Sawaya & Moroni apre il nuovo showroom nel cuore di Milano: una finestra sui loro prodotti che diventa un luogo di racconti. E rappresenta una pagina di una storia ancora tutta da scrivere

Subito dietro Cordusio, tra piazza Scala e la Galleria Vittorio Emanuele, dove una serie di piccole vie si intrecciano delineando un percorso alla scoperta dei palazzi più belli di Milano, sorge Palazzo Cusi, un edificio dei primi del Novecento costruito dalla stessa famiglia che ha contribuito a diffondere l’eccellenza della gioielleria italiana in tutto il mondo. Il palazzo sorge all’incrocio di due strade e proprio qui, in via Clerici 1, si trova il nuovo showroom di Sawaya & Moroni, che si estende da un lato con cinque vetrine e dall’altro con quattro. L’ingresso si trova proprio sull’angolo arrotondato dell’edificio: un invito a entrare per scoprire le collezioni di questo brand che, dalla sua fondazione, ha avuto un ruolo pionieristico nel presentare architetti e designer italiani e stranieri – innovatori nella ricerca e nella sperimentazione – e che oggi prosegue la sua evoluzione producendo arredi e oggetti con una forte e precisa identità.

“Qui, prima di noi, c’era lo storico Bar Victoria”, racconta William Sawaya. “All’interno, lo spazio era stato pensato per creare tanti angoli e situazioni che invitavano alla degustazione di bevande in un ambiente dalla suggestione notturna; quindi per noi era completamente da rivoluzionare. Però, considerando il suo volume con la moltitudine di vetrine, ne abbiamo immediatamente compreso le grandi potenzialità. Me ne sono innamorato subito: a volte capita così, che il luogo in qualche modo ti parli. Ne avevamo visti tanti di spazi, ma le vibrazioni positive di questo mi hanno colpito e convinto: era il posto per noi”. “Io invece ero inizialmente un po’ perplesso, ma oggi sono molto felice della scelta. Questo luogo mi trasmette una nuova energia”, aggiunge Paolo Moroni.

“Per prima cosa abbiamo demolito, spogliato e tolto tutto quello che si poteva togliere, recuperando il volume originale”, spiega l’architetto William Sawaya, che con Sawaya & Moroni Architects si è occupato del progetto di ristrutturazione. Il piano che presentava più problemi ed era più difficile da gestire era quello inferiore: vi si accedeva per mezzo di una scala secondaria, minuscola e stretta, che portava alla cucina e a una serie di servizi per i dipendenti. “Quando siamo scesi, la situazione appariva francamente difficile. Per prima cosa abbiamo voluto enfatizzare il passaggio tra i due piani realizzando una scala quasi monumentale, di colore intenso, sottolineata da due lampadari di forte impatto: i Vortexx firmati dall’indimenticabile Zaha Hadid. Eliminando poi tutte le suddivisioni dello spazio, la cucina e quintali di macerie provenienti da quello che era stato fatto nel bar, abbiamo potuto riportare alla luce i pavimenti originali con marmi alla palladiana che giacevano coperti da uno strato di cemento di 30 centimetri, realizzato per creare una piattaforma per la cucina. E finalmente si sono liberate e sono tornate al loro splendore le due porte blindate di accesso al caveau di un’antica banca, fabbricate dallo storico artigiano delle casseforti di Milano, Enrico Fumeo, nel 1921”, racconta William Sawaya.

Varcato l’ingresso dello spazio, ci accoglie un’esposizione di arredi iconici che ripercorre la storia del brand: sfilano sulle pedane bianche i pezzi più significativi di ogni decade dal 1984 fino a oggi. “Non è una semplice esposizione, è un racconto, attraverso concetti e sperimentazioni, di tutto quello che abbiamo fatto negli anni, degli architetti e dei designer che ci hanno affiancato in questo percorso, quali Michael Graves, Charles Jencks, Oswald Mathias Ungers, Kazuo Shinohara, Adolfo Natalini, Toni Cordero, Luigi Serafini, Ron Arad, Borek Sipek, Platt + Young, Toshiyuki Kita, Matt Sindall, Setsu & Shinobu Ito, Jean Nouvel, Michael Young, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Jakob+MacFarlane, Dominique Perrault, David Adjaye, Ma Yansong di Mad Architects, Snøhetta e altri”, spiega Paolo Moroni.

Sawaya & Moroni, tra i primi a dichiararsi “editori di design”, non hanno mai voluto essere un’industria del design, per potere interpretare liberamente i molteplici concetti degli autori di varia provenienza e bagaglio culturale, senza badare tanto a cos’è industriale e cos’è artigianale. Una produzione libera da ogni etichetta. Infatti, alcuni prodotti possono essere realizzati parzialmente o interamente a mano, entrando a far parte, nel secondo caso, della collezione Limited Edition. Queste collezioni esclusive che raccontano i virtuosismi di una sapiente lavorazione artigianale unita a materiali sofisticati, come la Z-Chair di Zaha Hadid, la 4 Olga di William Sawaya, la Chromosome di Platt + Young o gli oggetti scultorei della linea Handmade Sterling Silver Collection, ben custoditi nel caveau dietro le due porte blindate al piano inferiore, affiancano così i pezzi delle collezioni concepite per la produzione Sawaya & Moroni. Pezzi da provare, toccare o solo ammirare: come quelli in materiale acrilico, esibiti nelle prime vetrine, firmati da Ingrid Gossner, che riflettono un arcobaleno di colori, accostati alle iconiche Acrylic Bowl firmate da Zaha Hadid, dalle tonalità intense, o ai secchi da champagne di Jean Nouvel.

L’idea di questo spazio è cresciuta dentro di me lavorandoci e vedendolo prendere forma. Se siamo venuti qui ci sarà un perché: il nostro showroom, fin dagli anni Ottanta, era quello in via Manzoni, ma le situazioni si evolvono e via Manzoni sta cambiando rapidamente, forse non in meglio; molti showroom hanno traslocato altrove e sempre più bar o quick food prendono il posto di brand più o meno famosi. Se a ciò aggiungiamo il nostro desiderio di un rinnovamento, allora tutto torna. Questo però non sarà uno spazio solo rappresentativo e formale: qui, a seconda dei periodi, metteremo in scena dei racconti. L'energia nuova che sento, e che il luogo mi trasmette, ci porterà a fare cose diverse per il futuro”, sottolinea Paolo Moroni.

Uno spazio dinamico, dunque, in continua evoluzione, che per il FuoriSalone di settembre si è trasformato facendo sfilare i pezzi neonati dell’ultima collezione accanto a quelli storici. Dal tavolo GU di Ma Yansong alla sedia Super Canteen di Michael Young, alle sedute Diapason disegnate da William Sawaya. Collezioni che rappresentano il consolidamento della filosofia di Sawaya & Moroni, come spiega Paolo Moroni: “Questo periodo di lockdown ci ha confermato che le scelte più rigorose sono sempre portatrici di valori e allo stesso tempo offrono alla nuova generazione la possibilità di sognare”.

Progetto d’interni Sawaya & Moroni Architects Milano - Progetto illuminotecnico Herbert Resch per Zumtobel - Foto di Santi Caleca