L’estetica dolce e colorata delle interfacce digitali plasma sempre di più il paesaggio fluido del nuovo ambiente di lavoro, diffranto tra casa e hotel, contesto urbano e naturale

Nella nostra società tardo-capitalistica il livello di libertà di scelta individuale e, con riferimento allo specifico ambito di mercato, di customizzazione dei prodotti e dei servizi ha raggiunto un livello tale da mettere i singoli utenti/clienti in una condizione di continua scelta, sia rispetto al bene da acquistare sia, una volta acquistato, rispetto alle sue insistenti richieste di personalizzazione alle quali sottostare. Di fronte a questa situazione ciascuno di noi sta diventando, per necessità o per virtù, in qualche modo 'manager di sé stesso', dal momento che siamo costantemente chiamati a prendere decisioni su qualsiasi aspetto della nostra vita, dal colore dei capelli al film da vedere su Netflix, dalle richieste di contatto sui social alla composizione del panino da farci recapitare a casa: tutte cose che, per la pressante insistenza con cui reclamano la nostra attenzione, sollecitano il dispiegamento di una vera e propria 'gestione strategica' del quotidiano.

Soprattutto la diffusione dei dispositivi digitali ha dato grande impulso a questa estrema flessibilità, non solo nelle scelte di consumo ma anche nel modo di organizzare la vita, permettendo e anzi incentivando il lavoro da remoto (fondamentale durante il lockdown) che ha portato alla fusione del tempo di lavoro con il tempo dello svago, confluiti in un flusso continuo multisfaccettato e multitasking (facciamo sempre almeno due cose alla volta, e quasi sempre una delle due è guardare il telefono). Ciò da un lato rappresenta un nuovo fronte di libertà, ma dall’altro comporta anche la responsabilità, che ricade tutta sul piano individuale, di dover gestire i propri spazi e tempi in maniera autonoma e decisionale: il tempo liquefatto a livello sociale ha bisogno di essere ristrutturato a livello individuale, gli spazi 'sfusi' hanno bisogno di venire scontornati dalle strategie d’azione del singolo, per poter essere vissuti e non subiti.

Tale evoluzione nei modi di vita trova un evidente riscontro nella recente tendenza del “workation” (da “work”, lavoro, e “vacation”, vacanza), ovvero il lavoro in remoto svolto da un luogo di villeggiatura, situazione inedita per la maggior parte delle persone (ma non per i manager) che richiede nuove infrastrutture granulari del quotidiano, vale a dire nuovi sistemi di oggetti e nuovi arredi che integrino l’uso libero all’uso professionale. Sul piano estetico ciò si traduce nel trasferimento nell’arredo da ufficio dei codici visivi derivati dalle interfacce grafiche, fenomeno che già aveva interessato la dimensione domestica e ora si allarga a quella professionale. Le interfacce dei dispositivi digitali ci hanno infatti abituato all’idea che un oggetto, per essere preso in considerazione, non ha più bisogno di “fare la faccia seria” (come nel modernismo tech), ma può avere anzi il volto semplice e colorato di un giocattolo.

È questa nuova aspettativa estetica che informa gli arredi da ufficio di recente concezione, come il tavolo Elinor disegnato da Claudio Bellini per Pedrali o il pannello fonoassorbente Foresty che lo stesso Bellini ha progettato per Fursys. Indossa finiture di derivazione grafico-ludica, ma usate per ricamare un telaio razionalista, anche il sistema di partizioni interne mobili Wallsystem disegnato da Paolo Pampanoni per Manerba, mentre la seduta intelligente Key Smart di Alegre Design per Kastel risulta perfetta per il territorio ibrido del lavoro post-pandemico, grazie all’ampia varietà di configurazioni che si integrano tanto nella casa, dove è prioritario l’aspetto decorativo, quanto in ufficio, dove l’attenzione principale viene posta sugli aspetti ergonomici.

Da sottolineare altresì come, del dispositivo digitale, il nuovo ufficio agile riprenda non solo l’estetica ma anche la vocazione smart. È quanto avviene con la piattaforma intelligente Gaia di Actiu, che tramite l’installazione di appositi sensori negli elementi d’arredo facilita la raccolta dati e la loro trasmissione in cloud, per essere elaborati e fornire una conoscenza approfondita di come vengono utilizzati gli spazi del lavoro, sia nell’ottica di una corretta gestione dell’ambiente professionale (a casa o in ufficio) sia per garantire il distanziamento sociale, tramite il monitoraggio della temperatura della stanza, il livello di umidità, di luce e di anidride carbonica. La stessa Actiu realizza arredi da ufficio rivestiti in tessuti speciali che abbattono la carica virale. Il tema, divenuto centrale, della sanificazione, è lo stesso da cui nasce anche la maniglia NoHand di Manital su progetto di Mario Mazzer e Giovanni Crosera, che permette di aprire la porta con il gomito, evitando di appoggiare le mani su una superficie potenzialmente (e probabilmente) contaminata da virus e batteri.

Questa attenzione agli aspetti sanitari assume, in effetti, particolare rilievo nella nuova condizione fluida della vacanza/lavoro ovvero del lavoro da remoto/in presenza, trattandosi di un’esperienza che consiste essa stessa in un flusso di “droplet”, ovviamente metaforici, che l’utente attraversa nell’arco della giornata, rispondendo alle diverse task ovunque si trovi. E nella misura in cui parlare di temi sanitari vuol dire parlare di sostenibilità (epidemie ed eventi climatici estremi sono entrambi collegati al riscaldamento globale), anche questa risulta essere un aspetto imprescindibile nella definizione di un ambiente in linea con la sensibilità, oltre che le necessità, dell’utente post-pandemico. Lo si vede nei pannelli divisori ricoperti di muschio G-Desk di Alain Gilles per Green Mood, che alle ottime proprietà fonoassorbenti uniscono il benessere fisiologico e psicologico dato dalla vicinanza dell’elemento naturale, e nel sistema di pannelli acustici Foresta prodotto da Mogu, che si pone l’obiettivo di riportare la natura negli spazi abitati.

La stessa linea di continuità che unisce l’ufficio agile alla narrativa della sostenibilità trova una coerente applicazione nello showroom che lo studio Note Design ha progettato per Tarkett a Stoccolma, luogo di incontri ed eventi e soprattutto manifesto fisico dell’economia circolare, che incorpora lo stesso codice estetico dell’ufficio toy. Segno di una necessità espressiva così sentita da estendersi anche a prodotti che, come le sedute Stay di Lost & Found, pur non essendo stati pensati per l’ufficio risultano perfettamente integrabili tanto nell’ambiente di lavoro quanto in quello personale, e persino naturale. Esempio chiaro di come le estetiche del progetto, ancorché porsi in termini mutamente esclusivi nelle diverse situazioni d’uso, rispecchiano sempre più il flusso 'inclusivo' della vita liquida contemporanea.