Con “Nuovi scenari abitativi. Indoor e outdoor per un design oltre i confini” il corso di Design III dell’Accademia IUAD, in collaborazione con Acquapazza design, ha avuto modo di sperimentare il processo creativo e produttivo in azienda

Sin dalla sua nascita negli anni Sessanta, l’Accademia IUAD si contraddistingue per via della metodologia didattica applicata, nonché per la costante sperimentazione che mette a disposizione dei propri iscritti.

I programmi didattici della scuola si compongono di un equilibrato mix tra lezioni frontali (30%) e applicazione pratica (70%), orientati a costruire competenze mirate per leggere i bisogni e i comportamenti degli utenti, gli aspetti sociali ed ergonomici, per progettare soluzioni in linea con l’uso degli spazi e il lifestyle delle persone che li vivono.

Accademia IUAD: un laboratorio aperto

L’obiettivo primario di IUAD è dunque quello di preparare gli studenti a immergersi nel mondo del lavoro da professionisti, e lo fa concretamente per mezzo di piani di studio avanzati, creati in collaborazione con le aziende, e a partire dalle esigenze del mercato.

Non limitandosi inoltre al tradizionale ciclo di studi, ma affiancando il neo laureato anche dopo la conclusione del ciclo di studi.

In questo senso, le iniziative proposte sono pensate per coinvolgere in prima persona – e dunque sperimentare ciò che altrimenti si limiterebbe a essere mera teoria – gli studenti.

In particolare in questo articolo approfondiremo un progetto perseguito con gli iscritti del corso triennale Design e Architettura degli Interni, tra laboratori, workshop e visite aziendali.

Quando una visita sul campo stimola il progetto

Il progetto Nuovi scenari abitativi. Indoor e outdoor per un design oltre i confini ha preso vita grazie alla collaborazione tra il corso di Design III dell’Accademia IUAD e il brand Acquapazza design di Bruna Buglione, realtà campana e made in Italy.

Gli studenti sono stati protagonisti di una visita didattica tenutasi presso l’azienda produttrice di linee per l’arredo bagno in Corian, dove hanno avuto modo di vivere in prima persona i luoghi e i processi di lavorazione e produzione di questo materiale innovativo e performante, scoprendone da vicino i molteplici utilizzi.

L’obiettivo dell’attività è stato quello di stimolare gli studenti a proporre a loro volta nuovi scenari di vendita, destinati a prodotti versatili in grado di rispondere sia all’arredo di spazi interni che esterni.

Tra i numerosi ambiti indagati si è posta una particolare attenzione alla progettazione di elementi di arredo per lo spazio bambini, in grado non solo di esaltare le caratteristiche tecniche ed estetiche del Corian ma anche di creare con i piccoli fruitori una interazione di gioco.

Tutti i prodotti non sono stati progettati come singolo elemento ma come una linea di arredi in grado di rispondere alle differenti esigenze del cliente.

A seguire, alcuni progetti realizzati dagli studenti, che verranno presentati all’azienda.

Curvy way for playing

La studentessa Miriam Prete ha proposto il progetto Curvy way for playing, un sistema di sedute in Corian per l’esterno, costituito da differenti elementi in grado di creare configurazioni personalizzabili.

Curvy Way crea nuovi scenari per l’outdoor proponendo un arredo che integri la panchina al gioco.

Li.NO

La studentessa Viviana Giordano ha ideato invece il progetto Li.NO, parte di una linea di arredi progettati per la scuola dell’infanzia in grado di assumere differenti configurazioni.

Grazie all’utilizzo di incastri ed elementi accessori in legno e metallo la linea Not Ordinary si adatta alle esigenze che di volta in volta si presentano negli ambienti didattici.

Per la linea sono stati progettati oltre ai contenitori anche un banco e una seduta per bambini dai 3 ai 5 anni.

D’un trou Table apéro

Il terzo progetto è stato elaborato dalla studentessa Sabina Anna Califano, che ha pensato a una linea nata dall'unione di due concetti: la convivialità e il piacere di mangiare insieme.

In quest’ottica, ''cum+panis'' (compagno) e ''cum+vivere'' (convivio) si uniscono per dare vita ad un tavolino porta vivande che grazie alla rotazione di un piano rende il prodotto alla portata di tutti i commensali.

D'un trou è maneggevole, trasportabile e presenta una ‘punta’ terminale che gli consente di essere fissato nella sabbia o nel terreno.