Le recenti evoluzioni dei linguaggi funzionali mostrano una inedita 'curvatura' ornamentale, fedele all’originaria ispirazione minimalista ma elegantemente orientata verso una nuova sottigliezza estetica

Non entri alcuno che non sappia di geometria”, recitava il motto posto all’entrata dell’Accademia di Platone, secondo il quale la geometria era propedeutica alla comprensione della sua dottrina delle idee. Per Platone infatti ogni ente empirico, cioè accessibile ai sensi, viene prodotto a partire dal suo prototipo astratto universale, l’“idea”, una sorta di stampo che modella tutte le occorrenze materiali di una determinata cosa. Il sapere geometrico rappresentava, in tal senso, “la conoscenza di ciò che esiste eternamente, non di qualche cosa che viene a essere in qualche momento e poi cessa di esistere”.

Cultura occidentale e pensiero razionale

Questo concetto di ordine geometrico come principio ordinatore del mondo fisico è stato uno dei pilastri, se non la vera e propria spina dorsale, dell’intera cultura occidentale, che ne ha informato lo sviluppo del pensiero razionale attraverso i secoli fino a confluire nel concetto moderno di design, maturato all’epoca in cui l’avvento della società industriale rese necessario mettere a un punto un’estetica di prodotto altra rispetto alla tradizionale estetica ornamentale delle arti applicate. Come è noto, infatti, questa nuova via formale venne definita tramite l’applicazione dell’ordine geometrico-razionale alla formulazione dell’oggetto d’uso, ripulito da ogni ‘sovrastruttura’ decorativa e ricondotto alla sua essenza funzionale.

Linguaggio e morfologia delle parole

Non è un caso che in quello stesso luogo e tempo (siamo in area austro-germanica all’inizio del secolo scorso) un altro gigante della filosofia, Ludwig Wittgenstein, stesse procedendo a un analogo lavoro di pulizia del linguaggio verbale mettendone in luce la struttura logica, che sorgeva in primo piano una volta rimossa la variegata morfologia delle parole (lo stesso Wittgenstein, quando si dedicò al design delle finiture per la casa della sorella Margaret, su progetto del loosiano Paul Engelmann, adottò una linea rigorosamente funzionalista). Nonostante la correttezza dei principi su cui si basa, quella del modernismo è una concezione sostanzialmente ‘divulgativa’ del pensiero razionale. Concezione che, già allora (siamo sempre in area austro-germanica a inizio secolo), subiva una radicale revisione ad opera di Albert Einstein.

Una geometria a curvatura variabile

La teoria della relatività generale avrebbe infatti stravolto la visione dell’universo, non rinnegando ma superando l’idea ‘piatta’ di razionalità in favore di una descrizione incredibilmente elegante della gravità, vista come distorsione della geometria quadrimensionale dello spazio-tempo, una geometria, cioè, non più ortogonale come quella di Euclide, ma ‘a curvatura’ variabile secondo la visione del matematico Hermann Minkowski (il cui calcolo tensoriale fu decisivo per permettere ad Einstein di dotare la sua teoria di una solida impalcatura matematica).

Traiettorie non più solo ortogonali

Oggi, dopo decenni in cui la cultura del design ha fatto riferimento al razionalismo sempre secondo la visione euclidea, sta emergendo un nuovo “razionalismo non euclideo” in cui la grammatica del prodotto, definita a partire dagli elementi tipici della tradizione funzionalista, viene ‘curvata’ lungo traiettorie non più (solo) ortogonali.

Segni ornamentali

Si tratta di uno sviluppo del tutto peculiare, specifico del nostro tempo, esemplificato da oggetti come la lampada fonoassorbente U-light di Timo Ripatti per Axolight o Console di Clémence Birot, in cui il disegno, pur scorrendo lungo le direttrici del razionalismo storico, le distorce verso una direzione ornamentale. Questo nuovo razionalismo decorativo - derivato non più dal rifiuto dell’ornamento ma dalla curvatura “relativistica” della sua stessa geometria strutturale, che viene trasfigurata in un segno ornamentale - risponde a una diffusa domanda di grazia formale post-materiale, resa tanto più urgente dai tanti processi in atto di virtualizzazione del prodotto. Sorgono così progetti come le lampade a sospensione Stile di Formidable Studio per Foris e lo specchio Vitruvio di García Cumini per Agape, la cui struttura sembra derivata dalla sublimazione, nel corpo dell’oggetto, di concetti geometrici che trascendono l’ordinarietà tridimensionale.

Segno ideale e corpo materiale

Interessante anche il distillato formale di sedute come Triangle di Nazara Lázaro e Brutal (nome curioso, vista la sua pulizia lineare) dello studio portoghese Project 213A. Mentre il tavolino Muhly di Laun e il cabinet Hidalgo disegnato da Driade Lab per Driade evidenziano un attento gioco di dislocazione fra segno “ideale” e corpo materiale dell’oggetto, ad illustrare una concezione meno idealista e più scafata di pensiero razionale applicato al design.