Nello studio di progettazione multidisciplinare romano è in corso una ricerca tipologica che mira a individuare nuove modalità di vivere il mare e la barca. Una filosofia che lega in maniera profonda tutti i più recenti progetti e in modo sempre diverso

“La continua ricerca di soluzioni nuove, la sperimentazione di scenari diversi è qualcosa che per noi è incredibilmente stimolante. Indagare nuovi territori significa incoraggiare la creatività mettendosi costantemente alla prova”. Bernardo e Martina Zuccon sono da tempo impegnati nello studio e applicazione di nuove tipologie abitative in campo yachting che spesso “contaminano” con la loro esperienza anche il campo residenziale. Fratello e sorella, entrambi architetti, sono al timone di Zuccon International Project, lo studio di architettura e di design industriale multidisciplinare fondato nel 1972 dai genitori Gianni Zuccon e da sua moglie Paola Galeazzi; nomi che pesano nello yacht design. “Oggi si parla molto di home design legato alla nautica, ma è importante non perdere di vista l’aspetto funzionale dell’oggetto: la sua navigabilità. Questi sono solo alcuni degli aspetti che rendono il lavoro di noi designer del mare diverso da quello dei nostri colleghi di terra, spiega Bernardo Zuccon, “La barca non è un’architettura statica e chiaramene i suoi interni si devono adattare ai movimenti naturali in modo da non compromettere la funzionalità degli ambienti. Che si tratti di yacht o superyacht, ogni progetto per noi è un contenitore di vita che non deve cambiare nei suoi spazi e nelle sue funzioni; questi semplicemente si trasformano per riadattarsi a dimensioni ed ergonomie differenti, senza costringere chi vivrà la barca ad accettare rinunce”.

Nuovi scenari dell’abitare di bordo, quindi, che lo studio romano sta conducendo in particolare con il cantiere Sanlorenzo, con il quale collabora dal 2016. “Alloy rappresenta un primo esempio di come questa esplorazione si traduce in nuovi linguaggi per permettere all'uomo di vivere meglio: gli spazi interni infatti sono il risultato di una profonda alterazione del tradizionale impianto distribuivo, a partire dalla cabina armatoriale, pensata come un loft che si sviluppa su tre diversi livelli. Sull’SX 112 gli ambienti creati per valorizzare al massimo l’esperienza di vivere il mare. “Infatti qui le barriere cadono e la barca si apre letteralmente al mare ed entra in relazione con il contesto marino”.

Diverso l’approccio sull’SD118: lo studio romano sceglie di applicare il concetto di asimmetria, percorso iniziato con la linea SL e già inserito anche sull’SD96, e riesce così ad avvicinare al mare il ponte più lontano, l’upper deck, creando una totale connessione tra interni ed esterni. Concetto di asimmetria che prosegue anche sull’SL120, ammiraglia della gamma planante di Sanlorenzo, dove è rielaborata in funzione della fruibilità degli spazi, nell’ampia cabina armatoriale wide body, nella zona esterna di poppa e nel salone in continuità con l’esterno. Tema chiave di X-Space è invece la flessibilità: qui le cifre stilistiche delle navette e l’approccio quasi romantico alla nautica convivono con quelle degli explorer yacht, che esprimono forza e solidità.