È un omaggio – sofisticato e colto – alla natura (letteralmente) del luogo, quello ideato da Cristina Celestino per lo storico Fioraio Radaelli di via Manzoni, ridisegnato da Guglielmo Ulrich nel 1945

C’è tutta le leggerezza aggraziata e calibrata, dosata e al tempo stesso pregna di rimandi eruditi che distingue Cristina Celestino nel progetto di allestimento che rilegge gli spazi dello storico Fioraio Radaelli di via Manzoni 16.

Un omaggio alla ‘natura’ del luogo

L’intervento di Cristina Celestino si ispira alla natura stessa della storica boutique di fiori nata nel 1886. Reinterpretando le preesistenze nate dal progetto firmato dall’architetto e designer di origine danese Guglielmo Ulrich nel 1945 instaura una sintonia fertile tra l’idea di design essenziale e sofisticato che distingue la progettista e la natura addomesticata propria di una fioreria.

Guglielmo Ulrich e il progetto della Fioreria Radaelli

Nel progetto del 1945, Guglielmo Ulrich ridisegna uno spazio rigoroso e rigoglioso dove il confine tra architettura e arredo si dissolve diventando un’opera corale: gli elementi tipici appartenenti all’architettura del paesaggio, come i gradoni, le nicchie e la fontana, dialogano infatti con quelli dell’interior design, tra cui gli scrittoi, le teche in legno e vetro e le boiserie di legno.

Una nuova modalità di percepire lo spazio

L’allestimento ideato per il FuoriSalone 2022 si articola attorno alla relazione che viene a crearsi tra le parti architettoniche originali, progettate da Ulrich, e l’intervento della designer. Celando ogni interferenza decorativa attraverso l’uso di oggetti specchiati che celebrano in maniera ironica e allo stesso tempo magica la natura (letteralmente) del luogo, si ottiene una convivenza di materia e contenuti, suggerendo una nuova modalità di percepire e di fruire dello spazio.

Ecosistema di un interno, in dialogo con l’esterno

L’installazione si snoda attraverso uno spazio di ampio respiro, come la sala di ingresso, fino a luoghi più intimi e raccolti come la saletta della fontana. Il tutto a suggerire una nuova idea di verde, urbanamente domestica. Un manifesto che narra di una vita ibrida tra interno ed esterno, tra pubblico e privato.