sta sperimentando? Il FuoriSalone 2022 è il laboratorio a cielo aperto più vasto del mondo. Ecco perché

Fare design nel 2022 è un po’ come giocare al Piccolo Chimico. Con il mondo e le sue emergenze come banco di prova e senza troppi manuali di istruzioni, che comunque spesso sono incomprensibili. La Design Week 2022 è la dimostrazione che siamo tornati capaci di ragionare sul futuro.

Dopo un periodo, iniziato ben prima della pandemia, in cui sembrava che la facoltà immaginativa fosse diventata competenza degli sceneggiatori di serie televisive. Mentre i comuni mortali, progettisti e creatori compresi, si trasformavano in spettatori impotenti della prossima débacle ambientale.

Fine del lockdown progettuale

La Design Week 2022 è innanzitutto un evento collettivo, partecipato, internazionale. E questa già è una buona notizia. Le facce stanche e felici del popolo del design si aggirano per la Milano tropicale senza paura. L’audacia e l’entusiasmo hanno preso il posto del clima riflessivo e cauto del Supersalone.

Non c’è la ricerca intimistica dei lockdown, il pessimismo cosmico della solitudine forzata. Le aziende hanno aperto meno archivi e, se l’hanno fatto, è per ripercorrere una progettualità che ha dato fuoco alle polveri del design italiano.

Sperimentare con la storia…

La limited edition della Arco K 2022 per il sessantesimo della lampada di Achille e Pier Giacomo Castiglioni esplora le possibilità di materiali e tecnologie di oggi. La base in cristallo sostituisce il marmo: la Arco di Flos trova una nuova leggerezza in una materia quasi invisibile. Come si conviene a un progetto contemporaneo.

E ancora: nuova location decentrata (alla Fabbrica Orobia, bellissimo spazio poco distante da Fondazione Prada) per raccontare un catalogo che, secondo Flos, non distingue più fra architettura e interior design ma risolve invece funzioni del vivere indoor/outdoor, privato/collettivo.

…e con il DNA del design

La riedizione de iGuzzini della lampada portatile Polsino di Gio Ponti ha ragioni diverse, ma altrettanto sperimentali e coraggiose. Il brand si dà come tema Re-Future per rilanciare la propria expertise nella luce ad alto tasso di invenzione tecnica e tecnologica. Ma guarda alle proprie origini per scoprire quali pezzi di ricerca e quali percorsi progettuali ci stiamo perdendo per strada.

Intuizioni felici che oggi hanno un senso diverso, da ripercorrere per vedere se, con la tecnologia, non si possano recuperare progetti e idee che credevamo superate. Polsino è un oggetto iper contemporaneo per semplicità compositiva, cura del dettaglio decorativo (la vite di giunzione), funzioni.

Un sapore déjà vu, ma sensato e costruttivo, anche per la ricerca sull'inflatable e sull’aria come principale materiale costruttivo (chi non si ricorda questo tipo di ricerca alzi la mano).

È il tema del lavoro esposto ad Alcova da un gruppo di studenti della Muthesius Kunsthochschule di Kiel. E anche la collezione di Markus Benesch Show your colours ripercorre processi conosciuti (recupero, attitudine maker, colore come negli anni Settanta) per individuare un percorso in cui la scarsità sia opportunità e non impotenza.

Simposi, conversazioni, talk: la parola scaramantica

Fare ricerca, chiusi nel proprio percorso individuale, non ha più senso. Lo scambio di saperi e l’invito alla riflessione e magari allo scambio polemico è urgente. Formafantasma e Prada si uniscono in Frames, On forest, un simposio di tre giorni con un parterre invidiabile di ricercatori tra design, tecnologia, scienza. Da Anna Tsing che studia le microeconomie spontanee e globali di un fungo gourmet, a Paola Antonelli che riflette da tempo sul design dell’emergenza.

C’è poi la ricerca Tomorrow’s Living in mostra al MEET di Maria Grazia Mattei lanciata da Huawei Aesthetic Research Center e curata da Robert Thiemann. Ne è nata una docu-serie di quattro puntate in cui trenta professionisti internazionali (anche qui designer, architetti, scienziati) spiegano come design e tecnologia migliorano e miglioreranno l’abitare. Conversazioni come riti scaramantici per parlare nuovamente di futuro senza paura.

Il laboratorio natura/città

La natura infine è un altro enorme terreno di sperimentazione. Fiori, piante, vegetazioni in ogni interstizio urbano. Colture idroponiche nelle cucine domestiche. Coltivazioni personali di verdura fresca nei frigoriferi di nuova generazione. Una natura da addomesticare, da urbanizzare.

Ma anche da lasciare libera di trasformare gli spazi urbani e da trattare con rispettosa meraviglia, come succede nella location di Alcova in cui di fatto la vegetazione è un vero e proprio ingrediente della scenografia. E natura che entra nelle case sotto forma sonora (ASMR Instruments, Yamaha Sound Machine) o sotto forma di pattern visivo (Pebble Rubble di Front Design per Moroso+Kvadrat).