Nell’immaginario comune, il Sud Est asiatico esprime una ricca cultura artigianale, spesso sbrigativamente relegata nella vaga galassia estetica dell’etnico.

Da Singapore arriva una storia progettuale che, con la chiave di lettura del gioco e della leggerezza, interpreta il dinamismo della realtà imprenditoriale, sociale ed estetico dell’area, tutt’altro che scontato.

PlayPlay è il nome di una collezione di mobili ‘Brave, bold and flavourful’, come amano definirla i suoi autori, il duo Lanzavecchia + Wai, che segna il passaggio da distributore a produttore di Journey East, da 20 anni rivenditore e select shop di mobili vintage e di legno riciclato con negozi a Singapore e in Indonesia.

“Il Dna di Journey East è leggero e giocoso, così come il contesto produttivo Indonesiano in cui è nata la collezione” spiega Francesca Lanzavecchia “fin da subito ci siamo impegnati a definire un nuovo vocabolario per il marchio, ricercando materiali, forme e colori che affermassero con forza l’essenza del ‘Proudly made in South East Asia’ e piacessero ai giovani new-house owners di Singapore”.

Tutti gli elementi di PlayPlay sono disegnati con un twist a volte visivo a volte funzionale: il mobile Accordion osservato da prospettive differenti svela nature cromatiche e materiche diverse, Bazaar nasce dall’unione di una scrivania e una libreria, Pong è un dining & ping pong table, i coffee table (Hamburger), sono pronti a essere utilizzati come vassoi o a raddoppiare la superficie di appoggio quando arrivano ospiti.

“Come materiale principale abbiamo utilizzato il mogano Indonesiano, accoppiando questo legno autoctono e il suo colore caldo ai colori di spezie frutti e tessuti locali”.

L’approccio seriamente ludico è parte della cifra progettuale dello studio: “Per noi il gioco è fondamentale, ci riporta alla dimensione in cui siamo più veri, una dimensione di leggerezza che non è frivolezza. Pensiamo che ogni nostro progetto debba meritarsi di esistere ed esprimere umanità: vogliamo riportarla nella vita di ogni giorno”.

Testo di Katrin Kosseta