Un enorme database di tutti i materiali, per realizzare costruzioni da smontare e rimontare senza estrarre nuove risorse. Lo hanno inventato un architetto e un’imprenditrice olandesi, che qui spiegano come nei loro progetti mettono in pratica la circolarità vera

Per capire come è una vera architettura circolare, bisogna arrivare qui, in una riserva naturale a Driebergen-Rijsenburg, Paesi Bassi, dove una visione di sviluppo etico e sostenibile ha saldato, in un progetto solo, edilizia e design, comfort e finanza. È la nuova sede, costruita in legno e vetro, della banca etica olandese Triodos. Un’architettura assemblata come una combinazione di materiali smontabili e rimontabili che nella forma evoca le traiettorie del volo dei pipistrelli e annulla il confine tra interno ed esterno grazie alle landscape room proiettate sul verde. Un progetto che porta la firma di Rau Architects. E non poteva essere altrimenti, visto che l’anima dello studio, Thomas Rau, è anche il co-ideatore del sistema Turntoo (dal nome della società di consulenza fondata con la moglie, Sabine Oberhuber) e, nel 2017, del Madaster, il binomio che potrebbe cambiare il corso dell’edilizia rendendola pienamente ecologica, secondo un approccio che si candida a rimediare ai disastri ambientali dell’obsolescenza di qualsiasi tipo di manufatto, dalle case agli smartphone.

Circolarità non vuol dire solo saper reimpiegare gli scarti, ma produrre in modo che i materiali siano riutilizzabili con un impatto minimo."

Al centro del metodo Turntoo c’è il passaporto che reca impresso ogni singolo materiale usato per assemblare la ‘cattedrale circolare’ di Driebergen-Rijsenburg (e numerosi altri progetti in tutto il mondo): un documento di serie per catalogare i materiali impiegati, in modo che in futuro anche il minimo brandello non diventi rifiuto ma sia reimpiegabile. Perché nella visione di Rau e Oberhuber, “i rifiuti sono materiali senza (ancora) un’identità”. Dar loro un’identità, vuol dire assegnare quel riconoscimento giuridico (ed economico) che può trasformarli in risorse. Per questo, hanno cofondato Madaster, il catasto dei materiali, come hanno battezzato la loro creatura. Su di essa hanno deciso di scommettere già tante realtà nel mondo: “Centinaia di clienti”, spiegano “hanno registrato in totale oltre duemila fabbricati per 7,5 milioni di metri quadrati edificati. Con il database Madaster sono state catalogate costruzioni nei Paesi Bassi, in Svizzera, Germania, Norvegia, Regno Unito, Finlandia, Spagna, Belgio, Taiwan”. Non ci sono al momento progetti in cantiere in Italia, dove non si è ancora fatto avanti nessuno disponibile a mettere su quella che Rau, Oberhuber e il direttore di Madaster, Pablo van den Bosch, chiamano “coalizione di volenterosi”, ovvero una compagine di attori locali, supportata dal team olandese, che credano nell’idea e la sviluppino fino in fondo, con la giusta tenacia che occorre a una scommessa simile.

Madaster è una piattaforma online che genera in automatico il passaporto dei materiali. “L’intuizione è arrivata pensando a una enorme biblioteca di materiali. Lavorare con questo metodo nell’edilizia vuol dire poter inventariare i materiali in anticipo, rendendo possibile a progettisti e costruttori di adattare le proprie tecniche in modo da costruire un intero edificio smontabile. In questo modo si evitano gli sprechi e le costruzioni sono recuperate e reinserite in un nuovo processo produttivo senza perdere valore. Se ho un progetto definito e lo immetto nel database, il software lo codifica e restituisce l’elenco dei materiali necessari”. Per questo, la Triodos Bank è un edificio smontabile e ricostruibile di cui si conosce il numero esatto perfino delle viti, 165.312, tutte pronte per essere svitate e riusate tra anni per altri progetti.

Il primo edificio realizzato catalogando i materiali tramite passaporto è stato, nel 2011, un piccolo municipio nei Paesi Bassi. All’epoca, il database era un semplice foglio Excel, nulla di così sofisticato rispetto ai livelli di complessità raggiunti in seguito dal Madaster. Eppure, bastò quell’intuizione poco più che abbozzata per attirare, tra le altre cose, anche l’attenzione di Google, con il gigante di Mountain View che volle saperne di più del know-how olandese. Da allora il Madaster è diventato strumento ufficiale del report The Building Passport a cura della Global Alliance for Building and Construction, coordinata dal Programma dell’Onu per l’ambiente. Rau e Oberhuber hanno raccontato la loro filosofia e il loro know-how in un libro, Material Matters (pubblicato in Italia da Edizioni Ambiente) che sta facendo scuola.

Al centro del metodo Turntoo c’è il passaporto che reca impresso ogni singolo materiale usato per assemblare la ‘cattedrale circolare’ di Driebergen-Rijsenburg (e numerosi altri progetti in tutto il mondo): un documento di serie per catalogare i materiali impiegati, in modo che in futuro anche il minimo brandello non diventi rifiuto ma sia reimpiegabile."

E in Italia? In attesa di vedersi affacciare anche da noi una “coalizione dei volenterosi”, prova a tirare le somme Nicola Semeraro, presidente del consorzio Rilegno, capofila di una realtà virtuosa che ogni anno mette a sistema quasi due milioni di tonnellate di legno da riuso, con una percentuale di riciclo degli imballaggi che arriva al 63 per cento, tra le più alte in Europa e ben oltre il target fissato dalla Ue (il 30 per cento) per il 2030. Una realtà, insomma, che è quanto mai vicina alla circolarità piena: “Pur senza arrivare alla filosofia del Matasto (Madaster), sicuramente apprezzabile ma che richiederebbe uno sforzo di sistema enorme e una capacità del settore pubblico di sviluppare questa progettualità, con Rilegno percorriamo da tempo una strada che ci ha portati molto lontano: le nostre aziende sono tra le migliori al mondo a ripulire il legno di scarto trasformandolo in un materiale quasi vergine per l’architettura e il design. E questo succede anche perché lavoriamo da anni sulla prevenzione. Circolarità non vuol dire solo saper reimpiegare gli scarti, ma produrre in modo che i materiali siano riutilizzabili con un impatto minimo. Per questo il nostro Report annuale parte sempre dalla prevenzione: non c’è circolarità senza la cura nel progettare oggi in modo che tutto sia riutilizzabile domani. Un metodo che permette alla cassetta di arance di diventare un’anta della cucina di alta gamma e che, secondo una ricerca del Politecnico di Milano, genera un impatto economico di circa 1,4 miliardi di euro (che salgono a circa 2 miliardi considerando, oltre al recupero e riciclo, anche il riutilizzo), seimila posti di lavoro e soprattutto un risparmio nel consumo di CO2 pari a quasi un milione di tonnellate”.